Stabilità politica e conti pubblici, ma restano salari e Pil
📌 FLASH NEWS – Il governo Meloni raggiunge il record di durata della Repubblica: spread sceso rispetto al 2022, occupazione ai massimi e deficit ridotto. Restano però i nodi di crescita, debito pubblico e potere d’acquisto dei salari. reali
Il governo raggiunge il record di durata
Quattro anni a Palazzo Chigi e un primato destinato a entrare nella storia politica della Repubblica. Il governo guidato da Giorgia Meloni, insediatosi il 22 ottobre 2022, raggiunge venerdì 4 settembre i 1.413 giorni di permanenza in carica, superando la durata del secondo governo di Silvio Berlusconi, rimasto in carica tra il 2001 e il 2005.
Il traguardo consegna all’esecutivo un dato politico difficilmente contestabile: la continuità della maggioranza e della guida del governo per quasi un’intera legislatura. Un elemento che ha avuto riflessi anche sulla percezione internazionale dell’Italia e che Fratelli d’Italia pone al centro del bilancio dei primi quattro anni.
Il partito della presidente del Consiglio sintetizza questa impostazione nello slogan “Il governo più stabile, l’Italia più forte”, scelto anche per la manifestazione nazionale organizzata a Bari per celebrare il record.
La durata dell’esecutivo, tuttavia, rappresenta soltanto una parte del bilancio. Sul terreno economico emergono indicatori positivi, a cominciare dallo spread e dall’occupazione, insieme a problemi ancora irrisolti: crescita debole, debito pubblico elevato e perdita di potere d’acquisto dei salari.
Lo spread dai 233 punti del 2022 agli 83 del 2026
Uno degli indicatori maggiormente utilizzati per valutare la percezione del rischio sul debito italiano è il differenziale tra i rendimenti dei Btp decennali italiani e dei Bund tedeschi.
Quando il governo Meloni si insediò nell’ottobre 2022, lo spread si trovava intorno ai 233 punti base. Alla chiusura del primo settembre 2026 il differenziale era sceso a circa 83 punti, mentre il rendimento del decennale italiano si attestava al 4,17%.
La contrazione del differenziale indica una riduzione del premio al rischio richiesto dagli investitori rispetto ai titoli tedeschi. Il dato deve tuttavia essere letto all’interno di un quadro europeo più ampio, perché sull’andamento dello spread incidono sia i movimenti dei rendimenti tedeschi sia le condizioni generali dei mercati obbligazionari.
Anche altri Paesi europei hanno registrato una riduzione dei rispettivi differenziali. Resta comunque significativo il cambiamento intervenuto sulla valutazione del rischio italiano rispetto alla situazione dell’autunno 2022.
Fratelli d’Italia, nel documento preparato per il quarto anniversario dell’esecutivo, indica un differenziale arrivato intorno agli 80 punti base e collega direttamente il risultato alla stabilità politica e alla politica economica seguita dal governo.
Giorgetti e la linea della prudenza sui conti
Dietro l’andamento dei titoli di Stato c’è anche la politica di bilancio seguita dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sostenuta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nonostante le richieste di maggiore spesa emerse in diversi momenti anche all’interno della maggioranza.
Già nei primi cento giorni dell’esecutivo lo spread era sceso verso quota 175 punti. La prima legge di bilancio del governo aveva adottato una linea improntata alla prudenza fiscale, impostazione mantenuta successivamente insieme al rispetto dei vincoli europei e all’attuazione degli interventi collegati al Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Sul fronte del deficit, il rapporto con il Pil è sceso al 3,4% nel 2024 e al 3,1% nel 2025. Le previsioni indicate per il 2026 prospettano una possibile discesa sotto la soglia del 3%.
Il percorso non ha ancora risolto, però, il problema strutturale rappresentato dal debito pubblico.
Il debito supera quota 3.200 miliardi
Lo stock complessivo del debito pubblico italiano ha superato nel 2026 la soglia dei 3.200 miliardi di euro. Tra gli elementi che incidono sull’andamento vengono indicati gli effetti finanziari del Superbonus e il costo degli interessi.
In rapporto al Pil, il debito era pari al 134,7% nel 2024 ed è salito al 137,1% nel 2025. Le proiezioni indicate dal Documento di Finanza Pubblica e dall’Ufficio parlamentare di bilancio collocano il possibile picco del 2026 sopra il 138%.
È quindi su questo versante che emerge uno dei principali elementi di vulnerabilità dei conti italiani. La riduzione dello spread rende meno gravoso il finanziamento del debito rispetto a uno scenario caratterizzato da un differenziale molto più elevato, ma la dimensione dello stock continua a condizionare le possibilità di manovra della politica economica.
Un milione di occupati in più rispetto al 2022
Tra i dati rivendicati dall’esecutivo emerge soprattutto il mercato del lavoro. A luglio 2026 gli occupati risultano 24,3 milioni, contro i 23,2 milioni del novembre 2022.
Il saldo supera quindi un milione di occupati aggiuntivi, mentre il tasso di occupazione raggiunge il 63,2%. Parallelamente, la disoccupazione generale è indicata al 5,8%, oltre due punti in meno rispetto alla fine del 2022.
Anche la disoccupazione giovanile nella fascia tra 15 e 24 anni risulta in diminuzione, passando dal 24% del settembre 2022 al 18,9%.
Fratelli d’Italia sottolinea inoltre l’aumento dei lavoratori a tempo indeterminato e il livello raggiunto dall’occupazione femminile. Nel documento diffuso dal partito vengono indicati 16,583 milioni di lavoratori permanenti nel luglio 2026, contro 15,250 milioni del novembre 2022, insieme a una riduzione di 534 mila lavoratori precari.
Governo e opposizioni divisi sulla qualità del lavoro
Proprio l’interpretazione dei dati occupazionali costituisce uno dei principali terreni di confronto politico. Il governo considera l’aumento dei contratti permanenti una risposta alle accuse secondo cui la crescita dell’occupazione sarebbe stata sostenuta prevalentemente da forme di lavoro precario.
Le opposizioni, in particolare Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, concentrano invece l’attenzione sulla qualità dei posti creati, sul part-time involontario, sui rapporti a termine e soprattutto sul livello delle retribuzioni.
Un ulteriore elemento del confronto riguarda gli inattivi, cioè le persone che non lavorano e non cercano attivamente un’occupazione. Secondo le opposizioni, questo dato deve essere considerato insieme alla diminuzione del tasso ufficiale di disoccupazione per ottenere una fotografia più completa del mercato del lavoro.
Il confronto politico si sposta quindi dalla semplice quantità degli occupati alla qualità dell’occupazione e alla capacità dei salari di sostenere il costo della vita.
Crescita economica ancora debole
Se lavoro e spread rappresentano due degli indicatori utilizzati dal governo per sostenere la propria politica economica, il quadro cambia quando l’attenzione si sposta sulla crescita.
Il Pil italiano è aumentato in volume dello 0,5% nel 2025, mentre per il 2026 le indicazioni contenute nel materiale fornito collocano l’incremento intorno allo 0,5-0,6%.
Sono percentuali che confermano una crescita contenuta e mantengono aperto uno dei problemi strutturali dell’economia italiana.
A questo si aggiunge la questione delle retribuzioni reali. Nel quadriennio viene indicata una perdita del potere d’acquisto dei salari nell’ordine dell’8%, mentre l’inflazione continua a rappresentare una delle principali variabili per famiglie e imprese.
Anche la produzione industriale resta un osservato speciale, nonostante i segnali di moderata ripresa registrati nel secondo trimestre del 2026.
De Molli: gli investitori apprezzano la stabilità
Sul rapporto tra continuità politica e fiducia economica è intervenuto anche Valerio De Molli, managing partner e amministratore delegato di The European House-Ambrosetti.
In vista del Forum di Cernobbio, in programma dal 4 al 6 settembre, De Molli ha sottolineato che imprese e investitori attribuiscono valore alla stabilità indipendentemente dal colore politico del governo.
Secondo il manager, la durata dell’esecutivo offre continuità alle politiche e una maggiore visibilità sulle prospettive future, soprattutto se confrontata con la tradizionale instabilità che ha caratterizzato numerose fasi della storia repubblicana.
De Molli ha richiamato anche l’attenzione internazionale verso il modello italiano, riferendo che in ambienti politici francesi viene osservata l’evoluzione di Fratelli d’Italia e del governo Meloni anche in relazione alle prospettive del Rassemblement National.
Inflazione, tassi e futuro dell’economia europea
Tra le questioni indicate da De Molli figura anche l’inflazione. Il managing partner di The European House-Ambrosetti considera il fenomeno una fonte di preoccupazione, pur ricordando la capacità delle imprese italiane di adattarsi agli shock energetici e alle variazioni del quadro internazionale.
Un eventuale aumento dei tassi da parte della Banca centrale europea potrebbe produrre nuovi effetti sulla crescita nei prossimi mesi. A pesare sulle prospettive restano inoltre gli sviluppi dei conflitti internazionali e le loro conseguenze sui prezzi dell’energia e sugli scambi.
Per l’Unione europea, De Molli indica come prioritaria l’accelerazione verso un vero mercato interno nei settori bancario, delle telecomunicazioni e dell’energia, considerato uno strumento necessario per rafforzare competitività e sicurezza.
A Bari la manifestazione per il record
Il primato di durata sarà celebrato politicamente venerdì 4 settembre a Bari, nell’area del Terminal Crociere del porto.
La manifestazione inizierà nel pomeriggio, mentre l’intervento di Giorgia Meloni è previsto alle 19.20 sul palco allestito davanti al mare. Gli organizzatori indicano oltre 5 mila accrediti già registrati e più di 70 autobus prenotati da diverse regioni italiane. La capienza dell’area viene stimata intorno alle 10 mila persone.
Prima dell’evento, intorno alle 16.30, il presidente del Senato Ignazio La Russa renderà omaggio a una targa dedicata a Pinuccio Tatarella nell’area portuale, insieme a rappresentanti della dirigenza locale di Fratelli d’Italia.
Alla manifestazione sono attesi parlamentari italiani ed europei, ministri e sottosegretari del partito, oltre a rappresentanti delle altre forze della maggioranza. Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani dovrebbe intervenire in collegamento video.
Sicurezza rafforzata nell’area portuale
L’organizzazione prevede circa 300 volontari, in larga parte militanti pugliesi di Gioventù Nazionale. Sono state predisposte specifiche misure per gli accessi al porto, con l’utilizzo del Varco Caracciolo e del Varco della Vittoria e servizi navetta per raggiungere la zona della manifestazione.
Il corteo promosso da movimenti e associazioni di sinistra per contestare le politiche del governo non è stato autorizzato dalla Questura nella forma inizialmente prevista. L’iniziativa potrebbe quindi trasformarsi in una manifestazione in piazza del Ferrarese.
La giornata di Bari assumerà così un doppio significato: da una parte la celebrazione politica della durata dell’esecutivo, dall’altra l’apertura di una fase nella quale maggioranza e opposizioni inizieranno a confrontarsi sempre più direttamente sul bilancio economico e sociale della legislatura.
Stabilità finanziaria e crescita, la sfida verso le elezioni
Dopo quattro anni, il bilancio presenta quindi indicatori che procedono in direzioni differenti. La riduzione dello spread, il calo del deficit e l’aumento dell’occupazione rappresentano i principali dati utilizzati dal governo per rivendicare la solidità della propria azione.
Sul versante opposto restano il peso del debito pubblico, la crescita limitata, l’andamento della produzione industriale e soprattutto la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni.
È su questo terreno che si sposterà progressivamente il confronto politico. Il record di durata certifica la stabilità dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. La fase successiva sarà invece misurata sulla capacità di trasformare quella continuità politica e la maggiore fiducia registrata sui mercati in crescita economica, produttività e redditi reali più elevati.

Commenta per primo