Tensione globale cresce mentre forze navali convergono
Gli Stati Uniti si preparano alla guerra con l’Iran e dispiegano aerei e navi in massa. La mobilitazione militare verso il Golfo Persico accelera. Washington concentra mezzi e uomini in una delle più vaste operazioni degli ultimi anni nella regione. L’ipotesi di un attacco prende forma, mentre la Casa Bianca mantiene formalmente aperta ogni opzione.
Secondo fonti statunitensi, un intervento potrebbe scattare nel fine settimana. Tuttavia la decisione politica non è stata annunciata. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha ribadito che l’opzione militare resta sul tavolo e che esistono “molte ragioni” per valutarla. Il confronto sul programma nucleare e missilistico di Teheran appare in stallo. Se il dialogo fallisse, la via delle armi diventerebbe concreta.
Flotta imponente verso il Golfo Persico
Il presidente Donald Trump ha definito il dispositivo navale “un’imponente armada”. In prima linea la portaerei USS Abraham Lincoln, affiancata da tre unità dotate di missili da crociera Tomahawk a lungo raggio. Gli stessi vettori sono stati impiegati nel giugno 2025 contro siti nucleari iraniani come Natanz e Isfahan.
Dal ponte della USS Abraham Lincoln possono decollare caccia stealth F-35 e F/A-18 supersonici. Parallelamente è in navigazione una seconda portaerei, la USS Gerald Ford, la più grande al mondo. Scortata da tre cacciatorpedinieri, è stata ridislocata dai Caraibi, dove era stata impiegata in operazioni di sicurezza regionale.
L’unità si trova nei pressi dello Stretto di Gibilterra e punta verso il Medio Oriente. Con ulteriori due cacciatorpediniere già presenti nel Golfo, il totale delle unità americane nell’area raggiunge quota tredici. Un livello di concentrazione che non si registrava dall’invasione dell’Iraq nel 2003.
Forze aeree e logistica in rafforzamento
Le forze aeree sono state concentrate soprattutto nella base di Muwaffaq Salti, in Giordania. Nelle ultime settimane sono arrivati almeno trenta velivoli da combattimento, affiancati da jet per la guerra elettronica e droni MQ-9 Reaper per sorveglianza e attacco mirato.
Inoltre si è attivata la catena logistica. Munizioni, sistemi antiaerei e mezzi di rifornimento sono stati trasferiti in basi tra Medio Oriente ed Europa. Diversi tanker KC-46A Pegasus sono decollati dagli Stati Uniti per garantire autonomia operativa ai caccia. Le installazioni che ospitano circa 40mila militari americani sono state rafforzate con batterie Patriot e sistemi THAAD.
Il dispiegamento suggerisce una pianificazione che va oltre un’azione limitata. La quantità e la tipologia degli assetti indicano la preparazione a un confronto potenzialmente prolungato.
Mosse europee e scenario regionale
La tensione crescente produce effetti anche tra gli alleati. La Germania ha ridotto la presenza militare nel nord dell’Iraq. Diversi soldati sono stati trasferiti da Erbil alla Giordania per motivi precauzionali. La Bundeswehr aveva già alleggerito il contingente all’inizio di febbraio, ribadendo la priorità assoluta alla sicurezza del personale.
Nel frattempo il Golfo Persico resta l’epicentro di un equilibrio fragile. L’eventuale passaggio all’azione segnerebbe una nuova fase nel confronto tra Washington e Teheran. Gli Stati Uniti stanno dispiegando aerei e navi da guerra in massa. La decisione finale non è stata ufficializzata. Ma la guerra appare più vicina.

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