Trump, dieci chili in più: stress e stile di vita nel mirino

Trump, dieci chili in più: stress e stile di vita nel mirino

Dieci chili in più per Trump, Buscemi valuta rischi sanitari

📌 FLASH NEWS – Donald Trump è salito a 108 chili dopo un aumento di circa 10 chili. Silvio Buscemi, presidente Sio, richiama l’attenzione sui possibili rischi cardiovascolari e metabolici e indica stress, viaggi e stile di vita e abitudini.


L’aumento di peso di Donald Trump, arrivato a circa 108 chili per un’altezza di un metro e 90, accende l’attenzione sulle possibili conseguenze per la salute del presidente statunitense. Negli ultimi mesi Trump avrebbe guadagnato circa dieci chili, un incremento che ha portato la questione sulle pagine dei giornali internazionali e che, secondo gli specialisti, merita una valutazione complessiva.

A esaminare il quadro è Silvio Buscemi, presidente della Società italiana dell’obesità (Sio). L’esperto sottolinea come i dati relativi al peso debbano essere considerati insieme all’età, alla composizione corporea, alle condizioni cliniche e agli eventuali risultati degli esami di laboratorio.

Trump ha 80 anni e il rapido incremento registrato negli ultimi mesi rappresenta, secondo Buscemi, un elemento da non trascurare soprattutto sul piano cardiovascolare e metabolico. Il punto centrale, tuttavia, non è soltanto il numero indicato dalla bilancia, ma anche la velocità con la quale il peso è aumentato.

L’aumento di peso e lo stress della presidenza

Secondo Silvio Buscemi, dietro i dieci chili guadagnati dal presidente potrebbero esserci soprattutto le caratteristiche della vita quotidiana legata alla presidenza degli Stati Uniti. Una routine segnata da viaggi continui, spostamenti, pranzi, cene e ricevimenti può rendere più difficile mantenere abitudini regolari.

Il peso, in questa prospettiva, può diventare anche un indicatore delle conseguenze dello stress. Una vita caratterizzata da numerosi impegni, frequenti cambiamenti di programma e occasioni conviviali può incidere sull’alimentazione e sulla possibilità di svolgere con continuità attività fisica.

Per Buscemi, inoltre, non è secondario il fatto che l’aumento sia avvenuto in un arco temporale relativamente limitato. Un peso elevato ma stabile nel tempo può avere un significato diverso rispetto a una crescita rapida e consistente.

Nel caso di Trump, quindi, il dato dei 108 chili non dovrebbe essere interpretato isolatamente. L’attenzione va rivolta soprattutto alla variazione di circa dieci chili rispetto alla situazione precedente.

La composizione corporea resta un elemento decisivo

Per definire con maggiore precisione il quadro clinico sarebbe necessario capire dove si è concentrato il peso acquisito. Una delle questioni indicate da Buscemi riguarda la possibile presenza di grasso viscerale e addominale, considerato maggiormente rilevante sul piano dei rischi metabolici.

Occorrerebbe inoltre verificare se, contemporaneamente all’aumento complessivo del peso, sia cambiata la quantità di massa magra. Una valutazione completa dovrebbe quindi andare oltre il semplice rapporto tra altezza e peso e comprendere esami specifici e parametri di laboratorio.

È proprio per questo motivo che il presidente della Società italiana dell’obesità invita a non attribuire un valore assoluto alle classificazioni ricavate esclusivamente dai numeri. Le soglie utilizzate per descrivere sovrappeso e obesità sono strumenti importanti per l’analisi della popolazione generale, ma il singolo individuo richiede un esame della propria situazione clinica.

Nel caso del presidente statunitense, secondo i dati riportati, mancherebbero circa 750 grammi alla soglia numerica che lo farebbe rientrare nella definizione di obesità. Per Buscemi, tuttavia, superare o meno quella soglia non cambierebbe sostanzialmente la necessità di approfondire la situazione.

Junk food e poca attività fisica nella routine

Nel quadro descritto assume rilievo anche lo stile di vita di Donald Trump, che non ha mai nascosto la propria preferenza per il junk food e la scarsa propensione verso l’esercizio fisico tradizionale.

Il presidente ha più volte manifestato la propria avversione per attività come quella svolta sul tapis roulant, spiegando di trovarla noiosa. La principale eccezione è rappresentata dal golf, disciplina praticata con una certa regolarità.

Anche durante le partite, tuttavia, Trump utilizza generalmente il cart per percorrere il fairway e cammina soprattutto nelle aree più vicine al green. Di conseguenza, l’attività motoria collegata al golf potrebbe risultare limitata rispetto a quella ottenibile percorrendo a piedi l’intero campo.

L’associazione tra maggiore apporto alimentare e minore movimento è uno degli aspetti richiamati da Buscemi per spiegare, su un piano generale, una crescita significativa del peso corporeo.

Viaggi e fusi orari possono modificare i ritmi

Un altro elemento riguarda la particolare organizzazione delle giornate di un presidente degli Stati Uniti. I continui spostamenti possono determinare cambi frequenti di fuso orario, con conseguenze sui normali ritmi dell’organismo.

Buscemi richiama in particolare i bioritmi, il sonno e gli ormoni collegati allo stress. La successione di viaggi, appuntamenti istituzionali, ricevimenti e impegni può rendere più difficile mantenere una regolarità nell’alimentazione, nel riposo e nell’esercizio fisico.

Il problema, quindi, non viene ricondotto a un unico comportamento, ma a una combinazione di fattori che può modificare in modo significativo lo stile di vita quotidiano.

Secondo l’esperto, situazioni analoghe possono essere osservate, su scala diversa, anche durante le campagne elettorali, quando i politici affrontano giornate particolarmente lunghe, dormono meno, viaggiano frequentemente e partecipano a numerosi pranzi e cene.

Il dato anomalo rispetto alla normale evoluzione dell’età

L’età di Trump costituisce un ulteriore elemento da considerare. Buscemi osserva che, generalmente, nelle persone della stessa fascia anagrafica non è frequente assistere a un aumento consistente del peso.

Con l’avanzare dell’età può verificarsi piuttosto una progressiva riduzione del peso corporeo, accompagnata anche da una contrazione della massa magra. Per questo un incremento di circa dieci chili a 80 anni merita, secondo lo specialista, particolare attenzione.

La situazione del presidente degli Stati Uniti resta comunque difficilmente paragonabile a quella di una persona con una quotidianità ordinaria. Gli impegni istituzionali, i viaggi e la pressione collegata al ruolo possono rendere più complesso rispettare uno stile di vita regolare.

L’aumento del 10 per cento come segnale da valutare

L’aspetto sul quale Silvio Buscemi concentra maggiormente l’attenzione è la dimensione dell’incremento registrato. Trump avrebbe aumentato il proprio peso di circa il 10 per cento in un periodo relativamente breve.

Una variazione di questa portata, sul piano generale, può associarsi a conseguenze sfavorevoli per la salute e rappresenta quindi un segnale che suggerisce l’opportunità di riportare il peso verso parametri più appropriati.

La valutazione, tuttavia, non può fermarsi alla bilancia. Per stabilire l’effettivo livello di rischio sarebbe necessario analizzare la distribuzione del grasso, la quantità di massa magra e gli altri indicatori clinici e metabolici.

Il caso di Donald Trump mette così al centro non soltanto il dato dei 108 chili, ma soprattutto il cambiamento avvenuto negli ultimi mesi. Per Buscemi, è proprio la rapidità dell’aumento, insieme all’età e alle caratteristiche dello stile di vita del presidente, a rendere opportuno un controllo attento della situazione cardiovascolare e metabolica.

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