Trump cambia aereo in segreto, ira tra i reporter americani

Trump cambia aereo in segreto, ira tra i reporter americani
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Press Pool all’oscuro nel cambio di aereo disposto per Trump

📌 FLASH NEWS – Polemica alla Casa Bianca: Donald Trump cambia aereo in segreto durante il viaggio dalla Turchia alla Gran Bretagna. Il Press Pool, all’oscuro, contesta l’operazione e chiede garanzie sull’indipendenza dell’informazione. Usa.


Il cambio di aereo tenuto nascosto ai giornalisti

Una scelta dettata da ragioni di sicurezza, ma tenuta completamente nascosta ai giornalisti che seguivano il presidente degli Stati Uniti. È questo l’episodio che ha aperto una nuova polemica nei rapporti tra Donald Trump e i corrispondenti della Casa Bianca, dopo la scoperta del cambio di velivolo avvenuto durante un viaggio dalla Turchia alla Gran Bretagna.

Il presidente aveva lasciato l’Air Force One senza che il Press Pool fosse informato, proseguendo il trasferimento a bordo di un diverso aereo militare. I reporter erano invece rimasti sul velivolo presidenziale convinti che Trump si trovasse ancora a bordo.

La vicenda risale allo scorso 8 luglio ed è emersa soltanto successivamente, alimentando le proteste dei giornalisti. Al centro delle contestazioni c’è soprattutto il ruolo assegnato inconsapevolmente alle persone rimaste sull’Air Force One, considerate dai reporter una sorta di esca utilizzata nell’ambito dell’operazione di sicurezza.

Trump: decisione presa dal Secret Service

Donald Trump ha spiegato che la scelta non sarebbe partita direttamente da lui. Il presidente ha attribuito l’operazione alle indicazioni ricevute dal Secret Service e dai militari, che avrebbero ritenuto necessario modificare le modalità del viaggio a causa di una minaccia proveniente dall’Iran.

Trump ha dichiarato di essersi limitato a rispettare le disposizioni degli apparati incaricati della sua protezione. Secondo quanto riferito dal presidente, le autorità di sicurezza volevano che utilizzasse un volo e un aereo differenti rispetto a quelli inizialmente previsti.

Il cambio è avvenuto in Turchia. Trump è quindi arrivato segretamente in Gran Bretagna a bordo di un altro velivolo militare. Successivamente è stato riportato sull’Air Force One prima dello sbarco, consentendogli di scendere dall’aereo presidenziale davanti alle telecamere come se avesse effettuato l’intero trasferimento a bordo del velivolo.

Sull’Air Force One anche Rubio e Bessent

La polemica riguarda anche le persone rimaste sull’Air Force One mentre il presidente viaggiava separatamente. A bordo si trovavano infatti giornalisti, militari, collaboratori presidenziali e alcuni importanti esponenti dell’amministrazione.

Tra questi figuravano il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent, oltre a Stephen Miller e Steven Cheung.

Trump non ha approfondito il tema dell’eventuale rischio corso da chi era rimasto sull’aereo. Ha però sostenuto che il velivolo utilizzato personalmente avrebbe potuto rappresentare l’obiettivo più probabile di un eventuale attacco.

I dettagli della minaccia che ha determinato l’adozione delle misure straordinarie non sono stati resi noti. Non è quindi possibile stabilire quale fosse concretamente il livello di esposizione al pericolo delle persone presenti sull’Air Force One.

Tendine abbassate durante il volo

Un particolare emerso successivamente riguarda le disposizioni impartite ai giornalisti durante il trasferimento. Ai reporter sistemati nella parte posteriore dell’aereo era stato chiesto di mantenere abbassate le tendine dei finestrini durante il volo da Ankara verso la Gran Bretagna.

Michelle Stoddart di Abc, produttrice responsabile del pool televisivo presente sul volo, ha successivamente fornito ulteriori elementi alla White House Correspondents Association.

Secondo il suo resoconto, inizialmente la situazione in aeroporto non era apparsa particolarmente anomala. Un fotografo aveva però osservato che la scaletta era stata rapidamente spostata mentre i rappresentanti della stampa salivano sull’aereo.

Un altro fotografo avrebbe provato a sollevare l’oscurante di un finestrino, ricevendo immediatamente l’indicazione di richiuderlo. La richiesta, secondo quanto comunicato in quel momento dallo staff della Casa Bianca, proveniva dal Secret Service.

Il Press Pool e il ruolo dell’informazione indipendente

Il caso assume particolare rilevanza per la funzione svolta dal Press Pool della Casa Bianca. Il sistema, attivo dal 1937, prevede la presenza a rotazione di un gruppo ristretto di giornalisti incaricati di seguire il presidente e distribuire resoconti, fotografie e immagini all’intero corpo della stampa accreditata.

Il meccanismo serve a garantire che almeno una rappresentanza indipendente dei mezzi di informazione possa osservare direttamente gli spostamenti e le attività del capo della Casa Bianca.

Proprio questa funzione è diventata il punto centrale della protesta. I giornalisti sostengono che l’esigenza di garantire la sicurezza presidenziale non dovrebbe impedire completamente alla stampa di conoscere, almeno nelle modalità compatibili con la protezione del presidente, ciò che realmente accade durante gli spostamenti ufficiali.

Uno dei giornalisti presenti nel pool in Turchia ha spiegato ad Adnkronos di comprendere pienamente la funzione del Secret Service, ma ha sottolineato come il compito di un reporter sia quello di informare sulle azioni e sulle dichiarazioni del presidente, non di partecipare alla sua protezione.

La White House Correspondents Association interviene

La presidente della White House Correspondents Association, Jacqui Heinrich, ha affrontato direttamente la questione con alti funzionari dell’amministrazione.

In una comunicazione inviata ai membri dell’associazione, Heinrich ha riferito di un confronto definito franco e produttivo. Al centro dell’incontro sono state poste le preoccupazioni relative alla possibilità dei giornalisti accreditati di documentare in maniera indipendente gli spostamenti presidenziali.

La questione riguarda anche l’affidabilità delle informazioni distribuite dal pool. Secondo Heinrich, persino quando emergono problemi legati alla sicurezza nazionale, deve essere previsto un meccanismo che consenta ai giornalisti di correggere successivamente eventuali ricostruzioni involontariamente inesatte o fuorvianti.

La presidente della Whca ha inoltre evidenziato il rischio che l’incertezza sull’attendibilità dell’informazione indipendente possa alimentare teorie cospirative e favorire chi punta a creare confusione e indebolire la fiducia nel giornalismo.

Reporter convinti per settimane che Trump fosse a bordo

Uno degli elementi che ha maggiormente irritato i corrispondenti riguarda il tempo trascorso prima della scoperta dell’operazione. Per più di un mese i giornalisti avevano infatti creduto che Donald Trump fosse rimasto insieme a loro sull’Air Force One durante il trasferimento.

In realtà il presidente aveva lasciato il velivolo attraverso un’operazione riservata che avrebbe coinvolto anche un camion utilizzato per il servizio di catering, prima di raggiungere l’altro aereo predisposto per il viaggio.

La Casa Bianca non ha fornito ad Adnkronos un commento sull’impatto che la decisione potrebbe avere avuto sui reporter rimasti a bordo.

Trump ha invece ribadito la propria convinzione che l’aereo sul quale si trovava personalmente potesse essere maggiormente esposto, sostenendo che un eventuale aggressore avrebbe probabilmente cercato proprio il velivolo sul quale viaggiava il presidente.

Le precedenti missioni presidenziali ad alto rischio

La storia recente degli Stati Uniti comprende numerosi viaggi presidenziali organizzati in condizioni di sicurezza particolarmente delicate. Bill Clinton si recò in Pakistan, George W. Bush in Iraq e Joe Biden in Ucraina.

Secondo quanto riportato nella ricostruzione della vicenda, tuttavia, l’episodio avvenuto durante il trasferimento dalla Turchia rappresenterebbe il primo caso, in quasi trent’anni, nel quale nessun giornalista sarebbe stato informato degli effettivi movimenti del presidente.

L’operazione si inserisce inoltre in un contesto personale segnato dalle minacce ricevute da Trump. Nel 2024 il presidente era stato sfiorato da un proiettile durante un comizio a Butler, in Pennsylvania, mentre successivamente un altro uomo armato lo aveva preso di mira presso il suo campo da golf in Florida.

Durante l’amministrazione Biden alcuni funzionari avevano inoltre riferito dell’esistenza di elementi iraniani intenzionati a uccidere Trump.

Le tecniche utilizzate per proteggere il presidente

L’impiego di mezzi destinati a confondere eventuali aggressori rientra normalmente nelle procedure di sicurezza presidenziale. Quando il presidente viaggia in automobile, il convoglio può comprendere limousine blindate o suv identici, utilizzati per rendere difficile stabilire in quale mezzo si trovi realmente.

Una procedura analoga viene adottata nei trasferimenti in elicottero. Quando viene utilizzato Marine One, possono volare contemporaneamente tre o quattro elicotteri con la stessa livrea verde e bianca.

Il punto contestato dai giornalisti non riguarda quindi l’esistenza delle esche, ma il fatto che nell’episodio del volo dalla Turchia persone civili sarebbero state coinvolte nell’operazione senza conoscere la reale posizione del presidente.

Ari Fleischer, già portavoce della Casa Bianca durante l’amministrazione di George W. Bush, ha ricordato sui social che, in caso di attacco, la protezione del presidente rappresenta la priorità assoluta e il nucleo incaricato della sua sicurezza può separarsi dal resto del gruppo.

Un nuovo fronte tra Casa Bianca e stampa

La vicenda rischia ora di aggiungere un ulteriore elemento di tensione nei rapporti tra l’amministrazione Trump e i mezzi di informazione.

Il confronto tra la Casa Bianca e la stampa è già stato caratterizzato, durante il secondo mandato del presidente, da insulti, minacce, restrizioni e iniziative legali.

Dopo la pubblicazione dello scoop del Washington Post, i corrispondenti della Casa Bianca hanno iniziato a cercare ulteriori informazioni per ricostruire nel dettaglio quanto accaduto durante il trasferimento.

Resta aperto soprattutto il nodo indicato dalla White House Correspondents Association: trovare un equilibrio tra le necessità operative del Secret Service e il diritto della stampa a documentare in maniera indipendente l’attività presidenziale, senza compromettere le misure predisposte per la sicurezza del capo della Casa Bianca.

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