Sequestrate oltre 3.200 confezioni, gas medicale e cassa
I Carabinieri del NAS di Foggia hanno smantellato una farmacia clandestina allestita in modo sistematico all’interno di un’abitazione privata, portando alla luce un’attività illecita condotta da un farmacista e dalla sua consorte. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, ha rivelato un’organizzazione strutturata con tanto di scaffalature, registratore di cassa e lettore di codici a barre, in tutto simile a un esercizio commerciale regolare ma priva di qualsiasi autorizzazione di legge.
Un locale trasformato in punto vendita
Stando a quanto accertato dai militari, il farmacista aveva destinato una stanza della sua residenza all’esercizio abusivo dell’attività. Lo spazio era stato attrezzato con cura: scaffalature colme di specialità medicinali, un bancone per il pagamento dotato di lettore di fustelle e un registratore di cassa funzionante. Una struttura operativa a tutti gli effetti, capace di ricevere clienti, processare acquisti e gestire l’inventario esattamente come avviene in una farmacia autorizzata. Il tutto nascosto tra le mura domestiche, al riparo da qualsiasi controllo ufficiale.
La consorte del farmacista prendeva parte attiva alle operazioni quotidiane, contribuendo alla gestione delle vendite e alla movimentazione del materiale. I due coniugi avevano dunque costruito una vera e propria rete familiare di distribuzione parallela, sfruttando le competenze professionali del marito per accedere a canali di approvvigionamento farmaceutico normalmente riservati agli operatori autorizzati.
Il peso del sequestro
Nel corso della perquisizione domiciliare i Carabinieri del NAS hanno sottoposto a sequestro circa 3.200 confezioni tra farmaci, parafarmaci, dispositivi medici e presidi sanitari. A queste si aggiungono cinque bombole di gas medicale, materiale la cui detenzione fuori dai circuiti autorizzati configura rischi aggiuntivi sia sotto il profilo sanitario sia sotto quello della sicurezza. L’intero stock era custodito in ambienti domestici privi dei requisiti minimi richiesti dalla normativa per la conservazione di prodotti farmaceutici: temperature non monitorate, condizioni igieniche non certificate, assenza di tracciabilità.
La quantità di merce rinvenuta esclude qualsiasi ipotesi di uso personale. La varietà e il numero delle confezioni, la disposizione ordinata sugli scaffali e la presenza di attrezzature per il pagamento confermano che l’attività era a pieno regime e serviva una clientela esterna, verosimilmente attirata da prezzi ridotti o dalla possibilità di acquistare senza prescrizione.
Attività sospesa, indagini aperte
Non appena accertata la situazione, i militari hanno disposto l’immediata sospensione dell’attività. Tutto il materiale identificato è stato posto sotto sequestro e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Nei confronti dei due coniugi sono in corso accertamenti per le ipotesi di reato connesse all’esercizio abusivo dell’attività farmaceutica e alla detenzione e vendita di medicinali al di fuori dei canali legali.
La normativa italiana è categorica: la distribuzione al dettaglio di farmaci è riservata esclusivamente alle farmacie titolari di autorizzazione ministeriale e regionale, soggette a vigilanza continua da parte delle Asl e degli organismi sanitari competenti. Operare al di fuori di questo sistema non costituisce soltanto una violazione amministrativa: espone i consumatori a rischi concreti legati alla conservazione impropria dei prodotti, alla mancanza di consulenza qualificata e all’impossibilità di garantire la filiera di provenienza del farmaco.
Il ruolo del NAS nelle frodi sanitarie
L’operazione si inserisce nel quadro dell’attività sistematica svolta dai Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei Carabinieri, strutture specializzate nella tutela della salute pubblica. I NAS operano su tutto il territorio nazionale con compiti di controllo su strutture sanitarie, esercizi commerciali nel settore alimentare e farmaceutico, e su chiunque eserciti attività connesse alla salute in modo irregolare. Le indagini di questo tipo sono spesso il risultato di segnalazioni anonime o di controlli incrociati sui flussi di approvvigionamento farmaceutico, che possono rivelare anomalie difficilmente spiegabili con la sola attività professionale lecita.
Il caso di Foggia rappresenta un esempio emblematico di come il confine tra professione regolamentata e attività clandestina possa essere varcato con relativa facilità quando le competenze tecniche si accompagnano all’accesso ai canali di distribuzione del farmaco. La gravità della condotta non risiede soltanto nell’evasione fiscale o nella violazione delle norme di settore, ma nel potenziale danno alla salute di chi, ignaro, acquistava medicinali in condizioni di assoluta opacità.

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