L’Italia blocca a Sigonella aerei Usa senza autorizzazioni
Il governo italiano ha formalmente negato l’utilizzo della base aerea di Sigonella ad alcuni assetti militari degli Stati Uniti. L’episodio, avvenuto pochi giorni fa e rimasto inizialmente riservato, segna un punto di fermezza nei rapporti diplomatici e militari tra i due Paesi. La decisione è scaturita da una comunicazione d’urgenza del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, il quale ha informato il ministro Guido Crosetto circa un piano di volo non concordato. Secondo quanto emerso, i velivoli americani intendevano fare scalo in Sicilia per poi dirigersi verso il quadrante mediorientale, ma l’operazione è stata avviata senza alcuna consultazione preventiva con i vertici della Difesa italiana.
Il protocollo internazionale prevede che ogni movimento non logistico o fuori dall’ordinaria amministrazione debba essere autorizzato esplicitamente. In questo caso, la notifica è giunta mentre gli aerei erano già in volo, violando di fatto i termini del cosiddetto ‘caveat’. Di conseguenza, su indicazione del ministro Crosetto, il Comando Usa è stato avvertito del divieto di atterraggio. La fermezza italiana non è passata inosservata, costringendo Palazzo Chigi a intervenire con una nota ufficiale per ribadire che l’azione dell’esecutivo si muove nel solco degli accordi vigenti, senza alcuna frizione con l’alleato storico, ma con la necessità di tutelare l’interesse nazionale.
La posizione ufficiale di Palazzo Chigi e della Difesa
Palazzo Chigi ha voluto gettare acqua sul fuoco, sottolineando come l’Italia agisca sempre in coerenza con le linee espresse in Parlamento. La presidenza del Consiglio ha chiarito che ogni richiesta di transito o utilizzo delle infrastrutture militari viene analizzata caso per caso. Non si tratterebbe, dunque, di una rottura dei legami, ma di una gestione tecnica e politica rigorosa. Il governo ha rimarcato che il rapporto con gli Stati Uniti resta solido e basato su una collaborazione leale, pur richiedendo il pieno rispetto delle procedure che disciplinano la presenza americana sul suolo italiano sin dal 1954.
Il ministro Guido Crosetto è intervenuto personalmente sui canali social per smentire le voci di una sospensione generalizzata delle basi. Il titolare della Difesa ha precisato che Sigonella e le altre strutture rimangono operative e attive, ma che non è possibile derogare agli obblighi di autorizzazione per missioni che esulano dai trattati logistici. Crosetto ha ribadito che il suo ruolo impone di far rispettare le regole tecniche e politiche condivise anche dal Consiglio Supremo di Difesa, evitando che l’Italia venga coinvolta in operazioni non preventivamente vagliate dalle istituzioni nazionali e dalle Camere.
Il dibattito politico tra opposizioni e maggioranza
Le reazioni politiche non sono tardate ad arrivare, evidenziando diverse sfumature nell’interpretazione dell’accaduto. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha espresso preoccupazione per l’ipotesi che il territorio italiano possa diventare una piattaforma per i conflitti in Medio Oriente. Secondo la Schlein, il no dell’Italia non deve restare un caso isolato ma deve tradursi in una linea politica chiara, invitando il governo a riferire in aula per confermare la volontà di non sostenere escalation belliche. Anche Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha definito il diniego un atto dovuto per il rispetto della Costituzione, spingendosi a chiedere la sospensione di ogni supporto logistico per attacchi che violano il diritto internazionale.
Dalla maggioranza e dalle altre forze politiche sono giunti segnali di sostegno alla scelta della Difesa. Esponenti di Forza Italia e Noi Moderati hanno elogiato la serietà dell’esecutivo nel saper dire di no quando i trattati vengono ignorati. Anche Carlo Calenda ha definito corretta la posizione di Roma, sottolineando che non vi è motivo di avere un approccio sottomesso nei confronti dell’alleato americano se quest’ultimo non rispetta i confini degli accordi operativi. Persino Roberto Vannacci ha commentato positivamente la vicenda, ritenendo che la decisione sia stata una naturale conseguenza del mancato rispetto delle condizioni prefissate dall’impianto dei trattati internazionali.

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