Smantellata presunta rete di spionaggio, due arresti a Roma ROS

Smantellata presunta rete di spionaggio, due arresti a Roma ROS

Indagine avviata nel 2025 coinvolge ex 007 e quattro militari

Due misure cautelari sono state eseguite nella mattinata di oggi dal Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma. L’operazione è stata condotta con il supporto del Gruppo di Intervento Speciale (GIS) e del Comando Provinciale Carabinieri di Roma.

I provvedimenti sono stati emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma nei confronti di due persone, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione e accesso abusivo a sistema informatico o telematico.

Contestualmente sono stati eseguiti decreti di perquisizione personale, domiciliare e informatica nei confronti dei destinatari delle misure cautelari e di altre cinque persone, indagate, a diverso titolo, per procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato e rivelazione di informazioni sottoposte a divieto di divulgazione.

L’inchiesta è partita nel maggio del 2025

L’indagine, avviata nel maggio 2025, ha dato origine a due distinti procedimenti penali, uno davanti alla Procura della Repubblica di Roma e l’altro presso la Procura Militare di Roma, coordinati secondo quanto previsto dall’articolo 371 del codice di procedura penale.

Le investigazioni sono state sviluppate attraverso attività tecniche, servizi di osservazione, controllo e pedinamento, consentendo agli investigatori di raccogliere elementi ritenuti significativi nei confronti del principale indagato.

Secondo l’ipotesi accusatoria, si tratta di un uomo di 59 anni, già appartenente al comparto dell’intelligence nazionale ed ex sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, sospettato di aver svolto attività di spionaggio in favore di un presunto agente dei servizi di intelligence russi, presente in Italia con copertura diplomatica.

Il presunto passaggio di informazioni riservate

Gli investigatori ritengono che il principale indagato fosse l’unico interlocutore del presunto agente straniero. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti dell’inchiesta, avrebbe raccolto informazioni considerate di interesse attraverso sei fonti, tra cui quattro militari attualmente in servizio, impiegati in incarichi caratterizzati da un elevato livello di riservatezza.

L’accusa sostiene che tali informazioni riguardassero notizie che, per motivi di sicurezza nazionale o per interessi politici interni e internazionali dello Stato, avrebbero dovuto rimanere segrete oppure non divulgabili.

Le attività investigative avrebbero inoltre documentato numerosi incontri tra il presunto agente dell’intelligence russa e il principale indagato. Durante tali contatti, sempre secondo l’ipotesi formulata dalla Procura, il funzionario straniero avrebbe manifestato specifiche esigenze informative, ricevendo successivamente documenti e notizie raccolti attraverso le fonti italiane.

Gli inquirenti contestano che le informazioni sarebbero state fornite in cambio di compensi economici, elemento che costituisce uno degli aspetti centrali dell’impianto accusatorio.

Coinvolta anche la Procura Militare

Nel corso del coordinamento investigativo è intervenuta anche la Procura Militare di Roma, che ha sviluppato autonomi approfondimenti nei confronti dei quattro militari in servizio coinvolti nell’indagine.

Per loro sono stati eseguiti, contestualmente a quelli della magistratura ordinaria, ulteriori decreti di perquisizione personale, locale e informatica.

I quattro militari risultano indagati, a vario titolo, anche per i reati di rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio e procacciamento di notizie segrete a scopo di spionaggio.

Indagini ancora nella fase preliminare

L’inchiesta si trova nella fase delle indagini preliminari. Le misure cautelari e i provvedimenti di perquisizione possono essere impugnati secondo quanto previsto dalla legge.

Come ricordato dagli stessi investigatori, tutti gli indagati devono essere considerati presunti innocenti fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.

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