Cure e attese, il privato pesa più della media europea in Ue
📌 FLASH NEWS – Sanità, in Italia quasi 27 euro ogni 100 di spesa arrivano da fonti private. AISI segnala il peso di pagamenti diretti, fondi e polizze, mentre visite specialistiche e diagnostica restano al centro del nodo delle attese. SSN.
La spesa sanitaria privata assume un peso sempre più rilevante in Italia, soprattutto nel campo delle visite specialistiche, degli esami diagnostici e della prevenzione. Quasi 27 euro ogni 100 destinati alle cure provengono infatti da fonti private, una quota superiore ai circa 20 euro registrati mediamente nell’Unione europea.
A fotografare il fenomeno è un’analisi di AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, realizzata sulla base di dati provenienti da OECD, Commissione europea, European Observatory on Health Systems and Policies e IVASS. Il quadro mostra un sistema nel quale una parte consistente delle prestazioni viene finanziata direttamente dalle famiglie oppure attraverso assicurazioni e fondi sanitari.
Il dato riguarda in particolare quelle prestazioni alle quali i cittadini ricorrono con maggiore frequenza: visite specialistiche, diagnostica, odontoiatria, controlli e prevenzione. È proprio in questi settori che il rapporto tra disponibilità dell’offerta, tempi di accesso e capacità economica delle famiglie diventa più evidente.
Quasi un quarto della spesa pagato direttamente dalle famiglie
La componente principale della spesa privata è rappresentata dai cosiddetti pagamenti out-of-pocket, cioè sostenuti direttamente dai cittadini. Secondo i dati richiamati dall’analisi, questa voce rappresenta circa il 24% dell’intera spesa sanitaria italiana.
A questa percentuale si aggiunge un ulteriore 3% finanziato attraverso assicurazioni sanitarie volontarie. Ne deriva che quasi nove decimi della componente privata continuano a essere sostenuti direttamente dai nuclei familiari.
Non si tratta prevalentemente delle compartecipazioni richieste nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. I ticket obbligatori rappresentano infatti soltanto una parte dei pagamenti effettuati direttamente dai cittadini.
Una quota consistente delle risorse viene invece destinata all’acquisto di prestazioni fuori dal perimetro pubblico. Il fenomeno interessa soprattutto visite mediche, accertamenti diagnostici, odontoiatria, attività preventive e altri servizi sanitari.
Il dato evidenzia quindi un coinvolgimento economico diretto delle famiglie che va ben oltre il semplice pagamento dei ticket e riguarda una parte significativa dei percorsi assistenziali.
Specialistica e diagnostica segnano il divario con l’Europa
Uno dei dati più significativi riguarda l’assistenza ambulatoriale. In Italia, secondo il confronto riportato da AISI, soltanto il 58% della relativa spesa viene finanziato con fondi pubblici, mentre la media dell’Unione europea si colloca intorno al 77%.
La differenza riguarda prestazioni molto diffuse nella quotidianità dei cittadini. Rientrano in questo ambito visite specialistiche, ecografie, TAC, risonanze magnetiche e controlli periodici.
È quindi proprio nel settore della specialistica e della diagnostica che il ricorso alle risorse economiche private diventa particolarmente evidente.
Tra gli elementi indicati per interpretare questa dinamica figurano anche i tempi di attesa. Quando ottenere una prestazione attraverso il sistema pubblico richiede settimane o mesi, una parte dei cittadini sceglie di rivolgersi a strutture private per anticipare l’accesso alla visita o all’esame.
I tempi di accesso incidono sulle decisioni dei cittadini
La scelta del privato non coincide necessariamente con una mancanza di fiducia nei confronti del Servizio sanitario nazionale. In diversi casi può rispondere alla necessità concreta di ottenere una prestazione in tempi più brevi.
Fabio Vivaldi, direttore generale di AISI, sottolinea che quando una persona cerca direttamente una visita, un accertamento diagnostico o un percorso di prevenzione manifesta soprattutto la necessità di ricevere quella determinata prestazione nel momento in cui ne avverte il bisogno.
Il fattore tempo assume quindi un ruolo centrale. La possibilità di scegliere uno specialista, avere orari maggiormente flessibili, prenotare rapidamente oppure utilizzare determinate tecnologie può orientare alcuni cittadini verso il settore privato.
Per altri, invece, il ricorso alla prestazione a pagamento può derivare dalla difficoltà di conciliare i tempi disponibili nel pubblico con le proprie esigenze sanitarie.
Il fenomeno presenta dunque due aspetti contemporaneamente: da una parte la crescita dell’offerta sanitaria privata e, dall’altra, le difficoltà di accesso che possono manifestarsi nel sistema pubblico.
Assicurazioni sanitarie in forte crescita
Accanto ai pagamenti sostenuti direttamente dalle famiglie aumenta anche il ruolo delle assicurazioni sanitarie.
I dati IVASS richiamati da AISI indicano che nel 2024 la raccolta premi del ramo malattia ha raggiunto 4,403 miliardi di euro, registrando una crescita del 12,1% rispetto al 2023.
La tendenza è proseguita anche successivamente. Nei primi nove mesi del 2025 l’aumento indicato è stato pari a un ulteriore 12,7%.
La composizione della raccolta mostra inoltre il peso delle forme collettive. Il 49,5% dei premi deriva da polizze collettive collegate a fondi sanitari, mentre il 12,8% riguarda altre coperture collettive. Le polizze individuali rappresentano invece il 37,8%.
La sanità integrativa entra così progressivamente nei contratti di lavoro, nei fondi aziendali e nelle strategie utilizzate dalle famiglie per affrontare le spese mediche.
Non cambia soltanto la provenienza delle risorse. La presenza di una copertura assicurativa può incidere anche sulle modalità attraverso le quali vengono utilizzati i servizi sanitari.
La copertura assicurativa può modificare i percorsi di cura
Uno studio del 2025 citato nell’analisi di AISI e basato sulla European Health Interview Survey associa la disponibilità di un’assicurazione sanitaria volontaria a una maggiore probabilità di utilizzare prestazioni private.
L’incremento indicato è del 7,3% per le visite specialistiche e della stessa percentuale per il ricorso alla diagnostica.
Si configura così un meccanismo nel quale l’aumento delle coperture può accompagnarsi a una maggiore utilizzazione delle strutture private. Parallelamente, la crescente familiarità con queste prestazioni può alimentare l’interesse verso strumenti assicurativi capaci di ridurne l’impatto economico diretto.
Nella realtà quotidiana, tuttavia, i percorsi possono essere molto articolati. Servizio pubblico, pagamenti diretti, fondi e assicurazioni possono convivere nell’assistenza ricevuta dalla stessa persona.
Un cittadino può rivolgersi al medico di famiglia attraverso il SSN, effettuare successivamente una visita a pagamento, eseguire un accertamento presso una struttura accreditata e utilizzare infine una copertura assicurativa per un’altra prestazione.
Privato accreditato e prestazioni a pagamento restano distinti
L’analisi richiama anche una distinzione fondamentale quando si parla genericamente di sanità privata.
Il privato accreditato opera all’interno della programmazione sanitaria regionale e fornisce prestazioni rimborsate dal sistema pubblico sulla base dei relativi contratti.
La cosiddetta pura solvenza, invece, comprende le prestazioni che vengono pagate direttamente dal cittadino oppure finanziate attraverso assicurazioni e fondi.
In entrambi i casi l’erogatore può essere una struttura privata, ma cambia radicalmente il soggetto che sostiene economicamente la prestazione.
Questa differenza è essenziale per interpretare correttamente le statistiche sulla sanità privata e comprendere come vengono utilizzate le risorse disponibili.
Secondo AISI, il settore dispone già di professionisti, ambulatori, apparecchiature, strutture dedicate alla riabilitazione e centri per la prevenzione, risorse che rappresentano una capacità sanitaria presente nel Paese.
AISI richiama il rapporto tra sistema pubblico e privato
La presidente di AISI, Karin Saccomanno, invita a evitare una contrapposizione rigida tra i due modelli. Secondo la posizione espressa dall’associazione, pubblico e privato non devono essere considerati necessariamente come due sistemi alternativi.
Il tema centrale riguarda piuttosto il modo in cui le diverse componenti possono convivere, tenendo conto della funzione universalistica attribuita al Servizio sanitario nazionale.
Il SSN ha infatti il compito di garantire l’assistenza sulla base delle necessità sanitarie e non della disponibilità economica individuale.
La crescita della spesa privata assume quindi significati differenti a seconda delle ragioni che portano il cittadino a sostenerla. Quando riguarda servizi aggiuntivi scelti liberamente, rappresenta una forma di integrazione dell’offerta. Quando, invece, diventa necessaria per ottenere prestazioni essenziali entro tempi considerati compatibili con le esigenze di cura, emerge il problema dell’equità nell’accesso.
Liste d’attesa e reddito diventano una questione sociale
È proprio su questo terreno che le liste d’attesa assumono una dimensione che non riguarda esclusivamente l’organizzazione sanitaria.
Se la possibilità di abbreviare i tempi dipende dalla capacità di pagare direttamente una visita o un esame, il problema coinvolge anche le differenze economiche tra i cittadini.
La lettura dei numeri deve comunque tenere conto delle profonde differenze esistenti tra i sistemi sanitari europei. I Paesi dell’Unione adottano infatti modelli diversi di finanziamento, compartecipazione, rimborso, assistenza integrativa e rapporto tra operatori pubblici e privati.
La sola percentuale di spesa privata non consente quindi di stabilire automaticamente quale sistema sanitario offra risultati migliori.
Il confronto evidenzia tuttavia un elemento preciso: in Italia la componente privata della spesa sanitaria è sensibilmente superiore alla media europea, mentre specialistica e diagnostica rappresentano due degli ambiti nei quali il problema dell’accesso assume particolare rilevanza.
La capacità sanitaria disponibile e la tenuta del SSN
AISI propone di considerare la capacità produttiva delle strutture private come una risorsa disponibile all’interno di un sistema sanitario sottoposto a forti pressioni.
Fabio Vivaldi sostiene che il sostegno alla componente privata non debba essere interpretato automaticamente come un indebolimento di quella pubblica.
Il nodo riguarda quindi le condizioni attraverso le quali le differenti componenti possono operare garantendo ai cittadini standard adeguati. Qualità delle prestazioni, appropriatezza clinica, trasparenza dei costi, sicurezza del paziente e accessibilità rappresentano gli elementi indicati come centrali indipendentemente dalla natura pubblica o privata della struttura.
Il quadro delineato dai dati mostra comunque una trasformazione già significativa. Quasi 27 euro ogni 100 di spesa sanitaria provengono da risorse private e circa 24 vengono sostenuti direttamente dalle famiglie. Nello stesso tempo crescono le assicurazioni sanitarie e nell’assistenza ambulatoriale il finanziamento pubblico italiano risulta inferiore alla media europea riportata dall’analisi.
La rapidità delle cure resta il nodo centrale
Dietro le percentuali rimane quindi una domanda essenziale: comprendere perché una quota crescente di cittadini decida di sostenere direttamente il costo delle prestazioni.
Le motivazioni possono essere differenti. Alcuni scelgono liberamente servizi aggiuntivi, determinati professionisti o modalità organizzative considerate più adatte alle proprie necessità. Altri possono invece ricorrere alla spesa privata per ridurre i tempi necessari a ottenere una visita, un controllo o un esame diagnostico.
La distinzione è decisiva per valutare l’evoluzione del sistema. Nel primo caso il privato rappresenta un’opzione ulteriore all’interno dell’offerta sanitaria. Nel secondo, la spesa sostenuta direttamente dal cittadino diventa un indicatore delle difficoltà incontrate nell’accesso alle prestazioni pubbliche.
La sfida indicata dal quadro elaborato da AISI riguarda dunque la possibilità di utilizzare la capacità sanitaria disponibile nel Paese mantenendo al centro il principio dell’accessibilità. Il punto decisivo resta evitare che la rapidità con cui una persona riesce a ottenere le cure necessarie finisca per dipendere dalla propria disponibilità economica.

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