Smantellato il traffico di cocaina dal Perù

Smantellato il traffico di cocaina dal Perù

Sei arresti tra Varese e Novara nel blitz delle forze dell’ordine

Un’articolata azione investigativa ha portato al smantellamento di un vasto canale di distribuzione di stupefacenti organizzato tra il Perù e l’Italia del Nord. L’operazione, conclusasi nel corso dell’ultimo weekend, ha visto convergere gli sforzi del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Varese, del Commissariato di Polizia di Busto Arsizio, della Squadra Mobile varesina e della Sezione di polizia giudiziaria presso la Procura. Sotto la direzione della magistratura bustocca, sei persone sono state fermate con l’accusa di importazione e spaccio di sostanze controllate in concorso.

L’inchiesta affonda le radici in una segnalazione partita dalla Direzione Centrale dei Servizi Antidroga di Roma. Gli investigatori romani avevano intercettato indizi di un imminente arrivo in Italia di un carico proveniente dal Sud America. Parallelamente, la Polizia di Stato stava già conducendo un’indagine autonoma sulle dinamiche di spaccio nel territorio di Lonate Pozzolo, dove emergevano tracce di una possibile connessione con canali di approvvigionamento estero. La convergenza tra le due investigazioni ha rappresentato la chiave per ricostruire l’intera filiera.

Il metodo sofisticato di occultamento

Il primo dettaglio che emerge dalle ricostruzioni investigative riguarda la tecnica di dissimulazione adottata dai trafficanti. Anziché spedire la cocaina con metodi tradizionali, i criminali l’avevano incorporata all’interno di cera d’api, rendendo il carico apparentemente innocuo. In questo modo, speravano di aggirare i controlli doganali e i sistemi di scannerizzazione aeroportuali. Il pacco, del peso complessivo di 19,5 chilogrammi, è stato identificato al terminal merci di Linate il 16 febbraio.

Le autorità hanno deciso di non procedere al sequestro immediato, bensì di mettere in pratica una strategia investigativa più sofisticata. Mediante un provvedimento di ritardato sequestro, gli analisti hanno potuto confermare la presenza di tracce significative di cocaina nella sostanza apparentemente inerte. Successivamente, il pacco è stato sottoposto a consegna controllata, trasformando il carico in uno strumento per risalire all’intera catena criminale.

Il nascondiglio nella natura

Il monitoraggio proseguì per oltre una settimana. I Carabinieri e gli agenti della Polizia di Stato mantennero una sorveglianza costante sul percorso della spedizione, documentando ogni movimento. Venerdì 27 febbraio, gli sospettati commisero l’errore decisivo: trasportarono il carico verso un boschetto nelle adiacenze di Prato Sesia, in provincia di Novara, scelto come punto di raccolta temporaneo. Qui, presumibilmente, intendevano procedere all’apertura del pacco e al successivo frazionamento della droga.

Le forze dell’ordine, coordinate perfettamente, circondarono l’area boschiva non appena gli indagati si avvicinarono allo stupefacente. Tre degli autori furono arrestati direttamente nel bosco, mentre cercavano di recuperare il carico. Il quarto membro del gruppo fu sorpreso poco dopo, durante il blitz condotto presso la sua abitazione a Prato Sesia.

La raffineria rudimentale

Ciò che gli investigatori scoprirono all’interno dell’immobile rappresentò un vero colpo investigativo. Nella casa dell’arrestato era stata allestita una vera e propria raffineria di droga clandestina, dotata di strumenti chimici, polveri e attrezzature verosimilmente destinate alla trasformazione e al confezionamento della sostanza. Qui la cocaina era rimasta conservata per ben nove giorni, in attesa della lavorazione.

Il sequestro non si limitò al carico originale di cera d’api contaminata. All’interno dell’abitazione gli inquirenti hanno trovato e posto sotto sequestro 400 grammi di cocaina già raffinata, 200 grammi di ketamina, 190 grammi di hashish e oltre un chilogrammo di marijuana. Inoltre, sono state rinvenute numerose munizioni da caccia di vari calibri e una carabina ad aria compressa, dettagli che arricchiscono il quadro complessivo dell’organizzazione criminale.

La fuga bloccata in autostrada

L’operazione antidroga non si esaurì con i primi quattro arresti. Le risultanze investigative successive portarono il team operativo a estendere ulteriormente il raggio d’azione. Sabato 28 febbraio, elementi del Commissariato di Busto Arsizio, coordinati con la Squadra Mobile di Varese e la Sottosezione Autostradale di Romagnano Sesia, intercettarono sull’autostrada A26 un’autovettura che trasportava due cittadini peruviani.

I due stranieri, una volta venuti a conoscenza del blitz al quale erano collegati, avevano avviato una fuga verso l’aeroporto di Orio al Serio, nella provincia di Bergamo, con l’intento di imbarcarsi su un volo di rimpatrio in Perù. Il tempestivo intervento delle forze dell’ordine al casello autostradale di Romagnano Sesia ha impedito la loro fuga, consentendo gli arresti con le medesime accuse rivolte agli altri indagati.

Il quadro complessivo emerso

Tra i sei fermati figurano quattro cittadini italiani e due peruviani, tutti associati alle carceri di Novara e Busto Arsizio. Le indagini, ancora in corso e coordinate dalla Procura bustocca con il supporto della Direzione Centrale Antidroga e in collaborazione con le autorità peruviane, hanno messo in luce un’organizzazione complessa. I trafficanti dispongono di contatti diretti con i cartelli del Sud America, permettendo loro di organizzare spedizioni di grandi volumi con metodologie sofisticate e variabili.

Questo ennesimo smantellamento di un canale criminale internazionale rappresenta un significativo successo delle forze di polizia italiane nella lotta al traffico di droga. Tuttavia, gli inquirenti sottolineano come le modalità di contrabbando si evolvano continuamente, imponendo alle autorità di adeguare costantemente le proprie strategie di contrasto. La sinergia dimostrata tra Carabinieri e Polizia di Stato, unite da un obiettivo comune sotto la regia della magistratura, ha permesso di sventare un’operazione criminale di significativa portata, proteggendo il territorio dalle conseguenze del traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

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