Violenza di genere, Italia ancora lontana dall’uguaglianza reale

Violenza di genere, Italia ancora lontana dall’uguaglianza reale

Disuguaglianze radicate frenano prevenzione e cambiamento culturale

Il fenomeno della violenza di genere continua a rappresentare uno specchio impietoso della società italiana. Non si tratta di episodi isolati né di figure “mostruose” estranee alla quotidianità, ma del prodotto di una cultura patriarcale che permea linguaggio, relazioni e dinamiche sociali. La difficoltà a riconoscere l’aggressore come parte della comunità – un collega, un vicino, un familiare – contribuisce a spostare la responsabilità, indebolendo la consapevolezza collettiva e individuale.

Secondo l’Osservatorio Non Una Di Meno, dall’inizio dell’anno si contano 76 femminicidi. Un dato che si intreccia con la persistenza di stereotipi e squilibri di potere che limitano la libertà delle donne in casa, sul lavoro, nei trasporti e negli spazi digitali. La violenza economica rimane sottovalutata: un uomo su tre la giustifica, mentre metà dei giovani maschi delle nuove generazioni la considera accettabile. Il 51% degli uomini gestisce autonomamente le finanze domestiche, contro il 38% delle donne.

Il lavoro di cura grava ancora in modo sproporzionato: il 41% delle madri si occupa da sola dei figli, a fronte del 10% dei padri. La paura negli spazi pubblici è dichiarata dal 52% delle donne, con percentuali più alte tra le più giovani.

Il report “Perché non accada”, curato da ActionAid, Osservatorio di Pavia e 2B Research, evidenzia come stereotipi e disuguaglianze siano radicati e diffusi. La ricerca sottolinea l’urgenza di un cambiamento culturale che vada oltre la ritualità del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Sul piano istituzionale, il Governo continua a privilegiare approcci punitivi e securitari. Mancano interventi strutturali di prevenzione primaria, finanziamenti adeguati ai centri antiviolenza e una rete territoriale capace di sostenere chi denuncia. L’EIGE ha assegnato all’Italia un punteggio del 41,1%, ben al di sotto della media europea.

Il divario nel mercato del lavoro resta evidente: stipendi femminili inferiori del 29% rispetto a quelli maschili, occupazioni precarie e part-time involontari che diventano strumenti di flessibilità distorta. I dati Inps 2024 confermano la forbice salariale: 19.833 euro per le donne contro 27.967 per gli uomini.

Sul fronte legislativo, la Camera ha approvato una proposta di legge che introduce la nozione di “consenso libero e attuale” nel reato di violenza sessuale, in linea con la Convenzione di Istanbul. Un passo avanti, ma insufficiente.

La sfida resta quella di incidere sulle cause profonde: educazione inclusiva, formazione consapevole, infrastrutture sociali reattive e politiche di genere realmente trasformative. Solo così i numeri delle vittime potranno diventare leva di cambiamento e non mera statistica.

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