Traffico illecito di rifiuti, misure e sequestri in Campania

Sequestro di conti, mezzi, immobili e aziende di trattamento

📌 FLASH NEWS – Carabinieri eseguono nove misure cautelari tra Salerno e Napoli nell’indagine sul presunto traffico illecito di rifiuti. Disposto un sequestro da 3,4 milioni di euro, con conti, veicoli, immobili, terreni e impianti aziendali


Nove misure cautelari tra Salerno e Napoli

I Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli hanno eseguito, con il supporto dei Comandi provinciali competenti, un’ordinanza cautelare nei confronti di nove persone nelle province di Salerno e Napoli.Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura, comprende due custodie in carcere, un arresto domiciliare, obblighi e divieti di dimora e interdizioni dall’esercizio dell’attività imprenditoriale per un anno. Le contestazioni, a vario titolo e nella fase delle indagini preliminari, riguardano associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e furto aggravato di ingenti quantitativi di materiale ferroso. Secondo l’accusa, parte del materiale sarebbe stata prelevata soprattutto nei cantieri di Rete Ferroviaria Italiana.

L’indagine avviata nel 2022

L’attività investigativa è stata condotta dal Nucleo Operativo Ecologico di Salerno. È iniziata nel settembre 2022 dopo un controllo nei confronti di un’azienda operante ad Albanella nel settore del trattamento e recupero dei rifiuti urbani e speciali.

Le indagini, svolte anche attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, videoriprese e pedinamenti, hanno interessato varie regioni italiane e alcuni Paesi europei ed extraeuropei. L’8 settembre erano già stati eseguiti numerosi sequestri.

Le ipotesi sugli smaltimenti e sulle esportazioni

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, uno dei filoni ha riguardato la gestione di rifiuti ingombranti urbani, imballaggi misti, rottami ferrosi, parti di pneumatici fuori uso e guarnizioni in plastica. Il materiale sarebbe stato destinato illegalmente a impianti in Thailandia, in assenza dei documenti prescritti oppure attraverso atti che gli inquirenti ritengono falsificati. Un secondo filone ha riguardato rifiuti ferrosi che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati ceduti senza documentazione fiscale. In un caso, scrvie il procuratore Raffaele Cantone,  sarebbe stata accertata l’esportazione in Turchia di 5.154.760 chilogrammi di rottami ferrosi, indicati come materiale di recupero End of Waste. Gli approfondimenti avrebbero inoltre evidenziato un presunto sistema di false documentazioni, definito “giro bolla”, riferito a società inesistenti e utilizzato, secondo l’accusa, nella gestione dei rifiuti metallici.

Sequestri fino a 3,4 milioni di euro

Il profitto ritenuto illecito è stato quantificato in 3,4 milioni di euro. È stato disposto il sequestro finalizzato alla confisca diretta e per equivalente, insieme al sequestro di cinque società di trattamento e recupero rifiuti. Nel corso dell’operazione sono stati sottoposti a sequestro 71 conti correnti, con un saldo complessivo di 1.044.295 euro, 15 veicoli tra auto e motocicli per un valore di 95mila euro, tre appartamenti del valore stimato di 300mila euro e quattro terreni agricoli per 75mila euro. Il provvedimento riguarda anche otto camion, impianti aziendali e ulteriori beni mobili e immobili indicati come strumentali alle condotte contestate.

La presunzione di innocenza

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare adottata durante le indagini preliminari. Le persone destinatarie possono impugnarlo e devono essere considerate presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. L’eventuale responsabilità per i reati contestati dovrà essere accertata nel processo, nel contraddittorio tra le parti.

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