Colloqui contestati, Hormuz al centro dello scontro diplomatico
📌 Donald Trump rilancia l’ultimatum all’Iran parlando di negoziati in corso e di un’intesa sullo Stretto di Hormuz. Teheran smentisce colloqui diretti, mentre il petrolio cala e cresce la tensione internazionale.
Trump rilancia la pressione su Teheran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump torna ad alzare il livello dello scontro con l’Iran e sostiene che sia in corso una fase decisiva dei negoziati. Dallo Studio Ovale, il capo della Casa Bianca ha affermato di voler concedere a Teheran “un’ultima possibilità prima della decapitazione”, presentando l’attuale fase come l’ultima occasione per raggiungere un’intesa diplomatica.
Secondo Trump, i contatti sarebbero già in corso, nonostante le ripetute smentite arrivate dalla controparte iraniana. Il presidente americano ha dichiarato di essere stato contattato con la richiesta di evitare un attacco militare, sostenendo che l’Iran sarebbe disposto a trovare un accordo.
Le dichiarazioni arrivano in un momento di forte tensione internazionale e confermano la volontà dell’amministrazione statunitense di mantenere alta la pressione sul dossier iraniano.
Lo Stretto di Hormuz al centro del confronto
Nel corso dell’intervento, Donald Trump ha indicato lo Stretto di Hormuz come il principale tema dei negoziati.
Il presidente americano ha affermato che i colloqui riguardano la possibilità di arrivare rapidamente a una completa riapertura dello strategico passaggio marittimo, considerato uno dei punti più delicati per il commercio energetico mondiale.
Trump ha descritto i negoziati come già operativi, sostenendo che il confronto potrebbe evolversi rapidamente in una direzione o nell’altra. Successivamente, secondo quanto dichiarato dal presidente, l’attenzione si sposterebbe sul programma nucleare iraniano, tema che resta al centro delle relazioni tra Washington e Teheran.
Ultimatum tra accordo e resa
Parallelamente alle dichiarazioni rilasciate nello Studio Ovale, Donald Trump è tornato sull’argomento anche attraverso un messaggio pubblicato su Truth Social.
Nel post il presidente americano ha sostenuto che l’Iran dovrà scegliere tra un accordo e una resa totale, ribadendo che nessun risultato sarà possibile senza un’intesa.
Trump ha inoltre accusato la leadership iraniana di assumere atteggiamenti contraddittori, sostenendo che da una parte chiederebbe incontri con gli Stati Uniti e dall’altra continuerebbe a negare pubblicamente l’esistenza di qualsiasi confronto.
Il presidente americano ha anche ribadito che, a suo giudizio, lo Stretto di Hormuz sarebbe già sotto il controllo della Marina degli Stati Uniti.
Il giallo sui negoziati annunciati
Le dichiarazioni odierne seguono quanto annunciato da Donald Trump durante il viaggio a bordo dell’Air Force One, quando aveva anticipato l’avvio di nuovi negoziati a partire da lunedì 3 agosto.
In quell’occasione il presidente aveva spiegato di aver sospeso un attacco pianificato contro la Repubblica islamica insieme a Israele, ritenendo possibile una soluzione diplomatica.
Trump aveva inoltre affermato che anche Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar avrebbero chiesto di rinviare l’operazione militare, convinti dell’esistenza di margini per raggiungere un’intesa.
Secondo il presidente americano, dopo un eventuale accordo sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, il confronto si sarebbe esteso anche alla denuclearizzazione dell’Iran.
Casa Bianca e Iran frenano sulle dichiarazioni
La ricostruzione fornita da Donald Trump è stata però ridimensionata da funzionari statunitensi, che hanno riferito alla Cbs come non siano previsti nuovi negoziati diretti tra Washington e Teheran.
Restano invece aperti i contatti già esistenti tra l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, Jared Kushner, il team negoziale statunitense e i rappresentanti iraniani, attraverso la mediazione di Paesi terzi.
Anche l’Iran ha escluso l’esistenza di colloqui diretti con gli Stati Uniti.
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha precisato che i negoziati in corso riguardano esclusivamente l’Oman e sono finalizzati a discutere il passaggio sicuro delle navi nello Stretto di Hormuz.
Baghaei ha inoltre chiarito che tali contatti non equivalgono alla riapertura dello Stretto e che la situazione resterà invariata finché, secondo Teheran, continuerà quella definita l'”aggressione” americana.
Reazione immediata dei mercati energetici
Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti hanno avuto effetti immediati anche sui mercati petroliferi.
Durante le contrattazioni asiatiche il Brent ha registrato una flessione del 4,69%, scendendo a 83,81 dollari al barile, mentre il Wti ha perso il 4,67%, attestandosi a 80,72 dollari.
Il calo delle quotazioni è arrivato mentre gli operatori valutavano gli sviluppi diplomatici e le possibili conseguenze sulla sicurezza delle rotte energetiche.
Esplosione vicino a una petroliera senza conseguenze
Nelle stesse ore è stata segnalata un’esplosione nelle vicinanze di una petroliera in transito nello Stretto di Hormuz.
L’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto ha comunicato che non si registrano vittime e che l’equipaggio dell’imbarcazione è rimasto illeso.
Secondo quanto riferito, l’esplosione è avvenuta a circa 20 miglia nautiche a nord-est della città omanita di Khasab. Le cause dell’incidente non sono state rese note. La nave ha comunque proseguito le operazioni senza conseguenze per l’equipaggio, mentre resta alta l’attenzione internazionale sulla sicurezza dell’area e sull’evoluzione del confronto tra Washington e Teheran.

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