L’analista russo: escalation possibile e difese non superate
📌 FLASH NEWS – Konstantin Sivkov avverte sul rischio di escalation tra Russia e Nato. L’analista russo parla di deterrenza nucleare, armi europee, fronte ucraino e possibili cambi ai vertici di Kiev, indicando il negoziato quale esito finale della guerra.
Il rischio di un’escalation tra Russia e Nato, fino all’ipotesi estrema di un confronto nucleare, viene evocato da Konstantin Sivkov, analista russo ed ex vicepresidente dell’Accademia di Studi Missilistici di Mosca. Sivkov sostiene che l’Alleanza Atlantica non avrebbe oggi la capacità di superare le difese antiaeree russe e respinge l’idea di una netta superiorità militare occidentale.
Le sue dichiarazioni arrivano in risposta alle posizioni espresse dal ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski, secondo quanto riportato nella fonte, sul rapporto di forze tra Nato e Russia. Sivkov ribalta questa valutazione e individua proprio nell’eventualità di una sconfitta uno dei possibili fattori di ulteriore escalation.
Il timore di un confronto nucleare
Secondo Sivkov, il pericolo maggiore emergerebbe qualora alcuni Paesi europei decidessero di ricorrere ad armi nucleari contro la Russia. In quella situazione, afferma l’analista, gli Stati che ospitano basi o arsenali atomici potrebbero diventare obiettivi delle forze russe.
Sivkov definisce quindi autentico il rischio di uno scontro nucleare, pur sottolineando di non auspicarlo. A suo giudizio, una simile eventualità produrrebbe conseguenze devastanti sia per l’Europa sia per la Russia, con un numero elevatissimo di vittime.
L’analista sostiene inoltre che Vladimir Putin starebbe cercando di perseguire gli obiettivi militari di Mosca evitando un passaggio verso l’impiego di armamenti atomici.
Nel 2026 il SIPRI ha comunque rilevato un aumento generale dell’importanza attribuita alle armi nucleari nelle strategie delle potenze e un crescente rischio di errore di calcolo ed escalation, mentre Russia e Stati Uniti continuano a detenere la larga maggioranza delle testate mondiali.
Il riferimento all’Italia
Nel corso dell’intervista Sivkov cita anche l’Italia, utilizzandola come esempio nell’illustrare le conseguenze potenziali di un conflitto nucleare.
Alla domanda se il territorio italiano possa trovarsi tra gli obiettivi russi, l’analista precisa che il riferimento non rappresenterebbe l’indicazione di un bersaglio attuale. Secondo la sua valutazione, Roma starebbe mantenendo una linea più equilibrata rispetto ai Paesi europei che, nella sua interpretazione, sostengono una politica maggiormente orientata allo scontro con Mosca.
Le sue parole restano quindi formulate come valutazioni e scenari prospettati dall’analista, senza l’indicazione nella fonte di decisioni operative riguardanti l’Italia.
Armi occidentali e attacchi contro la Russia
Un altro passaggio riguarda le forniture militari occidentali all’Ucraina. Sivkov richiama l’utilizzo dei missili Storm Shadow e Scalp e la presenza di componentistica europea nei sistemi impiegati dalle forze ucraine.
L’analista sostiene che Mosca potrebbe considerare i Paesi fornitori corresponsabili dell’impiego di tali armamenti contro obiettivi russi. Attribuisce però alla linea seguita dal Cremlino la scelta di non trasformare questa situazione in uno scontro diretto con gli Stati europei.
Il nodo delle capacità militari resta al centro del confronto anche all’interno della Nato. Analisi pubblicate in questi giorni evidenziano come la guerra in Ucraina abbia mostrato nuove vulnerabilità, soprattutto rispetto all’impiego massiccio di droni e alla dipendenza europea da alcuni sistemi di difesa statunitensi.
Sivkov esclude una nuova mobilitazione
Sul fronte ucraino, Sivkov respinge inoltre le indiscrezioni relative alla possibilità di una nuova mobilitazione russa. A suo giudizio, le informazioni diffuse su questo tema farebbero parte di una campagna volta a destabilizzare la Federazione Russa.
L’analista sostiene anche che la società russa continuerebbe a mantenere un livello elevato di consenso nei confronti di Vladimir Putin, nonostante gli effetti provocati dal conflitto, dagli attacchi con droni, dai problemi nell’approvvigionamento di carburante e dalle interruzioni dei servizi internet.
Sul dato del consenso, rilevazioni del Levada Center hanno registrato nel giugno 2026 un’approvazione dell’operato di Putin pari al 74%, in calo rispetto ai mesi precedenti; ad aprile e maggio era stata rilevata al 79%.
La prospettiva dei negoziati
Per Sivkov, tuttavia, la guerra non potrebbe concludersi esclusivamente attraverso le operazioni militari. L’analista afferma che ogni conflitto termina con un negoziato, pur prospettando per l’Ucraina scenari politici profondamente diversi dall’attuale assetto.
Nel corso dell’intervista arriva infatti a ipotizzare una rivolta interna contro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, un cambiamento dei vertici politici o un intervento delle forze armate. Si tratta di possibilità presentate da Sivkov come ipotesi e non accompagnate, nella fonte, da elementi che ne dimostrino la concreta preparazione.
L’analista sostiene inoltre l’esistenza di contrasti tra interessi britannici e statunitensi nella gestione della crisi ucraina, collegandoli anche alle dinamiche politiche interne di Kiev. Anche in questo caso le dichiarazioni vengono formulate come interpretazioni dello stesso Sivkov.
La vittoria militare considerata meno probabile
Nella parte conclusiva dell’intervista, Sivkov ridimensiona infine la possibilità che Mosca punti esclusivamente a ottenere una vittoria sul campo.
L’opzione militare rimarrebbe, secondo le sue parole, tra gli scenari possibili, ma sarebbe al momento meno probabile rispetto a una soluzione determinata da un cambiamento politico in Ucraina e da una successiva trattativa.
Il quadro tracciato dall’analista russo resta quindi centrato su due elementi: da una parte il rischio di una progressiva escalation tra Russia e Paesi Nato, dall’altra la convinzione che la conclusione della guerra debba passare, prima o poi, attraverso un negoziato politico.

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