Uccise due rapinatori nel 2021, ora pena a 14 anni e 9 mesi
La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha ridotto la condanna a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che nell’aprile 2021, durante una rapina nel suo negozio, sparò e uccise due malviventi ferendone un terzo. In primo grado il tribunale di Asti lo aveva condannato a 17 anni, mentre la procura generale aveva chiesto la conferma della pena.
Il legale Stefano Marcolini ha annunciato ricorso in Cassazione, sottolineando che sarà necessario attendere le motivazioni della sentenza. Roggero, all’uscita dall’aula, ha ribadito di aver agito per legittima difesa e ha espresso amarezza per la decisione: “Se non avesse alzato l’arma non avrei sparato. Il dispiacere c’è, ma le vere vittime siamo stati noi”.
Il gioielliere ha ricordato come la sua vita e quella della famiglia siano state stravolte da anni di furti e rapine. Nel 2015 aveva subito un assalto violento, con lui e la figlia picchiati e minacciati di morte, e un bottino di 270 mila euro sottratto. “Da allora viviamo nel terrore, ogni sconosciuto che si avvicina al negozio ci riporta a quei momenti”, ha raccontato.
Durante le dichiarazioni spontanee in aula, Roggero ha ripercorso la dinamica della rapina del 2021: i malviventi entrarono minacciando moglie e figlia, mentre lui era nel laboratorio. Ha descritto la paura, la colluttazione, le minacce di morte e il momento in cui decise di reagire. “Non volevo uccidere, ma non volevo essere ucciso”, ha ribadito.
La vicenda ha suscitato grande attenzione pubblica e diviso l’opinione. In aula erano presenti numerosi sostenitori, chiamati dallo stesso Roggero attraverso i social. “L’affetto che speravo è arrivato, tanti amici e lavoratori hanno voluto esserci”, ha detto. Il gioielliere ha insistito sulla legittima difesa, ricordando di aver sparato per proteggere la famiglia. Ha raccontato di aver colpito i rapinatori in momenti concitati, temendo che fossero armati e che potessero rapire la moglie. “Il cervello, nel terrore, può non registrare”, ha spiegato.
La riduzione della pena non cancella il peso della vicenda. Roggero ha parlato di “condanna quasi da ergastolo per un uomo di 72 anni”, ribadendo di sentirsi vittima di un sistema che non ha compreso la sua situazione.
Il caso rimane emblematico nel dibattito sulla legittima difesa in Italia. Da un lato la necessità di tutelare la vita e la sicurezza dei cittadini, dall’altro il rispetto delle regole e dei limiti imposti dalla legge. La Cassazione sarà ora chiamata a pronunciarsi, mentre la comunità continua a interrogarsi sul confine tra difesa e responsabilità penale.
(Abr/Adnkronos)

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