Tregua sui dazi, ma cresce l’allarme per il vino italiano

Tregua sui dazi, ma cresce l’allarme per il vino italiano

Stop ai rincari per l’Europa del Nord, tensione su Francia e Italia

La tregua sui dazi annunciata dal presidente Donald Trump dopo l’intesa con la NATO sulla Groenlandia allenta solo in parte la tensione tra Stati Uniti ed Europa. Washington ha infatti comunicato che non scatteranno, dal 1° febbraio, i dazi aggiuntivi del 10% sulle merci provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Olanda, Finlandia e Gran Bretagna, inizialmente minacciati come risposta all’invio di truppe nella “Terra Verde”.

Una notizia accolta con sollievo dai Paesi coinvolti, ma che non dissipa le preoccupazioni del settore enologico europeo, e in particolare di quello italiano, già colpito da altre misure tariffarie.

L’ombra dei dazi al 200% sui vini francesi

Il mondo del vino osserva con attenzione le mosse della Casa Bianca, soprattutto dopo la minaccia – arrivata negli stessi giorni – di applicare tariffe del 200% su vini e champagne francesi, in seguito al mancato sostegno del presidente Emmanuel Macron al “Board of Peace” per la ricostruzione di Gaza.

Secondo Livio Buffo, fondatore di Oscarwine e Ceo dell’agenzia Cenacoli, l’ipotesi non è affatto remota: «Trump ha già dimostrato di non minacciare a vuoto. Se davvero dovesse procedere, la presenza dei vini francesi sul mercato USA sarebbe seriamente compromessa, aprendo scenari inediti anche per le nostre etichette».

Effetti diversi a seconda della fascia di mercato

Buffo evidenzia come l’impatto dei dazi vari in base al posizionamento del prodotto:

  • per i consumatori altospendenti, un aumento di 10 dollari a bottiglia può essere assorbito;
  • un dazio del 200% cambierebbe però radicalmente la percezione del prezzo, anche nel segmento premium;
  • per i vini di fascia media e bassa, l’effetto sarebbe immediato e devastante, rendendo molti prodotti francesi fuori mercato.

In questo scenario, alcuni vini italiani potrebbero intercettare parte della domanda, pur senza sostituire completamente le etichette transalpine, data la diversità dei prodotti.

L’incognita dei dazi sui vini italiani

Resta aperta la questione delle tariffe statunitensi già applicate ai vini italiani. Buffo richiama i dati dell’Osservatorio UIV su base Istat:

  • 6,5 miliardi di euro il valore dell’export nei primi 10 mesi del 2025;
  • -2,7% il saldo tendenziale rispetto allo stesso periodo del 2024;
  • -5,6% il calo a valore negli USA, pari a 1,5 miliardi di euro.

Numeri che confermano quanto il mercato statunitense resti strategico e vulnerabile. Per Buffo è fondamentale che il Governo continui a lavorare per una soluzione diplomatica stabile.

Il rischio French Sounding e la proposta di un’alleanza europea

In chiusura, Buffo allarga lo sguardo al tema della contraffazione: «Accanto all’Italian Sounding esiste un French Sounding altrettanto radicato. Se i prezzi dei vini francesi autentici dovessero diventare proibitivi, il mercato delle imitazioni potrebbe esplodere, riempiendo il vuoto con prodotti non originali».

Da qui la proposta di una cooperazione strategica tra Italia e Francia per difendere insieme i rispettivi patrimoni enogastronomici, evitando che la guerra commerciale alimenti fenomeni distorsivi e danneggi l’intero comparto.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*