A Bruxelles allarme sui rischi dopo la crisi nello Stretto
La crisi energetica legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz impone all’Unione Europea una risposta immediata e coordinata. È la posizione espressa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante l’Eurogruppo riunito a Bruxelles, dove il titolare del Mef ha chiesto all’Europa di superare la fase del semplice monitoraggio e di attivare strumenti straordinari per contenere l’impatto economico dello shock energetico.
Secondo Giorgetti, le nuove tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno già producendo effetti sulle prospettive economiche globali, aggravando i rischi legati a inflazione, crescita e stabilità industriale.
“Serve una risposta rapida dell’Europa”
Nel suo intervento il ministro ha sottolineato che l’Europa si trova davanti a uno scenario delicato caratterizzato da aumento dei prezzi energetici, prospettive di crescita indebolite e possibili nuove strette monetarie.
Per Giorgetti la dipendenza strutturale dalle importazioni energetiche continua a rappresentare un fattore di vulnerabilità, motivo per cui l’Unione dovrebbe accelerare la transizione verso fonti energetiche più sicure e sostenibili.
Il ministro ha spiegato che, pur avendo una dipendenza relativamente contenuta dalle forniture provenienti dall’area del Golfo, l’Italia guarda con forte preoccupazione alle ricadute sul sistema industriale, in particolare sul comparto chimico e sui settori che utilizzano grandi quantità di materie prime critiche.
L’ipotesi della clausola di salvaguardia
Tra le proposte avanzate da Giorgetti figura l’attivazione della clausola di salvaguardia generale prevista dal Patto di stabilità europeo, lo stesso strumento utilizzato nel 2020 durante la pandemia da Covid per consentire ai Paesi membri maggiore flessibilità di bilancio.
Secondo il ministro, se la situazione dovesse peggiorare sarebbe necessario concedere agli Stati maggiore spazio fiscale per sostenere economie e imprese colpite dalla crisi energetica.
Giorgetti ha però riconosciuto che su questa ipotesi non esiste al momento un consenso europeo sufficiente, soprattutto per l’opposizione di alcuni Paesi del Nord Europa come Germania e Olanda.
Per questo il ministro ha indicato come alternativa l’attivazione coordinata delle clausole di salvaguardia nazionali, strumenti che consentirebbero interventi temporanei e mirati nei settori più esposti.
Aiuti a industria, trasporti e agricoltura
Nel dettaglio, il ministro dell’Economia ha spiegato che eventuali misure emergenziali dovrebbero concentrarsi sui comparti maggiormente colpiti dall’aumento dei costi energetici.
Tra i settori indicati figurano agricoltura, pesca, trasporti e industrie ad alta intensità energetica, che potrebbero ricevere sostegni temporanei nel rispetto del quadro europeo sugli aiuti di Stato.
Secondo Giorgetti, un approccio comune garantirebbe condizioni uniformi tra i Paesi membri evitando squilibri nel mercato unico europeo.
La proposta sugli extraprofitti
Il ministro ha rilanciato anche il tema della tassazione sugli extraprofitti delle società energetiche. Giorgetti ha ricordato la proposta avanzata insieme ad altri Stati membri, tra cui Germania, Austria, Spagna e Portogallo, per introdurre una misura europea capace di aumentare le entrate pubbliche e finanziare interventi di sostegno.
La Commissione Europea, ha ricordato il ministro, non ha ancora presentato una proposta specifica ma si è detta disponibile a collaborare con i governi nazionali nella definizione di eventuali strumenti fiscali.
“Il tempo dell’attesa è finito”
Nella parte finale del suo intervento Giorgetti ha invitato l’Unione Europea a superare la strategia dell’attesa e ad agire rapidamente davanti ai nuovi rischi economici internazionali.
Per il ministro, l’esperienza della crisi energetica del 2022 e del 2023 dovrebbe rappresentare un precedente utile per evitare ritardi nelle decisioni e costruire una risposta comune più efficace davanti alle conseguenze della crisi mediorientale.

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