Putin prepara l’escalation, Mosca minaccia Londra e la Nato

Putin prepara l'escalation, Mosca minaccia Londra e la Nato
Putin prepara l'escalation, Mosca minaccia Londra e la Nato

Missili su Kiev e minacce a Londra, la diplomazia è in stallo

📌 FLASH NEWS – Mosca valuta un’ulteriore escalation della guerra in Ucraina, con possibili attacchi missilistici più intensi contro Kiev. La Russia minaccia inoltre siti militari britannici, mentre resta aperta l’ipotesi di nuovi colloqui a settembre.


La Russia starebbe valutando una nuova escalation militare in Ucraina, mentre il percorso diplomatico per arrivare a una soluzione del conflitto appare sostanzialmente bloccato. Secondo fonti vicine al Cremlino citate da Bloomberg e riprese dai media ucraini, Mosca prenderebbe in considerazione un’intensificazione degli attacchi condotti con potenti missili balistici convenzionali.

Tra i possibili obiettivi figurerebbero Kiev, compresa l’area centrale della capitale, e infrastrutture situate in altre città ucraine. Il quadro descritto dalle fonti si inserisce in una fase nella quale le distanze politiche tra Russia e Ucraina continuano a essere profonde e i tentativi di raggiungere un’intesa non hanno prodotto una svolta.

Parallelamente, Mosca ha rivolto un avvertimento diretto al Regno Unito, prospettando possibili azioni contro installazioni militari britanniche in risposta agli attacchi ucraini effettuati sul territorio russo utilizzando armamenti forniti da Londra.

Zakharova avverte Londra sulle possibili conseguenze

La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, durante un briefing con i giornalisti, ha indicato che un’eventuale risposta potrebbe interessare installazioni militari britanniche presenti in Ucraina e potenzialmente anche strutture situate altrove.

L’avvertimento rappresenta un ulteriore elemento di tensione nei rapporti tra Mosca e i Paesi occidentali che sostengono militarmente Kiev. Dal punto di vista russo, infatti, il coinvolgimento occidentale non sarebbe limitato alla consegna degli armamenti.

All’interno della leadership di Mosca sarebbe cresciuta la convinzione che gli attacchi condotti dall’Ucraina possano beneficiare direttamente dell’assistenza degli Stati membri della Nato, attraverso armi, intelligence e altre forme di supporto militare.

Questa valutazione contribuisce a rendere ancora più complesso il quadro internazionale, perché amplia il confronto oltre il territorio ucraino e aumenta il rischio di nuove tensioni tra Russia e Paesi dell’Alleanza Atlantica.

Putin e il possibile contraccolpo russo

Il presidente russo Vladimir Putin non sarebbe intenzionato a fermare le operazioni militari a causa delle sanzioni occidentali o degli attacchi ucraini contro raffinerie, infrastrutture energetiche e reti logistiche russe.

Secondo le fonti vicine al Cremlino, il leader russo riterrebbe insufficienti questi strumenti di pressione per modificare la strategia di Mosca. Putin, parlando nel fine settimana con un giornalista della televisione di Stato, ha inoltre prospettato la possibilità di una risposta più pesante.

Il presidente russo ha sostenuto che gli attacchi ucraini non avrebbero provocato conseguenze decisive sull’economia nazionale. Ha quindi accusato Kiev di avere creato una situazione capace di generare un contraccolpo, affermando che Mosca potrebbe prendere di mira i settori considerati maggiormente sensibili dell’economia ucraina.

Le dichiarazioni arrivano mentre Russia e Ucraina hanno aumentato negli ultimi mesi la portata degli attacchi effettuati sui rispettivi territori.

Budanov indica settembre per nuovi possibili colloqui

Nonostante il deterioramento della situazione militare, rimane aperta una possibilità diplomatica. Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio presidenziale ucraino, ha indicato settembre come possibile periodo per una ripresa dei colloqui con la Russia.

Budanov, intervistato da Novyny.live e citato da Interfax-Ucraina, ha spiegato che Kiev punta a rilanciare il percorso negoziale e che nelle prossime settimane potrebbero verificarsi ulteriori sviluppi.

Alla domanda sulla possibilità di un nuovo confronto diretto tra rappresentanti ucraini e russi, Budanov ha manifestato la speranza che l’incontro possa effettivamente svolgersi.

Kiev auspica inoltre un coinvolgimento degli Stati Uniti, considerato necessario nel tentativo di riportare le parti al tavolo delle trattative. Al momento, tuttavia, non vengono indicati accordi definitivi sulla convocazione di un nuovo incontro.

Il negoziato resta lontano da una soluzione

Gli sforzi diplomatici americani non hanno finora consentito di superare le profonde divergenze tra Mosca e Kiev. Secondo le informazioni riportate dalle fonti citate, il Cremlino non farebbe più affidamento sull’ipotesi di un’intesa collegata al precedente vertice di Anchorage tra Vladimir Putin e Donald Trump.

Una delle questioni centrali continua a riguardare il Donetsk. L’ipotesi presa in considerazione avrebbe previsto pressioni statunitensi sull’Ucraina affinché accettasse di cedere alla Russia la regione orientale nell’ambito di un accordo complessivo.

Kiev ha però continuato a respingere la richiesta di trasferire a Mosca il controllo della fascia fortificata di città del Donetsk che le forze russe non sono riuscite a conquistare completamente durante gli anni di combattimenti.

Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva evidenziato a giugno una diversa interpretazione degli accordi rispetto a quella attribuita alla Russia. Dopo il successivo incontro con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov nelle Filippine, Rubio aveva indicato la necessità di individuare nuove formule per cercare di superare lo stallo.

Ratcliffe a Mosca per il confronto con l’intelligence russa

Nel delicato scenario diplomatico si inserisce anche la visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, che martedì ha incontrato rappresentanti russi.

I contenuti dettagliati dei colloqui non sono stati resi pubblici. Il direttore del Servizio di intelligence estera russo, Sergei Naryshkin, ha comunque confermato di avere incontrato Ratcliffe, precisando che il confronto ha riguardato questioni rientranti nelle competenze delle rispettive agenzie.

Naryshkin ha presentato il colloquio come parte delle normali relazioni operative tra i vertici dei servizi di intelligence.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, tuttavia, la missione avrebbe avuto anche l’obiettivo di avvertire il Cremlino sui rischi legati a un eventuale attacco contro un Paese appartenente alla Nato.

I timori americani e la replica del Cremlino

Le valutazioni dell’intelligence statunitense riportate dal Wall Street Journal indicherebbero la possibilità che Vladimir Putin possa tentare nei prossimi anni di mettere alla prova la capacità di risposta dell’Alleanza Atlantica attraverso un’azione limitata contro uno Stato membro.

Tra gli scenari ipotizzati figurerebbero un attacco informatico oppure un’incursione terrestre di dimensioni contenute, potenzialmente diretta contro uno dei Paesi baltici.

Il Cremlino ha respinto nettamente questa ricostruzione. Il portavoce Dmitry Peskov ha definito queste notizie degli “spauracchi”, sostenendo che non corrispondano alle intenzioni della Federazione Russa.

La distanza tra le valutazioni occidentali e la posizione ufficiale di Mosca conferma il livello di diffidenza raggiunto tra le parti mentre continua il conflitto in Ucraina.

Il dibattito sulle armi nucleari tattiche

La nuova fase di tensione avrebbe riaperto anche una discussione interna russa sull’eventuale ricorso, come misura estrema, alle armi nucleari tattiche.

Secondo le fonti citate, il tema sarebbe maggiormente presente nel dibattito tra le componenti russe favorevoli a una linea militare più dura. Non emergono tuttavia segnali che indichino preparativi concreti della Russia per utilizzare armi nucleari nel conflitto ucraino.

Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center, considera estremamente basso il rischio di un simile sviluppo. Finché Mosca conserverà la possibilità di aumentare la pressione militare attraverso armamenti convenzionali, avrebbe infatti scarsi incentivi a superare la soglia nucleare.

Lo scenario resta quindi caratterizzato da forti tensioni militari, minacce reciproche e un negoziato ancora privo di risultati concreti. Sullo sfondo rimane l’ipotesi indicata da Kiev di una ripresa dei colloqui a settembre, mentre Mosca continua a valutare le proprie opzioni militari e diplomatiche.

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