Specializzandi e sindacato chiedono più sicurezza e tutele ora
📌 FLASH NEWS – Focolaio di tubercolosi all’Istituto di Medicina legale di Milano: otto casi conclamati e sette positivi. Liberi specializzandi e Anaao Assomed chiedono verifiche sulla sicurezza, sulla formazione e sulle tutele dei sanitari.
Focolaio di tubercolosi all’Istituto di Medicina legale
Un focolaio di tubercolosi è stato segnalato all’Istituto di Medicina legale di Milano, dove, secondo i dati riferiti dall’Ats, sarebbero stati individuati otto casi di malattia conclamata. Altre sette persone sarebbero invece risultate positive e starebbero seguendo una terapia di lunga durata.
A portare pubblicamente l’attenzione sulla vicenda è stata l’Associazione Liberi specializzandi in Medicina, che ha sollevato interrogativi sulle condizioni nelle quali operano i giovani medici e, in particolare, sulla preparazione prevista per chi deve entrare in contatto con materiale biologico.
Il caso risale all’inizio di luglio, ma la questione è destinata ora a svilupparsi anche sul piano formale. L’Associazione ha infatti annunciato la presentazione di un esposto, prevista per domani, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulle condizioni di sicurezza e sulla valutazione del rischio all’interno della struttura.
Otto casi conclamati e altri sette positivi
Il quadro indicato dall’Ats comprende dunque otto casi di tubercolosi conclamata e sette positività. Per questi ultimi sarebbe stato avviato il percorso terapeutico previsto, destinato a protrarsi nel tempo.
La denuncia dell’Associazione non si concentra soltanto sull’esistenza del focolaio, ma punta soprattutto sulle procedure adottate per proteggere chi svolge la propria attività all’interno dell’Istituto di Medicina legale.
Il presidente dell’Associazione Liberi specializzandi in Medicina, Massimo Minerva, ha posto in particolare la questione della formazione per il trattamento del materiale biologico. È questo, secondo l’organizzazione, uno degli aspetti da verificare per comprendere se agli specializzandi siano state assicurate conoscenze e strumenti adeguati rispetto ai rischi connessi all’attività svolta.
L’Associazione annuncia un esposto
L’Associazione ha deciso di farsi direttamente carico della segnalazione. Secondo quanto spiegato da Massimo Minerva, la scelta sarebbe stata compiuta per evitare possibili conseguenze sui singoli giovani medici coinvolti.
Il presidente ha descritto una condizione nella quale, a suo giudizio, gli specializzandi vengono trattati come lavoratori senza però ricevere un trattamento economico corrispondente a tale ruolo.
Il nodo sollevato riguarda quindi non soltanto l’origine del contagio, sulla quale sono in corso accertamenti, ma anche l’organizzazione delle attività e la tutela di chi frequenta la struttura nell’ambito della propria formazione specialistica.
L’esposto annunciato rappresenterà un ulteriore passaggio della vicenda e porterà formalmente all’attenzione degli organismi competenti le questioni indicate dall’Associazione.
Sotto esame formazione e valutazione del rischio
Uno dei punti considerati centrali è quello relativo alla formazione degli specializzandi esposti al rischio biologico. L’Associazione chiede di verificare se siano state adottate tutte le misure necessarie per preparare adeguatamente i medici alle attività che prevedono il trattamento di materiale potenzialmente pericoloso.
La valutazione riguarda anche il sistema con il quale il rischio viene individuato e gestito all’interno dell’Istituto di Medicina legale.
La presenza di casi conclamati e di ulteriori positività ha infatti acceso l’attenzione sulle procedure adottate nella struttura e sulle condizioni nelle quali medici e specializzandi svolgono le proprie attività.
L’Associazione Liberi specializzandi in Medicina era già intervenuta in precedenza sulle condizioni di lavoro dei giovani medici. All’inizio dell’anno aveva avuto un confronto con Matteo Bassetti, direttore della Scuola di specializzazione in Malattie infettive dell’Università di Genova, proprio sulle condizioni nelle quali operano i medici in formazione.
Anaao Assomed denuncia criticità nella sicurezza
Alla posizione dell’Associazione si aggiunge quella di Anaao Assomed, che ha segnalato quelle che considera gravi lacune nella gestione del focolaio verificatosi all’Istituto di Medicina legale di Milano.
Secondo il sindacato, la vicenda evidenzierebbe un problema più ampio nella sicurezza e nella tutela dei dirigenti medici e degli specializzandi. Le risposte fornite dalla Scuola di Specializzazione vengono giudicate non adeguate rispetto alla gravità della situazione.
Anaao Assomed ritiene inoltre che sia mancato un intervento sufficientemente tempestivo per proteggere i medici in formazione dopo l’emersione del focolaio.
La questione viene quindi ricondotta dal sindacato a un tema strutturale, che non riguarderebbe esclusivamente i contagi rilevati ma anche le misure di prevenzione e protezione previste per chi lavora o svolge attività formativa nella struttura.
Chiesto l’aggiornamento della valutazione dei rischi
Tra le richieste avanzate da Anaao Assomed figura l’aggiornamento del Documento di valutazione dei rischi con specifico riferimento al rischio biologico.
Il sindacato chiede inoltre dotazioni impiantistiche adeguate nelle sale autoptiche, considerate un elemento essenziale per garantire condizioni di lavoro compatibili con le attività svolte nell’Istituto di Medicina legale.
Un’altra richiesta riguarda l’attivazione immediata del medico competente. Anaao Assomed sollecita inoltre una comunicazione chiara e trasparente nei confronti di tutti gli specializzandi interessati, affinché chi opera nella struttura possa disporre delle informazioni necessarie sulla situazione e sulle misure adottate.
Le richieste puntano quindi su prevenzione, informazione e gestione del rischio, con particolare attenzione alle attività che possono comportare esposizione a materiale biologico.
Le criticità già segnalate alla Regione Lombardia
Per Anaao Assomed, quanto avvenuto nell’Istituto milanese confermerebbe problematiche che il sindacato aveva già portato all’attenzione della Regione Lombardia sul fronte della sicurezza e delle condizioni di lavoro.
Il focolaio diventa così anche il punto di partenza per una nuova richiesta di intervento sulle misure destinate a tutelare sia i dirigenti medici sia gli specializzandi.
La posizione del sindacato converge con quella dell’Associazione Liberi specializzandi in Medicina sulla necessità di approfondire le condizioni nelle quali i giovani professionisti svolgono la propria attività formativa.
Al centro resta la necessità di chiarire quali procedure fossero operative prima dell’emersione dei casi e quali interventi siano stati adottati successivamente.
Accertamenti sull’origine del contagio
Resta inoltre da chiarire l’origine del contagio che ha determinato il focolaio. Le indagini dovranno contribuire a ricostruire la dinamica e a verificare gli elementi collegati alla diffusione dell’infezione.
Il quadro attualmente riferito comprende otto casi conclamati e sette persone risultate positive, per le quali è in corso una terapia di lunga durata.
Parallelamente agli accertamenti sanitari, il confronto si concentra sulle misure di sicurezza adottate nell’Istituto, sulla formazione degli specializzandi, sulla valutazione del rischio biologico e sulle condizioni delle sale nelle quali vengono svolte le attività.
La presentazione dell’esposto annunciata dall’Associazione Liberi specializzandi in Medicina aggiungerà un ulteriore elemento alla vicenda. Sicurezza, prevenzione e tutela dei medici in formazione restano i principali aspetti sui quali Associazione e Anaao Assomed chiedono verifiche e interventi.

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