Cnel e sindacati chiedono più tutele contro il lavoro precario!
🚴Oltre 42mila rider lavorano senza contratto da dipendenti e con il caldo devono scegliere tra salute e reddito. Al Cnel confronto tra istituzioni, sindacati ed esperti: al centro tutele, contratti, sicurezza e recepimento della direttiva Ue entro il 2026.
Il confronto al Cnel sulle condizioni dei rider
Sono oltre 42mila i rider che in Italia svolgono la propria attività senza un contratto di lavoro dipendente, una condizione che, con l’emergenza caldo delle ultime settimane, torna al centro del dibattito istituzionale e sindacale. Il tema è stato affrontato durante un incontro al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), dove rappresentanti delle istituzioni, organizzazioni sindacali, esperti di diritto del lavoro e lavoratori hanno discusso delle criticità che interessano il settore del food delivery.
Secondo le stime illustrate durante il confronto, i rider attivi in Italia sono circa 45mila. Di questi, soltanto circa 2.500 risultano assunti come lavoratori dipendenti, grazie all’applicazione del contratto della logistica adottato da Just Eat. Tutti gli altri operano invece come lavoratori autonomi, senza poter contare sulle tutele previste dal lavoro subordinato.
Il caldo accentua una situazione già critica
L’ondata di calore rende ancora più evidente una problematica che, secondo gli intervenuti, esiste da tempo. In molte città e regioni italiane sono state adottate ordinanze che vietano o limitano il lavoro all’aperto nelle ore caratterizzate dalle temperature più elevate.
Per i rider formalmente autonomi, però, la sospensione dell’attività coincide spesso con la perdita del reddito, poiché non possono accedere agli strumenti di sostegno economico previsti per altre categorie di lavoratori.
Durante il confronto, Renato Brunetta, presidente del Cnel, ha evidenziato come il semplice blocco delle attività non rappresenti una risposta sufficiente. Secondo Brunetta, interrompere il lavoro senza prevedere un sostegno economico significa trasferire interamente il peso dell’emergenza climatica sui lavoratori, che si trovano costretti a scegliere tra la tutela della salute e la necessità di continuare a percepire un compenso.
La proposta di un fondo dedicato
Nel corso dell’incontro è stata avanzata anche l’ipotesi di creare un fondo bilaterale di settore con partecipazione pubblica, destinato a compensare economicamente i rider nei periodi in cui le condizioni climatiche rendono necessario interrompere l’attività .
Brunetta ha tuttavia sottolineato come l’emergenza caldo rappresenti soltanto uno degli aspetti della questione, mentre il nodo principale rimane quello dell’inquadramento contrattuale e delle tutele permanenti.
Secondo il presidente del Cnel, il confronto aperto presso il Ministero del Lavoro dovrà produrre risultati concreti sia sul fronte della prevenzione sia su quello della qualificazione del rapporto di lavoro, anche alla luce delle disposizioni contenute nel decreto del Primo Maggio.
Usb: serve il contratto della logistica
La posizione di Usb Slang è netta. La coordinatrice nazionale Elena Lott ha ribadito che non è accettabile lasciare ai lavoratori la scelta tra esporsi ai rischi provocati dalle temperature elevate oppure rinunciare al proprio reddito.
Per il sindacato, il modello basato sui cosiddetti “falsi autonomi” deve essere superato, riconoscendo la natura subordinata del rapporto di lavoro e applicando il contratto collettivo nazionale della logistica.
Usb richiama inoltre l’attenzione sulla direttiva europea dedicata ai lavoratori delle piattaforme digitali, che dovrà essere recepita entro il 2 dicembre 2026. Secondo il sindacato, questo rappresenta un passaggio decisivo per modificare in maniera strutturale le condizioni lavorative di migliaia di rider.
Un tavolo permanente al Ministero del Lavoro
Anche Lorenzo Montanari, del coordinamento nazionale Usb Slang, ha sostenuto la necessità di affrontare il problema in modo stabile e non soltanto durante le emergenze climatiche.
Secondo Montanari, senza una revisione complessiva del sistema contrattuale qualsiasi intervento rischia di limitarsi a soluzioni temporanee, incapaci di incidere sulle cause profonde della precarietà .
Per questo motivo è stata avanzata la richiesta che il Cnel favorisca l’apertura di un confronto stabile presso il Ministero del Lavoro, dedicato sia alle misure di sicurezza sia al riconoscimento della subordinazione dei rider.
La lettura della giuslavorista
La giuslavorista Giulia Druetta, intervenuta durante il convegno, ha descritto una situazione nella quale i rider risultano autonomi soltanto dal punto di vista formale.
Secondo la professionista, la necessità economica impedisce nella pratica ai lavoratori di scegliere liberamente se lavorare oppure no, costringendoli spesso ad affrontare turni molto lunghi anche durante le giornate caratterizzate da temperature elevate.
Druetta ha inoltre ricordato come, nelle controversie affrontate davanti ai tribunali, venga frequentemente riconosciuta la natura subordinata del rapporto di lavoro.
La giuslavorista ha osservato che l’applicazione di un contratto garantirebbe non solo migliori condizioni economiche, ma anche maggiori tutele sul piano della sicurezza e della prevenzione degli infortuni, aspetti oggi ritenuti ancora insufficientemente garantiti.
La questione della rappresentanza
Nel corso dell’incontro è intervenuta anche Paola Palmieri, consigliera del Cnel, che ha definito la situazione dei rider una realtà caratterizzata da condizioni di sfruttamento e ricattabilità che coinvolgono decine di migliaia di persone.
Palmieri ha sottolineato come la vicenda non riguardi esclusivamente il lavoro nel settore del food delivery, ma rappresenti anche un tema più ampio di rappresentanza sindacale e di regolazione del mercato del lavoro.
Secondo la consigliera, la necessità di una disciplina capace di offrire certezza ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali interessa anche altri comparti produttivi, dalla logistica al trasporto ferroviario fino al settore cinematografico.
Contratti e sicurezza restano il nodo centrale
Dal confronto svoltosi al Cnel emerge un punto condiviso: l’emergenza caldo ha riportato all’attenzione pubblica una situazione che coinvolge migliaia di lavoratori delle piattaforme digitali, ma il tema principale resta quello del riconoscimento dei diritti contrattuali.
Il dibattito ha evidenziato come la protezione della salute, il sostegno economico durante gli stop imposti dalle alte temperature, il rafforzamento delle misure di sicurezza e il riconoscimento del lavoro subordinato costituiscano aspetti strettamente collegati.
In attesa del recepimento della direttiva europea e degli sviluppi del confronto istituzionale, la questione dei rider continua così a rappresentare uno dei principali temi aperti nel panorama del lavoro sulle piattaforme digitali in Italia.

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