Trump minaccia Iran: oleodotti Kharg distrutti con ordine Usa

Trump minaccia Iran: oleodotti Kharg distrutti con ordine Usa

Tensione globale cresce mentre Washington intensifica pressioni

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran tornano a salire dopo le nuove dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha definito la Repubblica islamica una “tigre di carta” e ha minacciato apertamente la distruzione degli oleodotti situati sull’isola di Kharg, infrastruttura considerata uno snodo fondamentale per l’export petrolifero di Teheran.

Parlando dalla Casa Bianca, il leader statunitense ha affermato che basterebbe “una sola parola” per ordinare un attacco in grado di cancellare l’intera rete di oleodotti dell’isola. Kharg rappresenta uno dei punti più strategici per l’economia iraniana: da qui passa infatti una parte rilevante delle esportazioni di greggio verso i mercati internazionali.

Secondo Washington, la pressione militare esercitata negli ultimi giorni avrebbe già ridotto in maniera drastica le capacità offensive dell’Iran.

La campagna militare statunitense

Il presidente americano ha sostenuto che l’operazione militare avviata il 28 febbraio avrebbe colpito migliaia di obiettivi sul territorio iraniano. L’azione, secondo la versione fornita da Washington, avrebbe interessato oltre settemila obiettivi strategici distribuiti in diverse aree del Paese.

Trump ha inoltre parlato della distruzione di circa cento imbarcazioni legate alla capacità militare di Teheran, tra cui numerose unità navali considerate operative nelle attività di pattugliamento e difesa.

La campagna militare statunitense, ha spiegato il presidente, sarebbe proseguita “a pieno ritmo” negli ultimi giorni, con un impatto diretto sulle infrastrutture militari iraniane.

Secondo quanto dichiarato, l’aeronautica della Repubblica islamica sarebbe stata neutralizzata mentre la marina militare avrebbe subito pesanti perdite. Diverse navi sarebbero state affondate durante le operazioni.

Riduzione di missili e droni

Washington sostiene inoltre che la pressione militare abbia portato a un drastico ridimensionamento delle capacità offensive di Teheran.

Trump ha parlato di una riduzione del 90% nei lanci di missili balistici e di un calo del 95% negli attacchi effettuati con droni. Il presidente ha aggiunto che gli Stati Uniti avrebbero distrutto più di trenta navi posamine, strumenti considerati cruciali per eventuali operazioni di blocco marittimo.

La capacità operativa dei droni iraniani, secondo la ricostruzione americana, si starebbe riducendo “quasi a zero”, segno di una progressiva perdita di efficacia degli apparati militari della Repubblica islamica.

Il nodo strategico dello stretto di Hormuz

Le dichiarazioni del presidente statunitense arrivano mentre cresce l’attenzione internazionale sullo Stretto di Hormuz, passaggio marittimo attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale.

Washington sta lavorando alla formazione di una coalizione navale internazionale con l’obiettivo dichiarato di garantire la libertà di navigazione nell’area e prevenire possibili attacchi o blocchi delle rotte commerciali.

Trump ha riferito che diversi Paesi avrebbero manifestato disponibilità a partecipare alla missione, anche se il livello di entusiasmo sarebbe variabile.

Secondo il presidente americano alcune nazioni avrebbero accolto con favore l’iniziativa, mentre altre avrebbero mostrato maggiore cautela, preferendo non essere coinvolte direttamente in una possibile escalation militare.

L’avvertimento sulle mine navali

Un altro punto critico riguarda l’eventuale posa di mine nelle acque dello stretto. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non dispongono di conferme definitive su una simile operazione, ma ha sottolineato che un’azione del genere rappresenterebbe “una forma di suicidio” per Teheran.

Un blocco dello Stretto di Hormuz provocherebbe infatti ripercussioni immediate sul commercio energetico globale e potrebbe innescare una risposta militare internazionale.

Le dichiarazioni del presidente americano segnano quindi un ulteriore aumento della pressione geopolitica in Medio Oriente. L’area rimane uno dei punti più sensibili del sistema energetico mondiale e ogni segnale di instabilità continua a essere osservato con attenzione da governi, mercati e organizzazioni internazionali.

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