Ankara porta il caso Flotilla davanti alla giustizia globale
📌 FLASH NEWS – La Turchia chiede all’Interpol una red notice per Benjamin Netanyahu nell’inchiesta sulla Global Sumud Flotilla. Ankara cita il procedimento di Istanbul e le accuse contestate; dura replica dell’ufficio del premier israeliano
Ankara chiede l’intervento dell’Interpol
La Turchia ha chiesto all’Interpol l’emissione di una red notice nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nell’ambito del procedimento giudiziario avviato per l’attacco contro gli attivisti che si trovavano a bordo della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza.
A rendere nota l’iniziativa è stato il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek, che ha riferito gli sviluppi del caso attraverso una dichiarazione pubblicata sulla piattaforma social turca NSosyal.
Il procedimento è pendente davanti all’11ª Corte penale di Istanbul e riguarda complessivamente 35 imputati. Tra questi figurano Benjamin Netanyahu e il funzionario israeliano Afek Moskovitch.
La vicenda giudiziaria riguarda quanto avvenuto in acque internazionali alla Global Sumud Flotilla. Le autorità giudiziarie turche stanno esaminando le responsabilità contestate nell’ambito dell’azione contro gli attivisti presenti sulle imbarcazioni.
I mandati di arresto risalgono al 14 luglio
Un passaggio decisivo del procedimento era arrivato il 14 luglio 2026, quando erano stati emessi mandati di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu e Afek Moskovitch con l’accusa di genocidio.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa turca Anadolu, proprio questi provvedimenti hanno portato il ministero della Giustizia della Turchia a chiedere al ministero dell’Interno di attivare la procedura necessaria presso l’Interpol.
La richiesta riguarda quindi l’emissione di un mandato di cattura internazionale, attraverso una red notice, nei confronti dei due soggetti interessati dai provvedimenti giudiziari.
Il caso entra così in una nuova fase, con Ankara che tenta di estendere sul piano internazionale gli effetti delle decisioni adottate nell’ambito del procedimento aperto davanti al tribunale di Istanbul.
Le accuse contestate nel procedimento di Istanbul
Il quadro delle contestazioni indicato dal ministro Akin Gurlek comprende diverse ipotesi di reato particolarmente gravi.
Nel procedimento sono formulate accuse di crimini contro l’umanità, genocidio, privazione aggravata della libertà, lesioni personali intenzionali e tortura.
A queste si aggiungono le contestazioni per danneggiamento di proprietà, rapina aggravata e dirottamento di mezzi di trasporto.
Si tratta delle accuse formulate nell’ambito del procedimento turco e che dovranno essere valutate dalla magistratura competente. La richiesta all’Interpol arriva mentre il giudizio risulta ancora in corso davanti all’11ª Corte penale di Istanbul.
Gurlek ha ribadito la posizione del governo turco sostenendo che Ankara intende proseguire l’azione giudiziaria relativa ai fatti contestati.
Gurlek: il procedimento deve andare avanti
Nel suo intervento, il ministro della Giustizia turco ha assunto una posizione netta sulla prosecuzione dell’iniziativa giudiziaria.
Akin Gurlek ha affermato che la Turchia non intende consentire che i presunti crimini commessi a Gaza vengano sottratti all’accertamento giudiziario o che i responsabili possano beneficiare di una condizione di impunità.
La richiesta di una red notice per Benjamin Netanyahu e Afek Moskovitch si inserisce quindi nella linea adottata dalle autorità turche dopo l’emissione dei mandati di arresto del 14 luglio.
La decisione ha immediatamente provocato una reazione da parte israeliana, trasformando il passaggio giudiziario in un nuovo motivo di durissimo confronto politico tra Ankara e Gerusalemme.
La risposta dell’ufficio di Benjamin Netanyahu
Alla richiesta turca ha replicato direttamente l’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, attraverso una nota incentrata sul presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
La risposta israeliana respinge l’iniziativa promossa da Ankara e rivolge pesanti accuse nei confronti del presidente della Turchia.
Nella nota, Erdogan viene definito dall’ufficio di Netanyahu “un dittatore antisemita”. Il comunicato israeliano sostiene inoltre che il presidente turco abbia massacrato i curdi, offra rifugio a membri di Hamas, occupi metà di Cipro e abbia fatto incarcerare giornalisti e avversari politici.
Si tratta delle accuse formulate dall’ufficio del primo ministro israeliano nella replica alla decisione annunciata dalla Turchia.
Israele respinge la richiesta avanzata da Ankara
La nota israeliana prosegue accusando Recep Tayyip Erdogan di voler estendere quella che viene definita la sua aggressione contro Israele anche alla Siria.
L’ufficio di Benjamin Netanyahu afferma che Israele non accetterà questa impostazione e respinge la richiesta turca all’Interpol.
La replica qualifica inoltre l’iniziativa di Ankara come un tentativo di intimidire i dirigenti politici e i militari israeliani.
Secondo la posizione espressa dall’ufficio del premier, tale iniziativa non riuscirà a raggiungere il proprio obiettivo. La risposta contiene anche la definizione di Israele come unica vera democrazia del Medio Oriente.
Il confronto assume dunque contemporaneamente una dimensione giudiziaria e politica, con le autorità turche impegnate sul procedimento di Istanbul e il governo israeliano che contesta duramente l’iniziativa.
Al centro il caso della Global Sumud Flotilla
Il punto di partenza dell’intera vicenda resta l’episodio relativo alla Global Sumud Flotilla, che era diretta verso Gaza.
Il procedimento aperto in Turchia prende in esame quanto accaduto agli attivisti a bordo delle imbarcazioni e coinvolge 35 persone indicate come imputate.
Tra loro assumono particolare rilievo Benjamin Netanyahu e Afek Moskovitch, destinatari dei mandati di arresto emessi il 14 luglio.
La richiesta di coinvolgere l’Interpol mira ora a dare una dimensione internazionale ai provvedimenti adottati dalla magistratura turca.
La decisione è stata comunicata dal ministro della Giustizia Akin Gurlek, mentre il procedimento prosegue davanti all’11ª Corte penale di Istanbul.
Il confronto tra Turchia e Israele si sposta sul piano giudiziario
L’iniziativa turca aggiunge quindi un nuovo elemento alle già forti tensioni tra i due governi.
Da una parte Ankara sostiene la necessità di procedere sul piano giudiziario rispetto alle accuse formulate nel fascicolo relativo alla Global Sumud Flotilla. Dall’altra, l’ufficio di Benjamin Netanyahu respinge l’iniziativa e concentra la propria risposta sulla figura di Recep Tayyip Erdogan.
Al momento la richiesta riguarda formalmente l’attivazione della procedura presso Interpol per una red notice nei confronti di Netanyahu e Moskovitch.
Il procedimento resta quello incardinato davanti al tribunale di Istanbul, dove dovranno essere esaminate le accuse formulate nei confronti dei 35 imputati.
La vicenda prosegue dunque su due piani paralleli: quello giudiziario, legato all’inchiesta turca e alla richiesta internazionale, e quello politico e diplomatico, segnato dallo scontro verbale tra Ankara e l’ufficio del primo ministro israeliano.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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