Europa propone contropiano, Washington e Kiev ottimisti
Le delegazioni di Washington e Kiev hanno definito il nuovo round di colloqui a Ginevra come il più produttivo dall’inizio del processo di pace. Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha parlato di un “enorme passo avanti”, sottolineando che i 28 punti del piano Witkoff, inizialmente respinti, sono ora la base del confronto.
Il capo di gabinetto ucraino Andriy Yermak ha ribadito – come scrive Giovanni Rossi su La Nazione – che il popolo ucraino merita una pace giusta e duratura, mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha evidenziato segnali di apertura da parte del team di Donald Trump, definendo il dialogo “rinvigorito”. Rubio, affiancato dal segretario dell’esercito Dan Driscoll, ha fissato come obiettivo la conclusione entro giovedì.
Al tavolo, oltre agli Stati Uniti e all’Ucraina, gli alleati europei – Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna – spingono per un contropiano che non sostituisca il testo, ma lo integri con modifiche mirate. La premier italiana Giorgia Meloni ha chiarito che non serve una proposta alternativa, bensì correzioni puntuali.
I nodi restano delicati: cessate il fuoco, territori contesi, dimensioni dell’esercito ucraino, garanzie di sicurezza, ricostruzione, rimpatrio dei bambini deportati e scambio dei prigionieri. Tutti i protagonisti diplomatici mantengono cautela per non irritare Trump, che continua a rivendicare il ruolo centrale degli Stati Uniti.
Zelensky ha ribadito la gratitudine verso Washington e il presidente Trump, cercando di smorzare tensioni legate al calo di popolarità del tycoon e alle critiche bipartisan sul piano Witkoff, giudicato troppo favorevole a Mosca. Il senatore repubblicano Mitch McConnell ha avvertito che premiare la brutalità russa sarebbe disastroso per gli interessi americani.
Secondo fonti internazionali, un’eventuale approvazione del piano rimodulato potrebbe aprire la strada al ritorno della Russia nel G8, con un graduale alleggerimento delle sanzioni e reintegrazione nell’economia globale. Dal Cremlino, per ora, nessun commento ufficiale.

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