Stretto di Hormuz, petroliere in transito dopo accordo Usa-Iran

Colloqui tecnici al via a Burgenstock dopo l’intesa

Petroliere di nuovo in marcia attraverso Hormuz

Le prime navi cisterna sono tornate a solcare le acque dello Stretto di Hormuz. Secondo i dati forniti dalle piattaforme di monitoraggio marittimo, due petroliere trasportanti complessivamente circa due milioni di barili di greggio hanno completato il transito nella giornata di lunedì 22 giugno. Poco dopo, anche due superpetroliere — ciascuna capace di caricare fino a due milioni di barili — sono state rilevate in navigazione nel Golfo Persico, con una di esse diretta verso il porto iracheno di Bassora, come confermato dalle analisi della società di intelligence energetica Kpler.

Si tratta di segnali concreti, anche se ancora parziali, di una ripresa del traffico commerciale in uno degli snodi marittimi più strategici del pianeta. Attraverso Hormuz transita circa il 20% del petrolio trasportato via mare, rifornendo Asia, Oceania, Europa e Africa. Il traffico complessivo resta tuttavia nettamente al di sotto dei livelli precedenti allo scoppio del conflitto: prima della guerra erano circa 120 le navi che vi transitavano ogni giorno.

La guerra iniziata il 28 febbraio e la chiusura dello stretto

La crisi dello Stretto di Hormuz è iniziata a seguito dell’attacco sferrato da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran il 28 febbraio 2026. A questa azione, Teheran ha risposto bloccando il traffico marittimo nello stretto il giorno successivo. Da allora, la chiusura ha provocato una delle più gravi perturbazioni energetiche degli ultimi decenni, spingendo i mercati globali a reagire con forte volatilità nei prezzi del petrolio e nelle assicurazioni marittime.

Nelle settimane successive, diversi tentativi di mediazione si sono succeduti senza esito. Soltanto con l’intensificarsi del coinvolgimento diplomatico di Pakistan e Qatar si è riusciti a costruire le condizioni per un accordo preliminare.

Il memorandum d’intesa e i sessanta giorni di trattativa

Stati Uniti e Iran hanno siglato un memorandum d’intesa destinato ad aprire una nuova fase diplomatica dopo mesi di forte tensione regionale. Il documento, formalizzato in Svizzera il 19 giugno, prevede sessanta giorni di colloqui per raggiungere un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano e sulla revoca delle sanzioni contro l’economia di Teheran.

L’accordo prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, il congelamento del programma nucleare di Teheran, la sospensione delle sanzioni petrolifere e lo sblocco di fondi iraniani congelati all’estero. Il documento è composto da quattordici punti ed è stato mediato da Pakistan e Qatar, con i negoziatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner a fronteggiare per Washington il rappresentante iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.

Washington sospende le sanzioni petrolifere fino al 21 agosto

Nella giornata di lunedì, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha compiuto un passo significativo sul versante economico. Ha emesso una licenza generale della durata di sessanta giorni che autorizza la produzione, la consegna e la commercializzazione di petrolio greggio, prodotti petrolchimici e derivati di origine iraniana. La misura è valida fino al 21 agosto 2026.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha motivato la decisione con i risultati dei colloqui in corso. In un comunicato ufficiale, ha sottolineato che l’Iran si è impegnato a garantire il libero passaggio nello Stretto di Hormuz e ad autorizzare il ritorno degli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) nel Paese. Proprio su quest’ultimo punto, il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha parlato di una vera e propria svolta, definendo il via libera agli ispettori dell’AIEA una pietra miliare nei rapporti tra le due nazioni.

I colloqui al Burgenstock tra progressi e tensioni

Al Burgenstock, hotel sul lago di Lucerna nel cuore della Svizzera, ha preso il via il primo ciclo di colloqui tra Iran e Stati Uniti per porre fine al conflitto. La delegazione americana era guidata da Vance, affiancato dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner. Per Teheran erano presenti Ghalibaf, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il governatore della Banca Centrale Abdolnaser Hemmati. A fare da mediatori, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, il feldmaresciallo Asim Munir e i rappresentanti del Qatar

Il vicepresidente Usa aveva espresso ottimismo per l’esito dei negoziati, dichiarando che “sono stati fatti progressi” e che era “tempo di una svolta”. Tuttavia, le trattative hanno subito un momento di forte tensione nel corso della giornata di sabato 21 giugno, quando le dichiarazioni minacciose di Donald Trump verso Teheran, pronunciate in un’intervista televisiva, hanno spinto la delegazione iraniana ad abbandonare temporaneamente la sede negoziale. L’Iran ha annunciato una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz dopo i raid israeliani in Libano.

Nonostante la fibrillazione, i colloqui tecnici sono poi ripresi. I mediatori hanno confermato il raggiungimento di una tabella di marcia verso un accordo definitivo e l’istituzione di un canale permanente per prevenire incidenti nello Stretto. È stata inoltre concordata la creazione di una cellula di de-escalation tra le parti e le autorità libanesi, con l’obiettivo di evitare nuove recrudescenze nei combattimenti tra Israele ed Hezbollah.

Il fronte libanese e il ruolo del Libano nell’accordo

Il cessate il fuoco in Libano rimane uno degli elementi più fragili dell’intera architettura negoziale. Il presidente libanese Joseph Aoun ha avuto una conversazione telefonica con il vicepresidente Vance nel corso della quale ha ribadito la necessità di mantenere la tregua e di frenare l’escalation militare israeliana. Alla telefonata hanno preso parte anche Jared Kushner e il primo ministro del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman al-Thani.

Il negoziatore della delegazione iraniana Hossein Ghorbanzadeh ha chiarito che i punti dell’accordo non saranno attuati fino a quando non sarà risolta la questione del conflitto in Libano. Una posizione che complica i tempi dell’implementazione, ma che riflette la centralità del dossier libanese nell’intera partita diplomatica.

Le parole del ministro Araghchi e l’impatto sui mercati

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affidato a X una valutazione positiva dei risultati negoziali. Ha attribuito alla mediazione di Pakistan e Qatar il merito di aver prodotto progressi concreti, citando esplicitamente la sospensione delle sanzioni petrolifere, lo sblocco parziale degli asset congelati e il via libera a un piano di ricostruzione per l’Iran. Ha infine indicato nella cellula di de-escalation in Libano la prima vera prova del nuovo equilibrio diplomatico.

I mercati finanziari hanno reagito con moderato ottimismo. I prezzi del petrolio sono scesi nelle contrattazioni asiatiche, riflettendo l’aspettativa di un aumento dell’offerta iraniana. Le principali borse dell’area Asia-Pacifico hanno guadagnato terreno, segnalando che gli operatori vedono nei progressi negoziali un segnale di allentamento della crisi energetica globale.

Cosa resta da definire nel percorso verso l’accordo finale

Il memorandum siglato a metà giugno rappresenta soltanto il primo atto di un processo diplomatico complesso. L’accordo finale dovrà essere approvato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Sul tavolo restano questioni di enorme portata: il perimetro definitivo del programma nucleare iraniano, la piena revoca delle sanzioni primarie e secondarie, la questione delle verifiche internazionali e il ritiro delle forze statunitensi dalla regione.

Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Mehr, le questioni relative al programma missilistico iraniano e al sostegno di Teheran ai gruppi armati regionali sarebbero escluse dal tavolo dei negoziati. Un nodo che potrebbe riemergere nelle fasi successive, rendendo più ardua la costruzione di un accordo definitivo e duraturo.

Per il momento, tuttavia, le prime petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz segnalano che la diplomazia ha aperto uno spiraglio concreto. I colloqui tecnici proseguiranno nel corso della settimana a Burgenstock, mentre il mondo osserva con attenzione ogni segnale proveniente dal Golfo Persico.

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