Trump spinge Europa a difesa autonoma e meno Nato

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Dottori: Mosca cooptata, rischio blocco allargamento

La posizione del presidente Donald Trump nei confronti dell’Europa segna una svolta che potrebbe ridisegnare gli equilibri globali. Secondo il politologo Germano Dottori, docente e membro del consiglio scientifico di Limes, la nuova strategia americana punta a ridurre l’impegno militare degli Stati Uniti nel continente, spingendo l’Unione Europea verso una maggiore autonomia difensiva.

Trump considera – come scrive Beppe Boni su La Nazione –  gli europei più come consumatori di sicurezza che come produttori, e ritiene necessario un ridimensionamento del contributo Usa alla Nato. In questo scenario, il contenimento della Russia diventerebbe responsabilità diretta dei Paesi europei, già impegnati in un processo di riarmo.

La prospettiva di una riduzione delle centinaia di basi e delle decine di migliaia di militari americani presenti in Europa appare concreta, anche se non si prevede un ritiro totale. Pochi contingenti sarebbero sufficienti a mantenere il legame strategico con Washington.

Sul tavolo negoziale con Mosca, Trump potrebbe proporre il blocco dell’allargamento della Nato, delimitando nuove sfere di influenza. Una scelta che segnerebbe un ritorno a logiche di equilibrio simili a quelle della Yalta del dopoguerra.

Il presidente americano mira a superare la fase “imperiale” inaugurata da Roosevelt, trasformando gli Stati Uniti in una potenza post-imperiale, competitiva sul piano economico e meno incline a sostenere gli alleati con risorse e aperture di mercato.

Dottori sottolinea come Trump guardi con favore ai movimenti nazionalisti europei, percepiti come soffocati dall’Unione. L’Italia, in questo contesto, potrebbe giocare un ruolo di ponte privilegiato con Washington, contendendo alla Polonia la funzione di gancio americano nell’Ue.

La nuova geoeconomia americana, avviata già dopo la caduta del Muro di Berlino, segna la fine della tradizionale geopolitica con gli Usa garanti dell’Occidente. Anche sul fronte migratorio, la linea è chiara: un’immigrazione selettiva e di qualità, funzionale alla crescita, evitando flussi di massa difficili da gestire.

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