Nuove tensioni fra Usa e Iran dopo stop alla tregua e sanzioni
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran tornano ad aggravarsi dopo le nuove dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha rivolto un durissimo avvertimento a Teheran. Il messaggio arriva a poche ore dalla disponibilità manifestata da Washington a proseguire i negoziati con la Repubblica islamica, ma in un contesto caratterizzato da crescenti frizioni militari, nuove sanzioni economiche e reciproche accuse di violazione degli impegni assunti. Secondo quanto scritto da Trump sul proprio profilo social, mille missili sarebbero pronti al lancio contro l’Iran, con ulteriori armamenti già predisposti qualora il governo iraniano dovesse mettere in atto qualsiasi tentativo di attentato nei suoi confronti.
Il messaggio di Donald Trump
Il presidente degli Stati Uniti ha scelto toni particolarmente severi, affermando che gli Stati Uniti sarebbero pronti a “decimare e distruggere completamente tutte le aree dell’Iran” nel caso in cui Teheran desse seguito a eventuali minacce contro la sua persona. L’avvertimento è stato diffuso nella notte attraverso Truth Social e rappresenta uno dei passaggi più duri pronunciati nelle ultime settimane sul confronto tra Washington e Teheran.
Nel messaggio Trump ha inoltre richiamato la disponibilità di un vasto arsenale militare già predisposto, sostenendo che mille missili sarebbero immediatamente utilizzabili, mentre altri verrebbero impiegati senza ritardi in caso di escalation. Il post si conclude con l’espressione “lode ad Allah”, formula già utilizzata dal presidente americano in un precedente messaggio indirizzato all’Iran nel mese di aprile.
Il clima dopo i funerali di Ali Khamenei
Le dichiarazioni arrivano pochi giorni dopo le cerimonie funebri dell’ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, deceduto all’inizio del conflitto scoppiato tra Stati Uniti e Iran nel mese di febbraio. Durante le commemorazioni, numerosi partecipanti hanno esposto cartelli contenenti slogan contro Donald Trump e contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, chiedendone la morte. L’episodio ha ulteriormente alimentato il clima di forte ostilità già esistente tra le due parti.
Il memorandum e il cessate il fuoco in difficoltà
Soltanto il giorno precedente alle nuove minacce, Donald Trump aveva dichiarato di aver accettato di proseguire i colloqui con Teheran, pur precisando che il cessate il fuoco previsto dal memorandum d’intesa firmato a giugno doveva considerarsi concluso.
L’accordo provvisorio prevedeva la sospensione delle ostilità tra i due Paesi.
In base ai termini del documento, gli Stati Uniti si erano impegnati a rimuovere il blocco navale imposto all’Iran, mentre Teheran avrebbe dovuto riaprire lo Stretto di Hormuz e confermare l’impegno a non acquisire né sviluppare armi nucleari. Il memorandum concedeva inoltre sessanta giorni per raggiungere un’intesa definitiva.
Nuovi attacchi e rischio di escalation
Gli sviluppi militari degli ultimi giorni hanno però compromesso il percorso negoziale. Una serie di attacchi e contrattacchi tra Stati Uniti e Iran ha infatti riportato alta la tensione nella regione. Al centro dello scontro resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio internazionale di petrolio e gas naturale. Secondo quanto ricostruito, la chiusura del canale navigabile da parte dell’Iran dopo l’inizio della guerra di febbraio ha provocato forti ripercussioni sui mercati energetici e determinato ulteriori operazioni militari statunitensi.
L’operazione del CENTCOM
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha reso noto di aver condotto una nuova offensiva contro sistemi di difesa aerea iraniani e altri obiettivi militari. L’operazione, svolta nell’arco di due giorni, avrebbe colpito circa 170 obiettivi, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la capacità dell’Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.In risposta, l’Iran ha effettuato attacchi contro diverse basi militari statunitensi presenti in Bahrein e Kuwait, contribuendo ad aumentare ulteriormente il livello dello scontro.
Teheran accusa Washington di violare gli impegni
Dal lato iraniano, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha sostenuto che la Repubblica islamica avrebbe rispettato gli obblighi previsti dal cessate il fuoco. Secondo Araghchi, sarebbero invece gli Stati Uniti ad aver infranto il memorandum con le nuove misure economiche adottate nei confronti di cittadini e società iraniane. Il ministro ha ricordato che il documento stabiliva il mantenimento dello status del programma nucleare iraniano e impegnava Washington a non introdurre nuove sanzioni né a rafforzare ulteriormente la propria presenza militare nella regione durante il periodo dei negoziati. Per Teheran, tali decisioni rappresenterebbero una violazione degli accordi e renderebbero necessario il rispetto del principio della reciprocità.
Le accuse sugli attacchi alle petroliere
Nel frattempo continuano anche le tensioni legate alla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Un’agenzia marittima britannica ha segnalato diversi episodi che hanno coinvolto petroliere in transito nella zona nel corso della settimana. Sul caso è intervenuto anche Majed Al Ansari, portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar, che ha attribuito all’Iran la responsabilità dell’attacco contro una nave qatariota.
Secondo Doha, l’episodio rappresenta un grave attacco alla sicurezza della navigazione marittima internazionale. Il Qatar ha inoltre affermato di ritenere l’Iran pienamente responsabile sotto il profilo giuridico per i danni e le conseguenze derivanti dall’accaduto.
Dialogo sempre più fragile
Le nuove minacce, le operazioni militari, le accuse reciproche e l’introduzione di ulteriori sanzioni confermano la crescente fragilità del dialogo tra Washington e Teheran. Mentre entrambe le parti continuano a rivendicare il rispetto degli impegni assunti, gli sviluppi degli ultimi giorni mostrano come il percorso verso un accordo definitivo resti fortemente condizionato dall’evoluzione della situazione militare e diplomatica nella regione del Golfo.

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