Misure cautelari per delitti avvenuti tra il 2011 e il 2016
Nove persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di un’indagine della Procura della Repubblica di Bari su tre omicidi riconducibili alla criminalità organizzata del Gargano, avvenuti tra il 2011 e il 2016 nei territori di Manfredonia e Mattinata. Il provvedimento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari il 29 giugno scorso su richiesta della Procura, è stato eseguito il 6 luglio dagli uomini del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri.
L’operazione è stata condotta con il supporto del Comando Provinciale dei Carabinieri di Foggia, dello Squadrone Carabinieri Eliportato “Puglia” e del Servizio Centrale di Protezione. Gli indagati, tutti della provincia di Foggia, sono ritenuti coinvolti, con ruoli differenti, nell’organizzazione, nell’esecuzione o nelle fasi preparatorie e successive di tre distinti delitti maturati nell’ambito della storica contrapposizione tra gruppi mafiosi operanti sul Gargano.
Le indagini sulla faida mafiosa
Secondo gli inquirenti, i tre episodi di sangue si inseriscono nella lunga e violenta contrapposizione tra il clan “Romito-Lombardi-Ricucci” e quello dei “Li Bergolis”, una faida che negli anni ha provocato numerosi omicidi e tentati omicidi, segnando profondamente il territorio garganico.
L’attività investigativa ha consentito di ricostruire il presunto coinvolgimento dei nove indagati attraverso un articolato patrimonio probatorio raccolto nel corso degli anni.
Due casi di lupara bianca
Due dei tre omicidi contestati risalgono al 2011 e al 2016 e presentano le caratteristiche della cosiddetta lupara bianca, modalità con la quale il corpo della vittima viene fatto sparire deliberatamente per ostacolarne il ritrovamento e rendere più difficoltose le indagini.
Il terzo episodio, avvenuto nel 2014, viene invece ricondotto a un agguato armato di matrice mafiosa.
Le prove raccolte dagli investigatori
L’impianto accusatorio si fonda su diversi elementi investigativi, tra cui intercettazioni telefoniche e ambientali, rilievi della polizia scientifica, accertamenti di criminalistica, immagini dei sistemi di videosorveglianza, esiti di perquisizioni e sequestri, oltre alle dichiarazioni convergenti rese da più collaboratori di giustizia.
Un ruolo significativo nell’inchiesta è rappresentato anche dagli sviluppi dell’indagine denominata “Omnia Nostra”, condotta dal ROS e riferita al periodo compreso tra il giugno 2008 e il luglio 2022.
Le posizioni degli indagati
Tre dei destinatari della misura cautelare sono già stati condannati in via definitiva, con rito abbreviato, per associazione mafiosa in qualità di appartenenti al clan “Romito-Lombardi-Ricucci”. Per altri tre indagati il procedimento relativo alla contestazione di associazione mafiosa è ancora pendente davanti all’autorità giudiziaria, avendo scelto il rito ordinario.
Al momento dell’esecuzione dell’ordinanza, quattro dei nove destinatari risultavano già detenuti in carcere per altre vicende giudiziarie.
Presunzione di innocenza
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le misure cautelari sono state adottate sulla base della valutazione del giudice in ordine ai gravi indizi di colpevolezza e alle esigenze cautelari previste dalla legge. Resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino all’eventuale pronuncia definitiva di condanna.

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