Omicidio del 2003, due arresti a Bari per il cold case

Custodia cautelare per due indagati accusati di delitto mafioso

Un omicidio Bari rimasto irrisolto per oltre vent’anni torna oggi al centro della cronaca giudiziaria. I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due persone ritenute coinvolte, a vario titolo, nell’assassinio di un giovane di 22 anni avvenuto il 14 novembre 2003 a Valenzano. Il provvedimento, emesso dal Gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, riconosce gravi indizi di colpevolezza per omicidio premeditato aggravato dal metodo mafioso e dalle condizioni di minorata difesa.

Un cold case riaperto grazie a indagini lunghe e complesse

L’inchiesta, coordinata dalla Procura – DDA di Bari, è stata sviluppata in più fasi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri attraverso pedinamenti, attività tecniche e servizi di osservazione. Un ruolo decisivo è stato svolto anche dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che hanno permesso di ricostruire il contesto criminale e individuare i presunti responsabili.

Tra gli arrestati figura un uomo ritenuto reggente del clan Di Cosola, gruppo storico della criminalità organizzata barese, attivo nel capoluogo e in diversi comuni della provincia.

La dinamica dell’agguato: otto colpi esplosi in pieno centro

Secondo la ricostruzione accolta dal Gip, la sera del 14 novembre 2003 la vittima si trovava all’interno della propria auto, parcheggiata in pieno centro a Valenzano, mentre era impegnata in una telefonata. Approfittando della sua distrazione — elemento che configura la minorata difesa — gli aggressori si sarebbero avvicinati e avrebbero esploso almeno otto colpi di pistola calibro 22, uccidendolo sul posto.

Il movente, secondo gli inquirenti, si inserisce nella guerra di mafia che in quegli anni contrapponeva il clan Di Cosola al clan Strisciuglio. Gli esecutori materiali e i fiancheggiatori sarebbero stati giovani leve del sodalizio, coinvolti in una stagione di violenze e regolamenti di conti.

Un delitto inquadrato in un contesto mafioso più ampio

L’omicidio, spiegano gli investigatori, non fu un episodio isolato ma parte di una strategia criminale più ampia, volta a consolidare il controllo del territorio e a colpire figure ritenute vicine ai gruppi rivali. Le nuove acquisizioni investigative hanno permesso di collegare l’agguato alle dinamiche interne del clan Di Cosola e ai rapporti di forza dell’epoca.

Il ruolo della DDA e il lavoro dei Carabinieri

La Direzione Distrettuale Antimafia ha coordinato un’indagine complessa, durata anni, che ha richiesto riscontri incrociati, analisi di vecchi atti, nuove testimonianze e un lavoro investigativo meticoloso. Il quadro indiziario raccolto è stato ritenuto sufficiente dal Gip per disporre la misura cautelare, pur restando ferme le garanzie difensive e la presunzione di innocenza.

Un passo avanti verso la verità dopo 23 anni

L’arresto dei due indagati rappresenta un passaggio significativo nella ricerca della verità su un delitto che per oltre due decenni ha atteso giustizia. Le indagini proseguiranno per definire eventuali ulteriori responsabilità e ricostruire completamente il contesto in cui maturò l’omicidio.

 

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