Nato, tensione con Mosca: prudenza Usa e pressioni nordiche

Nato, tensione con Mosca: prudenza Usa e pressioni nordiche
credits: La Nazione

Cavo Dragone evoca opzioni tecniche, Politi frena sull’aggressività

La giornata geopolitica si è accesa dopo le dichiarazioni dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, che da Bruxelles ha evocato la possibilità di una maggiore proattività dell’Alleanza nei confronti della Russia. Una frase definita “tecnica”, ma sufficiente a scatenare reazioni dure da Mosca e a riaprire il dibattito interno tra prudenza e spinta verso un atteggiamento più aggressivo.

A chiarire il quadro è intervenuto – come scrive Beppe Boni su La Nazione – Alessandro Politi, direttore della Nato Defense College Foundation, che ha sottolineato come le parole dell’ammiraglio vadano lette in chiave operativa e non politica. “Il Comitato militare – ha spiegato – è indipendente nelle valutazioni tecniche e deve restare tale, al riparo da pressioni diplomatiche improprie”.

Secondo Politi, la Russia conduce da tempo una guerra ibrida fatta di propaganda e azioni nel campo cyber, fenomeno che non nasce oggi ma affonda le radici già nella Guerra fredda. “Si tratta di attività che mutano con le società e si evolvono nel tempo”, ha osservato, ricordando che la Nato deve misurarsi con scenari complessi e mutevoli.

Il nodo centrale resta la difesa collettiva sancita dall’articolo 5 del Trattato Atlantico: un attacco contro uno Stato membro è considerato un attacco contro tutti. Ma nel caso di un raid informatico, la difficoltà sta nell’attribuzione certa della responsabilità. “Sapere da dove proviene un attacco non è sempre possibile”, ha avvertito Politi, evidenziando i limiti di un contesto cyber dove le certezze sono rare e i tempi di reazione stretti.

Cavo Dragone ha parlato di “opzioni preventive”, concetto che in teoria significa colpire per primi sapendo di essere bersaglio certo. Ma Politi ha frenato: “Servono prove solide, che nel piano cyber non sono quasi mai disponibili. L’Alleanza deve muoversi entro un quadro etico, giuridico e trattuale”.

Il termine “proattività”, usato dall’ammiraglio, è stato interpretato come la volontà di anticipare i problemi, agendo prima che si trasformino in minacce concrete. Una postura diversa dalla semplice difesa, ma anche distante da un attacco preventivo o da una ritorsione.

Dietro le quinte, a spingere per una linea più dura verso Mosca sono soprattutto i Paesi rivieraschi del Mare del Nord e del Baltico, storicamente diffidenti nei confronti della Russia. Politi ha avvertito però che “restare prigionieri della storia non aiuta a prevenire nuovi problemi in contesti diversi”.

Sul fronte americano, la prudenza resta la parola d’ordine. “Gli Stati Uniti – ha detto Politi – vogliono la pace in Ucraina e non intendono avventurarsi su una china scivolosa. La tenacia con cui Washington, già con Biden, ha perseguito la via diplomatica lo dimostra”.

Il confronto tra capacità cyber di Nato e Russia resta avvolto dal segreto. “È difficile fare stime – ha ammesso Politi – perché si tratta di uno degli ambiti più classificati. In Russia esiste una contiguità oscura tra poteri dello Stato e agenzie criminali, talvolta usate per attacchi informatici. La Nato non dispone di un proprio arsenale cyber, ma si affida alle competenze dei singoli Stati membri, comunque valide. Italia compresa”.

Il dibattito aperto dalle parole di Cavo Dragone mette in luce la tensione tra esigenze operative e obiettivi politici. Da un lato, l’Alleanza deve rafforzare la propria capacità di risposta in scenari ibridi e digitali; dall’altro, gli Stati Uniti e diversi partner insistono sulla necessità di non alimentare ulteriormente lo scontro con Mosca.

La giornata si chiude con un messaggio di equilibrio: la Nato discute opzioni tecniche, ma la bussola resta orientata alla stabilità e alla ricerca di soluzioni che non compromettano il fragile percorso verso la pace in Ucraina.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*