Ponte sullo Stretto, tre indagati per corruzione a Roma

Ponte sullo Stretto, tre indagati per corruzione a Roma

Le perquisizioni del Ros toccano case e uffici fino a Frosinone

L’indagine della Procura di Roma

Ponte sullo Stretto – La Procura di Roma ha avviato un’indagine per corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. La notizia è emersa nella mattinata di martedì 9 giugno 2026, attraverso una nota ufficiale firmata dal procuratore capo Francesco Lo Voi. Nel corso delle perquisizioni, svolte a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone, sono stati rinvenuti e sequestrati diversi dispositivi elettronici e documenti che verranno sottoposti a specifiche valutazioni e analisi per appurarne la valenza probatoria in relazione alle ipotesi di reato contestate. ANSATgcom24

Chi sono i tre indagati

Secondo quanto si apprende, i tre indagati dalla Procura di Roma sarebbero Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti ed ex numero uno della sezione giurisdizionale del Lazio; Giacomo Francesco Saccomanno, componente del Cda della società Stretto di Messina Spa fino a tre settimane fa e commissario regionale della Lega in Calabria — che in passato ha anche collaborato direttamente con Matteo Salvini al ministero dei Trasporti come consulente esperto — e Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria. Fanpage

I tre sarebbero indagati in concorso tra loro per corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio. Le accuse sono al vaglio dell’autorità giudiziaria e dovranno essere verificate nel corso delle indagini. AGI

Il presunto schema corruttivo

Secondo quanto emerge dalla nota diffusa dalla Procura capitolina, l’avvocato e l’imprenditore indagati, al fine di condizionare l’esame della Corte dei Conti in favore della società Stretto di Messina Spa, avrebbero avvicinato il giudice contabile. A questi ultimi due si attribuisce anche il tentativo di coinvolgere altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera.

Il giudice della Corte dei Conti avrebbe fornito aggiornamenti sull’andamento della procedura, dando informazioni sugli orientamenti interni dei colleghi e dettagli sulle discussioni in Camera di Consiglio. Un elemento che configurerebbe, secondo i magistrati inquirenti, la violazione del segreto d’ufficio su atti e deliberazioni ancora in corso.

Il nodo del parere negativo del 29 ottobre 2025

Centrale nell’inchiesta è la decisione sfavorevole emessa dalla Corte dei Conti il 29 ottobre 2025 sul progetto definitivo del Ponte. Il magistrato contabile avrebbe esaminato quella decisione sfavorevole, impegnandosi a predisporre, nell’interesse della Stretto di Messina Spa, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società, manifestando in cambio l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata. Si tratta di un passaggio che, nelle ipotesi accusatorie, collegherebbe direttamente le presunte utilità promesse all’ex magistrato con le sorti del procedimento amministrativo sull’opera. ANSA

La posizione della società Stretto di Messina Spa

La società concessionaria ha preso nettamente le distanze dall’inchiesta. L’amministratore delegato Pietro Ciucci ha dichiarato che la notizia è stata accolta con sorpresa, ribadendo che la società è totalmente estranea ai fatti e confermando la massima disponibilità a collaborare con le autorità inquirenti, con l’impegno di adottare tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto. Il Sole 24 ORE

L’ad Ciucci prevede di completare l’iter approvativo del progetto entro la fine dell’estate 2026, per aprire la fase realizzativa nell’ultimo trimestre dell’anno. Un calendario ambizioso che l’inchiesta potrebbe rendere ancora più incerto.

Le reazioni politiche

L’indagine ha immediatamente scatenato reazioni trasversali nel panorama politico italiano. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha definito l’inchiesta l’ennesima conferma dei problemi che circondano il progetto, richiamando l’attenzione sui 13,5 miliardi di euro stanziati e invocandone il reimpiego in favore di famiglie, sanità e infrastrutture locali.

Sul fronte del centrosinistra liberale, il segretario di Azione Carlo Calenda ha espresso una posizione critica sull’allocazione delle risorse, sottolineando come Sicilia e Calabria versino in condizioni difficili quanto a strade e ferrovie. Calenda ha aggiunto di non essere sorpreso dall’inchiesta, lasciando intendere che la vicenda potrebbe avere sviluppi più ampi di quelli emersi finora.

Il contesto dell’opera e i prossimi passi

Il Ponte sullo Stretto di Messina è da decenni al centro del dibattito politico e infrastrutturale italiano. Il progetto definitivo, approvato dal governo Meloni e affidato alla società pubblica Stretto di Messina Spa, è stato oggetto di un lungo iter di controllo da parte della magistratura contabile. I due indagati non magistrati avrebbero anche tentato di avvicinare altri giudici ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale.

L’inchiesta si inserisce in una fase delicata: il governo è ancora al lavoro per superare i rilievi della Corte dei Conti e portare a compimento l’approvazione definitiva prima dell’avvio dei cantieri. Le perquisizioni del Ros e i sequestri di dispositivi informatici aprono ora una nuova e imprevista variabile su un progetto che vale oltre 13 miliardi di euro di risorse pubbliche.

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