Sánchez sfida Meloni, l’Ucraina riaccende lo scontro europeo
Il premier spagnolo rivendica otto anni, Lavrov attacca Roma
📌 FLASH NEWS – Pedro Sánchez rivendica otto anni al governo e cita Giorgia Meloni. Sul fronte ucraino Sergey Lavrov attacca la premier italiana, mentre Volodymyr Zelensky apre ai compromessi e chiede nuove difese aeree per Kiev per la pace.
Pedro Sánchez rivendica la stabilità del proprio governo e chiama direttamente in causa Giorgia Meloni, mentre le tensioni tra Italia e Spagna si intrecciano con un’altra giornata segnata dalla guerra in Ucraina e dalle dichiarazioni di Sergey Lavrov contro la presidente del Consiglio italiana. Sul fronte diplomatico, intanto, Mosca auspica una ripresa dei negoziati trilaterali con Stati Uniti e Ucraina, mentre Volodymyr Zelensky si dichiara disponibile a compromessi ma ribadisce la necessità di rafforzare la difesa aerea del Paese.
Il presidente del governo spagnolo, intervistato dalla televisione pubblica Tve, ha confrontato la durata del proprio esecutivo con quella del governo guidato da Giorgia Meloni. Sánchez ha ricordato di essere alla guida della Spagna da oltre otto anni e ha richiamato i numerosi cambiamenti avvenuti nello stesso periodo alla guida dei principali Paesi europei.
Sánchez rivendica la stabilità del governo spagnolo
Il premier spagnolo ha ricordato che Giorgia Meloni ha recentemente celebrato gli oltre tre anni alla guida del governo italiano, sottolineando invece che la propria esperienza alla guida dell’esecutivo di Madrid supera gli otto anni.
Sánchez ha definito il proprio governo il più longevo dell’era democratica spagnola dopo quello di Felipe González. Nel tracciare il confronto europeo ha ricordato di avere visto, durante i propri anni alla guida della Spagna, diversi primi ministri britannici, francesi e italiani lasciare l’incarico.
Il riferimento alla durata del governo Meloni contiene tuttavia un’imprecisione: l’esecutivo italiano è in carica dal 2022. Il passaggio dell’intervista arriva inoltre in una fase di rapporti tesi tra Roma e Madrid, iniziata ad agosto dopo la crisi migratoria di Ceuta e la decisione italiana di ripristinare i controlli alle frontiere sospendendo l’applicazione dell’accordo di Schengen.
Il confronto con Germania e altre economie europee
Sánchez ha collegato la durata del proprio governo anche alla situazione politica di altri Paesi dell’Unione europea. Dopo le elezioni in Sassonia-Anhalt, ha richiamato il dibattito sulla tenuta del governo tedesco guidato da Friedrich Merz.
Secondo il premier socialista, la stabilità politica raggiunta dalla Spagna sarebbe uno dei fattori alla base dei risultati economici registrati dal Paese. Sánchez ha indicato una crescita quattro volte superiore alla media europea e, dal periodo della pandemia, la creazione di quasi mezzo milione di nuovi posti di lavoro ogni anno.
Il presidente del governo ha riconosciuto contemporaneamente l’esistenza di difficoltà interne, citando in particolare il problema degli alloggi. Nel complesso, però, ha sostenuto che i risultati economici e sociali collochino la Spagna in una posizione favorevole nel confronto con le altre grandi economie europee.
Elezioni spagnole previste nel 2027
Nel corso dell’intervista a Tve, Sánchez ha affrontato anche il tema della conclusione della legislatura. Il 2027 resta l’anno indicato per le prossime elezioni politiche spagnole, mentre la scelta della data rientra nelle prerogative attribuite al presidente del governo dalla Costituzione.
Rispondendo all’ipotesi di una consultazione durante l’estate del 2027, Sánchez non ha indicato una data precisa. Ha spiegato che la decisione verrà assunta valutando quello che riterrà essere il momento più opportuno per l’interesse generale dei cittadini spagnoli.
Il confronto politico europeo si sviluppa contemporaneamente a una nuova fase di tensione sul conflitto ucraino, dove alle operazioni militari si affiancano i tentativi di riaprire un percorso negoziale.
Lavrov attacca Meloni sulla strategia per l’Ucraina
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov è intervenuto durante la trasmissione russa «Il Grande Gioco», dedicando parte delle proprie dichiarazioni alle posizioni assunte dai Paesi europei e chiamando direttamente in causa Giorgia Meloni.
Secondo Lavrov, in alcuni Paesi, tra i quali l’Italia, emergerebbero periodicamente segnali di maggiore realismo rispetto alla guerra, anche se Mosca ritiene che dietro le richieste di un cessate il fuoco possa esserci il tentativo di guadagnare tempo.
Il ministro russo ha inserito Giorgia Meloni e il presidente finlandese tra i leader europei che hanno parlato della necessità di arrivare a una cessazione delle ostilità. La valutazione di Mosca resta però fortemente critica rispetto alle condizioni che potrebbero accompagnare una tregua.
Mosca respinge garanzie simili all’articolo 5 Nato
Lavrov ha contestato in particolare l’eventualità che la parte dell’Ucraina rimasta sotto il controllo di Kiev possa ricevere garanzie di sicurezza paragonabili a quelle previste dall’articolo 5 del Trattato di Washington.
Il ministro degli Esteri russo ha inoltre respinto l’ipotesi di un dispiegamento di forze internazionali di stabilizzazione sul territorio controllato dall’Ucraina. Mosca considera una soluzione di questo tipo sostanzialmente equivalente a un ingresso dell’Ucraina nella Nato senza una formale adesione all’Alleanza.
Lavrov ha ribadito che personale e strutture militari eventualmente dispiegati sarebbero considerati dalla Russia obiettivi legittimi. Nel suo intervento ha inoltre accusato i governi europei di voler mantenere l’attuale assetto politico ucraino, utilizzando nei confronti di Kiev definizioni e accuse che fanno parte della narrativa politica russa sul conflitto.
Cremlino favorevole a nuovi colloqui trilaterali
Accanto alle dichiarazioni di Lavrov arriva però un segnale sul versante diplomatico. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha affermato che la Russia si aspetta una ripresa, in un futuro prossimo, dei negoziati trilaterali tra Mosca, Washington e Kiev.
Peskov ha parlato dell’esistenza di una volontà politica comune per tornare al formato trilaterale, spiegando che i contatti con gli interlocutori americani stanno continuando.
Il Cremlino ha tuttavia escluso che nell’immediato possa essere elaborata una vera e propria roadmap per la soluzione della guerra. La prospettiva indicata da Mosca resta quindi quella di una ripresa dei colloqui, senza che sia stato ancora definito un percorso operativo condiviso.
Zelensky apre ai compromessi ma chiede più difese
Anche Volodymyr Zelensky ha affrontato il tema delle trattative parlando con alcuni media internazionali. Il presidente ucraino ha dichiarato che Kiev è pronta a valutare compromessi e ha sostenuto che sul tavolo esistono idee considerate valide e interessanti per affrontare la conclusione del conflitto.
Zelensky ritiene però indispensabile un coinvolgimento dell’Europa nei negoziati, perché le questioni in discussione riguardano non soltanto la sicurezza ucraina, ma quella dell’intero Occidente.
In attesa di sviluppi diplomatici, Kiev considera essenziale continuare a ricevere armamenti statunitensi destinati alla difesa antimissile. Il presidente ucraino ha ringraziato gli Stati Uniti anche per il ruolo svolto nel tentativo di sbloccare il confronto tra Russia e Ucraina attraverso le recenti missioni di Steve Witkoff e Jared Kushner.
Zelensky punta sul programma Freyja
Il presidente ucraino ha descritto anche l’ultima attività della difesa aerea del Paese. Secondo i dati da lui forniti, le forze ucraine avrebbero affrontato circa 180 obiettivi, riuscendo ad abbatterne il 90%, compresi alcuni missili balistici e oltre tre dozzine di missili da crociera.
Zelensky ha giudicato positivamente il risultato, precisando però che non è sufficiente a garantire la protezione del territorio. Kiev continua quindi a chiedere missili e sistemi per contrastare gli attacchi russi.
In questo quadro rientra anche il programma Freyja, sul quale il presidente ucraino auspica il sostegno degli Stati Uniti. La richiesta di ulteriori capacità antimissile resta una delle priorità indicate da Kiev mentre proseguono i tentativi diplomatici.
Dodici morti negli attacchi russi in Ucraina
Sul terreno, intanto, almeno 12 persone sono state uccise e altre 71 ferite negli attacchi russi registrati in Ucraina nelle ultime 24 ore, secondo le autorità locali citate nel resoconto.
A Kiev nove persone sono rimaste ferite dopo un attacco aereo che ha interessato un edificio residenziale di 24 piani nel quartiere di Darnytskyi. Nell’oblast della capitale sono stati segnalati altri due morti e sette feriti, tra i quali due bambini.
Secondo Tymur Tkachenko, capo dell’amministrazione statale regionale di Kiev, sono stati danneggiati complessivamente 31 siti, comprendenti abitazioni, condomini, strutture produttive, magazzini, edifici amministrativi e veicoli.
Attacchi anche sul territorio russo
La guerra ha continuato a produrre vittime anche in Russia. A Novorossiysk, secondo il governatore della regione di Krasnodar Veniamin Kondratyev, quattro persone, tra cui un bambino, sono morte durante un attacco con droni.
Altre 29 persone sono rimaste ferite e tre risultavano in gravi condizioni. Sono stati inoltre segnalati danni a una chiesa ortodossa, un asilo, edifici privati e palazzi residenziali.
Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che 596 droni ucraini sarebbero stati abbattuti durante la notte. Le rispettive operazioni militari continuano quindi mentre Stati Uniti, Russia e Ucraina valutano la possibilità di tornare al tavolo negoziale e il confronto politico europeo si fa più acceso, coinvolgendo direttamente anche Italia e Spagna.

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