Smantellata rete familiare tra Rosarno e Taurianova
L’operazione denominata “Smile” ha portato allo smantellamento di una rete dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti attiva nella Piana di Gioia Tauro. I Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, con il supporto dei militari delle Compagnie di Rende e Taurianova e dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei persone residenti tra Rosarno, Taurianova e Rose, in provincia di Cosenza.
Il provvedimento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palmi su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto la custodia in carcere per due indagati ritenuti ai vertici dell’organizzazione e legati da un rapporto di parentela, padre e figlio. Per altri quattro componenti del gruppo sono stati invece disposti gli arresti domiciliari. Cinque ulteriori persone sono state denunciate a piede libero, tra cui un soggetto rimpatriato nel proprio Paese d’origine nei mesi scorsi.
Le indagini, sviluppate dalla Sezione Operativa della Compagnia di Gioia Tauro sotto il coordinamento della Procura di Palmi, hanno consentito di ricostruire l’esistenza di una struttura stabile capace di approvvigionare e distribuire cocaina, hashish e marijuana a una clientela numerosa e abituale. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il sistema di distribuzione garantiva una disponibilità continua di sostanze stupefacenti nei comuni interessati dall’attività investigativa.
Gli investigatori hanno documentato il ruolo centrale del principale indagato, supportato costantemente dal padre nelle fasi di custodia, trasporto e consegna della droga. Le sostanze venivano nascoste in diversi punti all’interno delle abitazioni per essere rapidamente recuperate e cedute agli acquirenti. Le consegne avvenivano sia presso le abitazioni dei clienti sia in luoghi concordati, individuati in aree pubbliche e punti di ritrovo dei centri interessati.
L’ordinanza cautelare riporta 225 contestazioni relative a episodi di detenzione e cessione di stupefacenti. Le attività tecniche e investigative hanno inoltre consentito di ricostruire oltre 260 episodi riconducibili all’attività di spaccio. Dalle intercettazioni è emerso l’utilizzo di termini convenzionali impiegati per mascherare le richieste di droga. Le sostanze venivano indicate attraverso parole apparentemente innocue, utilizzate per definire tipologia e quantità della merce richiesta.
Nel corso delle indagini i Carabinieri sono intervenuti in undici differenti occasioni sequestrando quantitativi di sostanze stupefacenti e procedendo anche all’arresto in flagranza di due persone. Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato un sistema di pagamento articolato che non si limitava all’utilizzo di denaro contante. Parte dei corrispettivi veniva infatti versata tramite bonifici bancari e ricariche di carte prepagate, spesso intestate a soggetti terzi o a familiari degli acquirenti.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’inchiesta riguarda le modalità adottate per il recupero dei crediti derivanti dalla vendita della droga. Le risultanze investigative descrivono un contesto caratterizzato da forti pressioni e intimidazioni nei confronti dei clienti che non riuscivano a saldare i debiti contratti. In un episodio contestato dagli inquirenti come estorsione, una persona sarebbe stata costretta a cedere il proprio smartphone come forma di pagamento.
L’attività investigativa ha inoltre documentato ripetute minacce e intimidazioni rivolte ai debitori per ottenere il versamento delle somme richieste. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo faceva ricorso a pesanti pressioni psicologiche e a minacce esplicite, alimentando un clima di forte intimidazione finalizzato a garantire il recupero del denaro derivante dall’attività di spaccio.

Commenta per primo