Strage a Crans-Montana: Moretti in cella ma spera nei soldi
CRANS-MONTANA, 12 gennaio 2026 – Il sistema giudiziario elvetico ha compiuto un passo decisivo nel definire le responsabilità della catastrofe che ha sconvolto l’inizio dell’anno. Il tribunale del Canton Vallese ha ufficialmente convalidato il fermo di Jacques Moretti, il gestore del locale “Le Constellation”, dove si è consumata la strage di Capodanno costata la vita a quaranta persone. Nonostante la conferma della custodia cautelare, motivata dal fondato timore di una fuga all’estero, i magistrati svizzeri hanno aperto alla possibilità di un rilascio dietro cauzione. Una decisione che potrebbe concretizzarsi già nei prossimi giorni, subordinata però a una serie di misure restrittive volte a garantire la permanenza dell’indagato sul territorio durante le fasi cruciali dell’inchiesta.
Al momento, la posizione di Moretti resta delicata, mentre la moglie Jessica è stata già posta in libertà con l’ausilio del braccialetto elettronico, l’imprenditore deve rispondere di gravi mancanze nella gestione della sicurezza del locale. Il tribunale ha disposto una custodia preventiva di tre mesi, ritenendo che il rischio di inquinamento delle prove o di sottrazione alla giustizia sia ancora troppo elevato per concedere una libertà incondizionata. Tuttavia, la difesa, guidata dall’avvocato Patrick Michod, ha accolto con favore l’apertura alla cauzione, leggendola come un segnale di validità giuridica della propria linea difensiva, che punta a ricondurre l’accaduto a una tragica fatalità piuttosto che a una colpa diretta. Sul versante italiano, la Procura di Roma non intende restare a guardare. Essendo competenti per i decessi dei connazionali avvenuti fuori dai confini nazionali, i magistrati di piazzale Clodio hanno aperto un fascicolo parallelo per omicidio plurimo colposo, incendio e disastro. La strategia degli inquirenti capitolini prevede l’invio immediato di una rogatoria internazionale alle autorità di Crans-Montana. L’obiettivo è ottenere l’incartamento completo delle indagini svizzere e la lista ufficiale degli iscritti nel registro degli indagati, così da procedere formalmente anche in Italia contro i coniugi Moretti e chiunque abbia avuto responsabilità nella violazione delle norme antinfortunistiche.
Le ombre sul passato della coppia si allungano ulteriormente. Dalle indiscrezioni emerse sulla stampa svizzera, i Moretti non erano volti nuovi alla magistratura del Vallese. In passato erano stati oggetto di accertamenti riguardanti l’uso improprio di fondi pubblici erogati durante la pandemia. Sebbene quell’inchiesta si fosse chiusa senza condanne, i dettagli sul lussuoso parco auto degli indagati, acquistato in concomitanza con i prestiti statali, hanno sollevato forti dubbi etici. A questo si aggiungono le denunce degli ex dipendenti del bar e del ristorante “Le Senso”, che riferivano di turni massacranti e mancato riposo, delineando un quadro di gestione aziendale quantomeno spregiudicato che ora finisce sotto la lente d’ingrandimento dopo la strage.
Mentre la giustizia segue il suo corso burocratico, la battaglia più dura si combatte nelle corsie d’ospedale. All’ospedale Niguarda di Milano, il bollettino medico resta critico per sette ragazzi italiani. L’assessore al Welfare, Guido Bertolaso, ha visitato i sopravvissuti, descrivendo una situazione clinica estremamente complessa. Sebbene le ustioni esterne siano vaste e richiedano medicazioni quotidiane che coinvolgono team di numerosi infermieri per ore su ogni singolo paziente, il vero pericolo è invisibile: i polmoni. L’inalazione dei fumi tossici durante l’incendio ha causato danni profondi ai tessuti respiratori, esponendo i giovani a infezioni polmonari gravissime che rappresentano oggi la principale minaccia alla loro vita.
Per fronteggiare queste lesioni, i medici stanno utilizzando protocolli d’avanguardia, inclusi enzimi derivati dall’ananas per la pulizia dei tessuti necrotici. Bertolaso ha cercato di rassicurare le famiglie sul fronte delle scorte farmacologiche, spegnendo le polemiche sulla carenza di bromelina. La struttura milanese, che è già stata designata come hub di riferimento per le prossime Olimpiadi invernali, sta operando a pieno regime. La gestione di questa emergenza sta servendo anche come banco di prova per l’impianto organizzativo dell’urgenza in vista di Milano-Cortina, garantendo che ogni imprevisto possa essere affrontato con la massima competenza ed efficienza tecnologica.
Infine, l’attenzione resta alta sul supporto umano. I genitori dei ragazzi feriti nella strage sono assistiti da un team di psicologi che opera senza sosta per lenire lo shock del trauma subito. Molti dei giovani ricoverati, sebbene ancora sedati o intubati, stanno ricevendo il calore dei propri cari in spazi dedicati, in un tentativo disperato di aggrapparsi alla normalità dopo l’inferno di Crans-Montana. La collaborazione tra le autorità sanitarie lombarde e quelle svizzere resta costante per eventuali nuovi trasferimenti, confermando una solidarietà internazionale che cerca di dare risposte a una tragedia che non avrebbe mai dovuto accadere.
(Brt/Adnkronos)

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