Sparatoria in piscina a Seriate (Bg), 4 fermi e arsenali sequestrati

Sparatoria in piscina a Seriate (Bg), 4 fermi e arsenali sequestrati

Indagini da Seriate a Vigevano, sequestrate armi e munizioni

📌 FLASH NEWS – Sparatoria alle piscine Aquamore di Seriate: la Procura di Bergamo chiude le prime indagini. Quattro indagati fermati; sequestrate armi da guerra, munizioni e droga nelle operazioni condotte dai Carabinieri sul territorio. BG


BERGAMO – Quattro indagati sottoposti a fermo e numerose armi da guerra sequestrate al termine della prima fase delle indagini sulla sparatoria avvenuta il 21 giugno 2026 alle piscine Aquamore di Seriate, in provincia di Bergamo. A ricostruire gli sviluppi investigativi è la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo, che il 4 settembre ha diffuso un comunicato firmato dal procuratore Maurizio Romanelli.

L’inchiesta, condotta dai Carabinieri e coordinata dall’autorità giudiziaria, ha seguito una lunga sequenza di accertamenti sviluppati tra Lombardia, Piemonte e Campania. Secondo la ricostruzione della Procura, la sparatoria di Seriate sarebbe stata preceduta da un altro grave episodio, avvenuto appena sei giorni prima nell’area boschiva di San Paolo d’Argon.

L’antecedente del 15 giugno nei boschi

Il primo episodio risale al 15 giugno 2026, quando nelle aree boschive di San Paolo d’Argon, vicino alla zona industriale, un gruppo composto da circa dodici persone con il volto nascosto da passamontagna sarebbe uscito dalla vegetazione mostrando fucili d’assalto tipo AK-47. Il gruppo si sarebbe quindi spostato in maniera organizzata sulla strada pubblica prima di allontanarsi utilizzando tre automobili.

Le successive attività investigative dei Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Bergamo avrebbero permesso di collegare l’episodio a un gruppo armato guidato, secondo gli investigatori, da un uomo indicato nel comunicato con il soprannome di “Botros”.

Per la Procura, l’obiettivo sarebbe stato quello di colpire esponenti di gruppi rivali attivi nello spaccio di stupefacenti nelle zone boschive della provincia bergamasca. In particolare, l’azione sarebbe stata indirizzata contro la fazione facente capo a E.R.M., indicato dagli inquirenti come gestore di aree utilizzate per lo spaccio nell’hinterland di Bergamo.

La spedizione del 15 giugno, tuttavia, non avrebbe consentito al gruppo di individuare le persone che intendeva raggiungere. Le indagini collocano in questo contesto quanto sarebbe accaduto pochi giorni dopo.

L’agguato alle piscine Aquamore di Seriate

Il 21 giugno 2026 sarebbe stato organizzato un nuovo agguato, questa volta all’interno dell’affollato impianto sportivo Aquamore di Seriate. Secondo la ricostruzione investigativa, un commando armato arrivò a bordo di una Peugeot 2008 risultata condotta da una persona che, al momento della diffusione del comunicato, non era ancora stata identificata.

Uno dei presunti componenti del commando, indicato dalla Procura come A.Z.A., avrebbe aperto il fuoco all’esterno della piscina utilizzando un Kalashnikov AK-47. Contemporaneamente “Botros”, armato di una pistola mitragliatrice Skorpion, avrebbe inseguito E.R.M. fino agli spazi del bar e della reception.

Nel complesso, secondo il documento della Procura, vennero esplosi almeno sette colpi con munizionamento calibro 7,62×39 e calibro 9 millimetri. La persona presa di mira riuscì a sottrarsi all’agguato fuggendo, superando la recinzione esterna e raggiungendo un canale adiacente.

Gli aggressori lasciarono rapidamente la zona a bordo dell’automobile. Partirono immediatamente le ricerche, alle quali partecipò anche un elicottero del 2° Nucleo Elicotteri di Orio al Serio. Alcune pattuglie dei Carabinieri intercettarono successivamente il mezzo tra Corsico e Abbiategrasso. Durante l’inseguimento i sospettati ebbero un incidente, abbandonarono il veicolo a Bareggio e proseguirono la fuga a piedi nella vegetazione.

I controlli dopo la sparatoria

Nelle ore e nei giorni successivi alla sparatoria, i Carabinieri predisposero servizi straordinari di controllo nel territorio di Seriate, con posti di controllo e identificazioni. L’obiettivo era individuare i responsabili e prevenire il ripetersi di episodi analoghi.

Parallelamente proseguirono gli approfondimenti sulla persona che sarebbe stata presa di mira nell’agguato. La Procura riferisce che E.R.M., già interessato da un’altra indagine in materia di stupefacenti e tentato omicidio, si era in precedenza sottratto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

La Corte d’Appello di Milano aveva quindi disposto nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’8 luglio i Carabinieri della Sezione Operativa di Bergamo lo individuarono su un’automobile partita da Brescia e diretta verso il Sud Italia.

Dopo un lungo pedinamento, l’uomo venne arrestato all’esterno del centro commerciale Campania di Marcianise, in provincia di Caserta. Nel corso dell’interrogatorio avrebbe fornito agli investigatori indicazioni sull’identità del proprio aggressore e altri elementi utilizzati per proseguire le indagini.

L’indagine si estende al traffico di droga

Un ulteriore contributo investigativo sarebbe arrivato dopo un’operazione antidroga condotta dalla Compagnia Carabinieri di Treviglio nel territorio di Martinengo, che portò all’arresto di tre persone.

Uno degli arrestati, già raggiunto da una misura cautelare emessa nell’ambito di un’indagine della Procura di Brescia per un omicidio avvenuto a Pontoglio, sarebbe stato in precedenza vittima di un altro agguato attribuito dagli investigatori al gruppo di “Botros”. Anche le informazioni fornite da questa persona avrebbero contribuito a delineare le modalità operative del gruppo e a indirizzare le ricerche.

Le attività della Sezione Operativa di Bergamo, con il supporto dei Carabinieri della Compagnia di Vigevano, permisero quindi di individuare “Botros” e un altro presunto componente del gruppo in due abitazioni di Vigevano.

La fuga durante il blitz di fine luglio

Nella notte tra il 30 e il 31 luglio, le Aliquote di Primo Intervento e le Squadre Operative di Supporto dell’Arma circondarono gli edifici per eseguire i decreti di perquisizione disposti dalla Procura di Bergamo.

I due indagati, accortisi della presenza dei militari, sarebbero riusciti però a fuggire a bordo di un’Audi A4. L’automobile venne successivamente abbandonata in un’area rurale di Castano Primo, nel Milanese. I fuggitivi proseguirono a piedi nella vegetazione, lasciando all’interno del veicolo telefoni cellulari immediatamente sequestrati dagli investigatori.

Le perquisizioni eseguite nelle abitazioni e nelle aree boschive frequentate dal gruppo tra Ozzero e Nerviano portarono al primo consistente ritrovamento: un fucile a pompa calibro 12, munizioni destinate a fucili AK-47 e circa 80 mila euro in contanti, somma che gli investigatori ritengono collegata all’attività di spaccio.

L’intervento del GIS a Vigevano

Le ricerche proseguirono fino all’individuazione di un nuovo luogo utilizzato dai fuggitivi a Vigevano, in corso Milano. Considerata, secondo gli inquirenti, la pericolosità degli indagati e la disponibilità di numerose armi da guerra, l’operazione venne affidata alle forze speciali del Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri, arrivate da Livorno e supportate dalle unità API e SOS provenienti da Milano.

Intorno alle 00.45 del 29 agosto 2026, gli operatori del GIS fecero irruzione nell’abitazione. Durante l’intervento “Botros” e A.Z.A., secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero tentato di sottrarsi alla cattura lanciandosi da una finestra del primo piano.

Il dispositivo di sicurezza predisposto intorno all’edificio consentì però di bloccare entrambi i sospettati, mettendo fine alla fuga.

Armi e stupefacenti nascosti nei boschi

Le indagini continuarono nelle ore immediatamente successive. I Carabinieri individuarono un’altra abitazione utilizzata da componenti del gruppo nel comune di Vermezzo. Gli accertamenti portarono quindi a identificare T.M., ritenuto responsabile, tra l’altro, della custodia e della gestione delle armi.

Nella notte tra il 30 e il 31 agosto gli investigatori seguirono l’uomo mentre avrebbe nascosto materiale in una zona boschiva di via Cascina Cascinetta, al confine tra Vittuone e Cisliano.

La successiva ricerca permise di rinvenire un Kalashnikov AK-47, un fucile d’assalto SIG 550, oltre cento proiettili calibro .223 Remington, sette proiettili calibro 7,62×35, oltre a sostanze stupefacenti. Nel comunicato vengono indicati 518 grammi di hashish, 56 grammi di eroina e 114 grammi di cocaina.

Il pedinamento fino a Oleggio

La mattina del 31 agosto, i Carabinieri seguirono un’automobile da Arluno fino a Oleggio, in provincia di Novara. A bordo si trovavano T.M. e un altro presunto complice, indicato come M.A.

I due avrebbero raggiunto una vasta area boschiva nei pressi di via Comignago, a Oleggio Castello, per verificare la presenza di altre armi occultate dal gruppo. Dopo circa novanta minuti uscirono dal bosco e furono nuovamente pedinati.

L’intervento scattò presso un fast food di Oleggio, dove entrambi furono bloccati dai Carabinieri della Sezione Operativa di Bergamo e successivamente sottoposti a fermo su provvedimento della Procura. Un terzo soggetto presente sull’automobile riuscì invece ad allontanarsi a piedi e, secondo il comunicato del 4 settembre, era ancora ricercato.

Il secondo deposito di armi da guerra

Ritenendo possibile la presenza di ulteriori armamenti nei boschi di Oleggio Castello, gli investigatori richiesero l’intervento dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori “Sicilia” e di un’unità specializzata nella ricerca di armi ed esplosivi del Nucleo Cinofili Carabinieri di Casatenovo.

Le ricerche consentirono di individuare tre punti di occultamento e quindi un secondo deposito interrato di armi da guerra. Furono sequestrati un Kalashnikov AKS-74 con trenta proiettili calibro 7,62×39 millimetri, un Kalashnikov SAD-58 con ventinove proiettili dello stesso calibro e un fucile d’assalto AR-15 con quarantanove proiettili calibro .223 Remington.

Il materiale sequestrato, comprese le sostanze stupefacenti, è stato affidato al RIS di Parma per gli accertamenti biologici, dattiloscopici e balistici. Gli esami dovranno verificare eventuali collegamenti con la scena della sparatoria e con i mezzi utilizzati durante le fughe.

Quattro fermati e indagini ancora aperte

I quattro fermati sono stati inizialmente condotti nel carcere di Bergamo e successivamente trasferiti in altri istituti penitenziari, una decisione adottata, secondo quanto riferisce la Procura, per evitare contatti con appartenenti a gruppi rivali.

La prima fase dell’attività investigativa ricostruita nel comunicato si chiude quindi con quattro fermi, il recupero di diversi fucili d’assalto, munizioni, denaro e sostanze stupefacenti, oltre alla ricostruzione dei diversi passaggi che gli investigatori ritengono collegati alla sparatoria del 21 giugno.

L’inchiesta, tuttavia, non è conclusa. La Procura della Repubblica di Bergamo precisa che gli accertamenti proseguono, anche in coordinamento con altre Procure, per ricostruire eventuali ulteriori vicende delittuose.

I procedimenti si trovano nella fase delle indagini preliminari. Per tutte le persone coinvolte resta pertanto ferma la presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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