Trump cambia strategia, Iran rafforza la linea dello scontro

Trump cambia strategia, Iran rafforza la linea dello scontro

Colloqui smentiti da Teheran, cresce l’incertezza sulla crisi

 📌Donald Trump annuncia nuovi colloqui con l’Iran, ma Teheran li smentisce. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso, aumentano i dubbi sulla strategia americana e cresce la tensione in Medio Oriente.


Colloqui annunciati dagli Stati Uniti ma negati dall’Iran

La strategia dell’amministrazione guidata da Donald Trump continua ad alimentare interrogativi sul futuro della crisi tra Washington e Teheran. Dopo l’annuncio di un nuovo ciclo di negoziati e la decisione di sospendere i raid militari previsti nei giorni scorsi, dalla Repubblica islamica non è arrivata alcuna conferma dell’avvio di un confronto diretto con gli Stati Uniti.

Il presidente americano aveva parlato di un’intesa ormai vicina sullo Stretto di Hormuz e di un successivo accordo sulla denuclearizzazione dell’Iran. Tuttavia, le autorità iraniane hanno respinto questa ricostruzione, sostenendo che non siano in corso negoziati con Washington.

Teheran conferma solo i contatti con l’Oman

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che la Repubblica islamica non sta conducendo trattative con gli Stati Uniti.

Secondo Baghaei, l’unico tavolo aperto riguarda il confronto con l’Oman, limitato esclusivamente alla gestione dello Stretto di Hormuz e alle questioni che coinvolgono i Paesi rivieraschi.

Lo stesso rappresentante del governo iraniano ha ribadito che il passaggio strategico del Golfo Persico rimarrà chiuso fino alla completa cessazione delle ostilità, posizione che sarebbe stata confermata anche da un funzionario iraniano intervistato dall’emittente libanese Al Mayadeen.

Trump rilancia l’ultimatum alla Repubblica islamica

Donald Trump, nel frattempo, ha mantenuto una linea particolarmente dura nei confronti di Teheran.

Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che nessun bene raggiungerà l’Iran senza il consenso americano e ha ribadito che l’unica prospettiva possibile resta quella di un accordo oppure di quella che ha definito una “sconfitta totale” della Repubblica islamica.

Le dichiarazioni si inseriscono in un quadro diplomatico sempre più complesso, nel quale gli annunci della Casa Bianca continuano a scontrarsi con le smentite provenienti da Teheran.

Gli analisti vedono rafforzati i Pasdaran

Secondo numerosi analisti citati dai media statunitensi e britannici, i continui cambiamenti di impostazione della Casa Bianca avrebbero contribuito a rafforzare la posizione della leadership iraniana.

In particolare, diversi osservatori ritengono che i Pasdaran abbiano ormai acquisito un ruolo determinante nella definizione sia della politica estera sia della strategia militare dell’Iran.

L’obiettivo attribuito alla Repubblica islamica sarebbe quello di trascinare gli Stati Uniti in un confronto prolungato, evitando un conflitto su larga scala ma mantenendo costante la pressione sugli alleati occidentali presenti in Medio Oriente e sull’economia internazionale.

Hormuz e Bab el-Mandeb restano i punti più delicati

Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei principali nodi della crisi.

Parallelamente, cresce l’attenzione anche sullo stretto di Bab el-Mandeb, dove gli Houthi dello Yemen continuano a rappresentare una minaccia per la navigazione commerciale.

Secondo quanto riferito dalla Cnn, alcune navi dell’Arabia Saudita sarebbero già costrette a circumnavigare il continente africano per evitare le aree considerate più pericolose.

La situazione mantiene elevata la tensione lungo le principali rotte energetiche mondiali.

Le Midterm influenzano anche il fronte internazionale

Sul piano politico interno, la gestione della crisi internazionale si intreccia con l’avvicinarsi delle elezioni di Midterm negli Stati Uniti.

Secondo quanto riportato da Politico, numerosi esperti ed ex funzionari americani ritengono che Teheran possa non avere alcun interesse a fare concessioni prima dell’appuntamento elettorale, convinta che il fattore tempo possa giocare a proprio favore.

L’impressione, condivisa da diversi analisti, è che la leadership iraniana si senta oggi più sicura rispetto ai mesi precedenti.

Nuove tensioni sul piano militare

Anche sul fronte operativo continuano ad arrivare segnali di forte instabilità.

I Pasdaran hanno annunciato di aver abbattuto un altro drone americano MQ-9 Reaper nello spazio aereo dello Stretto di Hormuz, episodio che contribuisce ad aumentare ulteriormente la tensione tra i due Paesi.

Nel frattempo, la Cnn ha riferito che il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) avrebbe chiesto ai propri analisti nuove proposte operative per aumentare la pressione sull’Iran.

Secondo l’emittente americana, una comunicazione interna invitava a individuare soluzioni “creative e non convenzionali” per colpire la Repubblica islamica.

Strategia ancora senza una direzione definitiva

L’evoluzione della crisi continua quindi a presentare numerose incognite.

Negli ultimi giorni era emersa anche l’ipotesi di un piano predisposto dal comandante del Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, che avrebbe previsto una campagna di bombardamenti della durata di circa due settimane contro obiettivi finora esclusi dagli attacchi, compreso il sito di Pickaxe Mountain, ritenuto strategico per il programma nucleare iraniano.

Al momento, tuttavia, nessuna decisione definitiva è stata annunciata.

Il confronto tra Stati Uniti e Iran resta così sospeso tra la prospettiva di un possibile negoziato, che continua però a essere smentito da Teheran, e il rischio di una nuova escalation militare che mantiene alta la tensione in tutto il Medio Oriente.

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