Omicidio Mansouri, nuove accuse aggravano il caso Cinturrino

Omicidio Mansouri, nuove accuse aggravano il caso Cinturrino

Indagini a Milano si allargano: altri agenti coinvolti nel dossier

L’assistente capo Carmelo Cinturrino deve rispondere di omicidio premeditato per la morte di Abderrahim Mansouri, il giovane pusher ucciso durante un controllo antidroga nel boschetto di Rogoredo a Milano. L’aggravante emerge dalla richiesta di incidente probatorio firmata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, che ricostruiscono un quadro definito “coerente e reiterato” di minacce rivolte alla vittima nei mesi precedenti.

Minacce ripetute e un clima di intimidazione crescente

Secondo gli atti, l’agente avrebbe più volte rivolto frasi dirette e inequivocabili a Mansouri, alternando promesse di arresto a minacce di morte. Due consumatori di droga, ora testimoni chiave, riferiscono che Cinturrino li avrebbe incaricati di recapitare messaggi intimidatori al 28enne, con toni che gli inquirenti definiscono “esplicitamente violenti”. L’omicidio risulta aggravato anche dalla violazione dei doveri connessi alla funzione pubblica, elemento che rafforza la contestazione di premeditazione.

Sei agenti coinvolti: l’inchiesta si allarga

Accanto a Cinturrino, altri due poliziotti del commissariato Mecenate risultano indagati: una agente per falso e un collega per arresto illegale. Con i quattro già accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso, il numero complessivo degli indagati sale a sei, delineando una rete di condotte che la Procura ritiene sistematiche e non episodiche.

Abusi, denaro estorto e violenze nel boschetto di Rogoredo

Le testimonianze raccolte dalla Squadra Mobile descrivono una serie di episodi che, secondo gli inquirenti, avrebbero caratterizzato l’azione della “squadretta” di agenti dall’estate 2024 fino ai giorni precedenti l’omicidio. Giovani stranieri che frequentavano il boschetto riferiscono di cessioni di droga a Cinturrino, richieste di denaro imposte a piccoli spacciatori e arresti costruiti su verbali ritenuti falsi.

Un disabile che frequentava l’area ha raccontato di essere stato denudato, colpito con un martello sul torace e sui fianchi, e ferito con il collo di una bottiglia, mentre gli agenti tentavano di sottrargli droga e denaro. Gli investigatori ritengono che l’obiettivo fosse ottenere sostanze e contanti, senza riuscirci, da Mansouri e da altri frequentatori del boschetto.

Sequestri di persona e percosse: un quadro sempre più grave

In un altro episodio, Cinturrino e un collega – tra i nuovi indagati – avrebbero privato della libertà un giovane arrestato, rinchiudendolo in una stanza e colpendolo ripetutamente al volto e alla testa. Un altro testimone riferisce di essere stato costretto a indicare i luoghi di deposito della droga, circostanza che avrebbe permesso agli agenti di impossessarsi di un grammo di cocaina e di 200 euro appartenenti a Mansouri.

Gli inquirenti considerano questi episodi parte di un modus operandi consolidato, caratterizzato da violenze, minacce e abusi di potere, che avrebbe creato un clima di terrore tra i giovani che gravitavano attorno al boschetto di Rogoredo.

Verso l’incidente probatorio: la Procura accelera

La richiesta di incidente probatorio punta a cristallizzare le testimonianze ritenute decisive per ricostruire la sequenza degli eventi e valutare la responsabilità dei singoli agenti. La Procura intende procedere con rapidità, ritenendo che il quadro accusatorio necessiti di essere fissato prima che eventuali pressioni possano alterare le dichiarazioni dei testimoni.

Il caso, già al centro dell’attenzione pubblica, si arricchisce così di nuovi elementi che aggravano la posizione di Cinturrino e ampliano il perimetro dell’inchiesta, delineando una vicenda che la magistratura considera di estrema gravità istituzionale.

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