Violenza sessuale, pene più dure e nuovo testo al Senato ora

Violenza sessuale, pene più dure e nuovo testo al Senato ora

Riforma penale in arrivo a Roma, Commissione Giustizia 

La Commissione Giustizia del Senato ha adottato il testo base della riforma sul reato di violenza sessuale, nella versione aggiornata presentata dalla relatrice Giulia Bongiorno. Il provvedimento segna un passaggio rilevante nel percorso parlamentare di modifica dell’articolo 609-bis del codice penale, introducendo un inasprimento delle pene e una riscrittura complessiva della norma, con l’obiettivo di rendere più chiaro e stringente il quadro sanzionatorio e interpretativo.

Un impianto normativo riscritto

Il testo adottato prevede che chiunque compia atti sessuali contro la volontà di una persona, o la costringa a subirli o a compierli, sia punito con la reclusione da sei a dodici anni. La riforma chiarisce che la contrarietà della volontà deve essere valutata considerando la situazione concreta e il contesto in cui il fatto avviene, ampliando così la capacità della norma di intercettare condotte che, pur prive di violenza esplicita, risultano comunque lesive della libertà sessuale.

Viene inoltre specificato che l’atto è contrario alla volontà anche quando avviene a sorpresa o sfruttando l’impossibilità della persona di manifestare dissenso, includendo il fenomeno noto come freezing, ossia la paralisi emotiva che può impedire una reazione immediata.

Aumento delle pene e aggravanti

Rispetto alle versioni precedenti, il testo base introduce un incremento delle pene per le ipotesi aggravate. La reclusione sale da sette a tredici anni nei casi in cui il reato sia commesso con violenza, minaccia, abuso di autorità o approfittando di condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima. Resta prevista una riduzione di pena, fino a un massimo di due terzi, qualora il fatto sia giudicato di minore gravità in base alle modalità della condotta e al danno arrecato.

Il nodo del consenso e la volontà della persona

Nel testo adottato non compare esplicitamente il termine “consenso”, scelta che ha alimentato il dibattito politico e pubblico. La relatrice ha ribadito che il fulcro della riforma resta la volontà della persona offesa, considerata l’elemento centrale per la qualificazione del reato. Secondo l’impostazione adottata, l’attenzione si sposta dalla ricerca di un consenso espresso alla valutazione della contrarietà dell’atto nel contesto concreto.

Il confronto politico e le reazioni

Dopo l’adozione del testo base, Giulia Bongiorno ha rivendicato la coerenza del lavoro svolto, sottolineando che la nuova formulazione rappresenta un passo in avanti rispetto al testo approvato in precedenza dalla Camera. La riforma viene definita un punto di partenza per il confronto parlamentare, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la tutela delle vittime.

La protesta davanti al Senato

Nel corso della giornata, davanti all’ingresso principale del Senato, su Corso Rinascimento, si è svolta una manifestazione di protesta contro il testo adottato. Circa un centinaio di attiviste del movimento “Non una di meno” hanno esposto cartelli e scandito slogan critici, concentrando l’attenzione sull’assenza del riferimento esplicito al consenso. Alla protesta hanno preso parte anche esponenti del Partito Democratico, di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle, a testimonianza di un confronto ancora aperto su uno dei temi più sensibili del dibattito legislativo.

La riforma ora prosegue il suo iter in Senato, dove il testo base rappresenta il punto di partenza per eventuali emendamenti e approfondimenti, in un contesto politico e sociale segnato da un’attenzione crescente verso la tutela della libertà e della dignità delle persone.

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