La Corte d’Appello ribadisce la condanna per l’uccisione del padre
La Corte d’Appello di Sassari ha confermato la condanna a 24 anni di carcere per Alberto Picci, 50 anni, riconosciuto colpevole dell’omicidio del padre Giuseppe e dell’aggressione alla madre. La vicenda, che ha scosso profondamente la comunità di Santa Maria Coghinas, risale alla notte del 27 aprile 2022, quando l’uomo colpì il genitore con una fiocina e un coltello, ferendo gravemente anche la madre.
In un primo procedimento, Picci aveva scelto il rito abbreviato ed era stato condannato a 12 anni di reclusione, più tre da scontare in una struttura Rems, per il duplice tentato omicidio. La situazione giudiziaria si aggravò quando, nove mesi dopo l’aggressione, il padre morì a causa delle ferite riportate. A quel punto si aprì un nuovo processo, conclusosi lo scorso febbraio con una condanna a 13 anni e 4 mesi per omicidio volontario.
La somma delle pene ha portato a un totale di 24 anni di detenzione, ora confermati in Appello. La sentenza ribadisce la gravità del gesto e la responsabilità piena dell’imputato, che dovrà scontare una lunga pena detentiva.
Il caso ha suscitato grande attenzione non solo per la brutalità dell’aggressione, ma anche per il contesto familiare in cui è maturato. La comunità locale ha vissuto con dolore e sgomento la vicenda, che ha messo in luce dinamiche di violenza domestica e fragilità personali.
La conferma della condanna rappresenta un passaggio importante per la giustizia, che ha voluto sottolineare la necessità di tutelare le vittime e di dare un segnale forte contro i reati commessi in ambito familiare.
La vicenda di Picci rimane un monito sulla gravità delle tensioni che possono esplodere all’interno delle mura domestiche e sull’importanza di prevenire e intercettare situazioni di disagio prima che degenerino in tragedie.
(Zas/Adnkronos)

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