Operai intossicati in cantiere, due soccorsi in codice rosso

Operai intossicati in cantiere, due soccorsi in codice rosso

Solvente aperto nel cantiere, cinque operai vengono soccorsi

📌 FLASH NEWS – Ancona, due operai sono rimasti intossicati dopo l’apertura di un solvente in un cantiere. Trasportati in codice rosso all’ospedale Torrette, sono in miglioramento. Altri tre lavoratori visitati. Sul posto i Vigili del Fuoco.


Due operai intossicati durante lavori di ristrutturazione

Due operai sono rimasti intossicati in un cantiere ad Ancona dopo avere inalato sostanze tossiche. L’incidente si sarebbe verificato durante alcuni lavori di ristrutturazione di un palazzo e sarebbe stato provocato dall’apertura di un solvente che doveva essere utilizzato nell’ambito delle lavorazioni.

Secondo quanto ricostruito, subito dopo l’apertura del prodotto i due lavoratori avrebbero inalato le sostanze sprigionate e avrebbero perso conoscenza.

È quindi scattato l’intervento dei soccorritori. I due operai sono stati assistiti e successivamente trasferiti in codice rosso all’ospedale Torrette di Ancona.

Le loro condizioni, secondo le informazioni disponibili, sono in miglioramento.

Altri tre lavoratori sottoposti ad accertamenti

L’episodio ha coinvolto indirettamente anche altri lavoratori presenti nel cantiere. Tre operai sono stati visitati per accertamenti, mentre sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e i Carabinieri.

La dinamica indicata collega l’intossicazione all’apertura del solvente destinato ai lavori di ristrutturazione dell’edificio. Non vengono forniti ulteriori particolari sulla sostanza utilizzata né sulle modalità con cui si sarebbe verificata la dispersione che ha provocato il malore dei due lavoratori.

L’elemento principale riguarda le condizioni degli operai trasportati all’ospedale Torrette: nonostante il trasferimento sia avvenuto in codice rosso, il loro quadro risulta in miglioramento.

L’episodio si inserisce nel più ampio tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, sul quale interviene il presidente nazionale dell’ANMIL, Amedeo Bozzer.

Bozzer: non possiamo continuare a parlare di fatalità

Il presidente dell’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro richiama l’attenzione sulla successione di incidenti che coinvolgono lavoratori in diverse parti del Paese.

«Ancora una volta il lavoro torna a fare notizia per le ragioni peggiori», afferma Amedeo Bozzer, sottolineando la frequenza con cui vengono registrati incidenti mortali e lavoratori gravemente feriti.

Secondo il presidente dell’ANMIL, questi episodi non possono essere considerati esclusivamente delle fatalità. Dietro ogni incidente, sostiene, ci sono lavoratori, famiglie e responsabilità che devono essere accertate.

Bozzer richiama inoltre l’attenzione su alcune categorie considerate particolarmente esposte e vulnerabili, citando lavoratori immigrati, persone con più di 50 anni e giovani alle prime esperienze professionali.

A questi elementi, durante il periodo estivo, si aggiungono i rischi collegati alle temperature elevate.

ANMIL parla di un’emergenza nazionale

Per il presidente dell’ANMIL il fenomeno degli incidenti e delle malattie professionali deve essere affrontato come un’emergenza nazionale.

L’associazione, ricorda Bozzer, rappresenta da oltre ottant’anni le vittime degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, insieme ai loro familiari.

L’obiettivo, secondo il presidente, non può limitarsi al cordoglio successivo agli incidenti. È necessario intervenire preventivamente attraverso controlli, formazione e diffusione della cultura della sicurezza.

Bozzer ricorda la Giornata europea delle vittime del lavoro, celebrata l’8 agosto nell’anniversario della tragedia di Marcinelle, e la 76esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, prevista per l’11 ottobre con iniziative organizzate dalle sedi territoriali dell’ANMIL.

Le commemorazioni, sottolinea, devono però essere accompagnate da interventi capaci di ridurre concretamente il numero degli incidenti.

Le richieste sull’omicidio sul lavoro e sulla Procura nazionale

Tra le proposte avanzate dall’ANMIL figurano due interventi di carattere normativo.

Il primo riguarda il riconoscimento dell’omicidio sul lavoro, affinché le morti provocate da gravi violazioni delle norme sulla sicurezza possano assumere una specifica rilevanza penale.

La seconda richiesta è quella di istituire una Procura nazionale del lavoro, dotata, secondo la proposta dell’associazione, di strumenti e personale qualificato per condurre le indagini con maggiore rapidità.

Sono misure che l’ANMIL considera parte di una strategia più ampia nella quale devono trovare spazio anche prevenzione, vigilanza e formazione.

L’associazione sottolinea inoltre la propria attività quotidiana di assistenza a lavoratori e famiglie, attraverso una rete territoriale impegnata nella tutela dei diritti, nella consulenza, nella riabilitazione e nel reinserimento sociale e lavorativo.

Lavoratori nelle condizioni di rifiutare situazioni pericolose

Un altro tema sollevato da Bozzer riguarda la possibilità concreta per un lavoratore di rifiutare di svolgere un’attività in condizioni considerate pericolose.

Secondo il presidente dell’ANMIL, dire di no a una situazione potenzialmente rischiosa non è sempre semplice, soprattutto quando esiste il timore di perdere il posto di lavoro o di subire altre conseguenze.

Il problema diventerebbe ancora più rilevante nell’ambito del lavoro sommerso, che secondo i dati richiamati da Bozzer riguarda circa tre milioni di persone in Italia.

In assenza di tutele e diritti, sostiene il presidente, diminuisce anche la possibilità concreta di segnalare condizioni di lavoro non sicure.

L’ANMIL definisce questa situazione un tacito “patto di scorrettezza” tra datore di lavoro e lavoratore fuori dalle regole, un meccanismo che secondo l’associazione contribuisce ad alimentare sfruttamento, incidenti e conseguenti costi sociali.

Formazione considerata decisiva per prevenire gli incidenti

Una parte centrale dell’intervento del presidente dell’ANMIL riguarda la formazione dei lavoratori e la verifica delle competenze.

Bozzer sostiene che l’associazione raccolga frequentemente segnalazioni da parte di persone che denunciano di non avere ricevuto una formazione specifica adeguata alle mansioni effettivamente svolte.

Per l’ANMIL è necessario superare l’idea che la formazione rappresenti soltanto un adempimento burocratico. Preparare correttamente un lavoratore significa invece metterlo nelle condizioni di riconoscere i rischi e adottare comportamenti capaci di tutelare la propria sicurezza.

In questa direzione si inserisce anche il protocollo sottoscritto dall’ANMIL insieme a Conflavoro e Atisl, finalizzato a contrastare il fenomeno degli attestati falsi e a tutelare le imprese rispetto a corsi non conformi.

La cultura della sicurezza deve partire dalla scuola

Secondo Amedeo Bozzer, la prevenzione dovrebbe iniziare già durante il percorso scolastico.

Il presidente dell’ANMIL richiama il caso di Lorenzo Parelli, il diciottenne morto durante l’ultimo giorno di alternanza scuola-lavoro, come esempio della necessità di prestare particolare attenzione alla qualità e alla sicurezza dei percorsi formativi destinati ai giovani.

Bozzer cita inoltre la legge numero 21 del 2025, che ha introdotto l’insegnamento del diritto del lavoro e della sicurezza nell’ambito dell’educazione civica, valorizzando anche le testimonianze dirette delle persone rimaste vittime di infortuni professionali.

L’ANMIL prosegue parallelamente le proprie iniziative nelle scuole attraverso testimonial chiamati a raccontare direttamente le conseguenze di un grave incidente o di una malattia professionale.

Sicurezza indicata come priorità sociale e civile

L’incidente avvenuto ad Ancona riporta quindi l’attenzione sulle condizioni nelle quali vengono svolte le attività lavorative. Nel cantiere interessato dall’episodio, l’apertura di un solvente avrebbe determinato l’intossicazione di due operai, entrambi inizialmente soccorsi in codice rosso e trasferiti all’ospedale Torrette.

Altri tre lavoratori sono stati sottoposti ad accertamenti, mentre Vigili del Fuoco e Carabinieri sono intervenuti sul luogo dell’incidente.

Nel richiamare il quadro nazionale, Amedeo Bozzer chiede che la sicurezza venga considerata una priorità culturale, sociale e civile, e non un costo o un semplice obbligo burocratico.

Per il presidente dell’ANMIL, prevenzione, controlli, formazione e responsabilità condivise devono rappresentare gli strumenti attraverso i quali impedire che gli incidenti continuino a produrre vittime e feriti nei luoghi di lavoro.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*