Raid Usa e sauditi in Iraq, milizie filo-iraniane nel mirino

Raid Usa e sauditi in Iraq, milizie filo-iraniane nel mirino

Nel mirino le Forze di mobilitazione popolare filo-iraniane.

🥷 Usa e Arabia Saudita colpiscono in Iraq le Forze di mobilitazione popolare. Nel mirino la rete che comprende fazioni filo-iraniane, tra cui Kataeb Hezbollah, al-Nujaba e Kataeb Sayyid al-Shuhada, legate a Teheran sciite.


Stati Uniti e Arabia Saudita hanno colpito in Iraq obiettivi riconducibili alle Forze di mobilitazione popolare, conosciute anche come Al Hashid Al Shaabi. Si tratta di una vasta rete di formazioni armate irachene, prevalentemente sciite, all’interno della quale operano potenti fazioni filo-iraniane considerate da tempo una minaccia da Washington.

Le Forze di mobilitazione popolare rappresentano una realtà complessa nel panorama militare e politico iracheno. La loro origine risale al 2014, durante l’avanzata dello Stato islamico in Iraq, quando il Paese si trovò a fronteggiare una grave offensiva jihadista e una situazione di forte pressione sul proprio apparato di sicurezza.

La nascita durante l’avanzata dello Stato islamico

La formazione delle Forze di mobilitazione popolare è collegata alla fatwa dell’ayatollah Ali al-Sistani, massima autorità religiosa sciita in Iraq. L’appello arrivò mentre lo Stato islamico avanzava nel territorio iracheno e mirava a mobilitare forze in grado di contribuire alla difesa del Paese.

Alla chiamata risposero gruppi armati filo-iraniani, ai quali si affiancarono numerosi volontari iracheni provenienti da diverse aree dell’Iraq. Da quella mobilitazione nacque una rete composta da organizzazioni con caratteristiche, strutture e riferimenti differenti.

Nel corso degli anni una parte consistente di queste formazioni è stata addestrata dagli iraniani. Un ruolo centrale è stato assunto da gruppi armati sostenuti da Teheran, alcuni dei quali avevano già combattuto contro le forze statunitensi dopo l’avvio delle operazioni militari americane in Iraq nel 2003.

Il ruolo di Qasem Soleimani

Nella gestione delle attività delle formazioni vicine all’Iran ebbe un ruolo di primo piano Qasem Soleimani, generale iraniano e comandante della Forza Quds dei Guardiani della rivoluzione.

Soleimani supervisionava le missioni legate alle formazioni sostenute da Teheran ed era una figura centrale nella rete di rapporti costruita dall’Iran nella regione. Il generale venne ucciso in un raid statunitense a Baghdad, evento che privò la Forza Quds di uno dei suoi principali comandanti.

Il rapporto sviluppato negli anni tra alcune milizie irachene e Teheran resta uno degli elementi centrali per comprendere la composizione delle Forze di mobilitazione popolare e il motivo per cui determinate fazioni vengono considerate dagli Stati Uniti una minaccia ai propri interessi.

L’integrazione nelle forze di sicurezza irachene

Un passaggio decisivo arrivò nel 2016, quando una legge stabilì l’integrazione delle Forze di mobilitazione popolare nell’apparato di sicurezza dell’Iraq. La rete entrò così formalmente nel sistema delle forze regolari irachene.

L’anno successivo le formazioni parteciparono alla fase che portò alla sconfitta dello Stato islamico in Iraq. La loro posizione, tuttavia, è rimasta articolata per la presenza al loro interno di decine di gruppi differenti.

Tra questi figurano anche brigate appartenenti a potenti organizzazioni armate filo-iraniane inserite dagli Stati Uniti nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Alcune fazioni sono inoltre accusate di ricevere attraverso il governo iracheno gli stipendi destinati ai propri uomini, continuando però ad agire con un livello di autonomia rispetto alle istituzioni statali.

La Resistenza islamica in Iraq

Una parte dei gruppi filo-iraniani appartiene anche alla Resistenza islamica in Iraq, alleanza che durante il conflitto ha rivendicato centinaia di attacchi contro obiettivi statunitensi presenti in Iraq e in altre aree della regione.

Queste organizzazioni si riconoscono nel cosiddetto asse della resistenza guidato da Teheran, la rete che comprende anche Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen e Hamas nella Striscia di Gaza.

La presenza di queste fazioni all’interno o accanto alle Forze di mobilitazione popolare rende il quadro iracheno particolarmente articolato. Le strutture formalmente inserite nel sistema di sicurezza nazionale convivono infatti con organizzazioni caratterizzate da forti legami con l’Iran e da una propria capacità operativa.

Kataeb Hezbollah tra le formazioni più attive

Tra i gruppi indicati come maggiormente attivi figura Kataeb Hezbollah, formazione responsabile negli anni di attacchi contro interessi statunitensi in Iraq. L’organizzazione ha anche perso propri comandanti durante raid condotti dagli Stati Uniti.

Accanto a Kataeb Hezbollah operano Kataeb Sayyid al-Shuhada e il movimento al-Nujaba, altre formazioni appartenenti all’area filo-iraniana.

La loro presenza non è limitata necessariamente alle strutture condivise con le Forze di mobilitazione popolare. In alcuni casi i gruppi sono presenti nelle basi riconducibili alla rete, mentre dispongono anche di strutture proprie, depositi di armi e siti utilizzati per la produzione di droni.

Una rete armata con strutture differenti

Il quadro delle Forze di mobilitazione popolare non coincide quindi con quello di una singola organizzazione militare. Al Hashid Al Shaabi comprende decine di gruppi e brigate, nati in circostanze differenti e caratterizzati da rapporti diversi con lo Stato iracheno e con l’Iran.

La rete si è sviluppata nel momento più difficile della lotta contro lo Stato islamico, è stata successivamente integrata nelle strutture di sicurezza irachene e ha contribuito alle operazioni contro l’organizzazione jihadista.

Allo stesso tempo, alcune delle sue componenti più potenti mantengono stretti rapporti con Teheran e fanno parte di un sistema regionale di alleanze che si estende oltre i confini iracheni.

Sono proprio queste fazioni filo-iraniane, con le loro basi, infrastrutture e capacità operative, a trovarsi al centro degli obiettivi colpiti da Stati Uniti e Arabia Saudita in Iraq.

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