Narcotraffico smantellato con l’operazione Back Door a Novara

Narcotraffico smantellato con l’operazione Back Door a Novara

Maxi blitz dei Carabinieri con ventuno misure cautelari a Novara

La maxi-operazione “Back Door” segna un nuovo punto di svolta nel contrasto al traffico di droga nel Nord Italia. Dalle prime ore del mattino, i Carabinieri hanno eseguito ventuno misure cautelari in diverse province, colpendo una rete ritenuta capace di muovere ingenti quantità di stupefacenti e di esercitare pressioni violente per recuperare crediti legati alle forniture. L’intervento, coordinato dalla Procura di Novara, arriva al termine di un’indagine complessa, durata mesi, che ha permesso di ricostruire un sistema illecito articolato e in continua evoluzione. L’inchiesta ha preso forma tra gennaio e luglio 2025, quando gli investigatori del Nucleo Investigativo di Novara hanno iniziato a seguire i movimenti di un gruppo attivo soprattutto nel Novarese, ma con ramificazioni operative in altre province. Le attività si sono estese fino al Varesotto, al Milanese, all’Alessandrino e alla Riviera ligure, dove alcuni componenti avrebbero gestito contatti e appoggi logistici. La rete, secondo il quadro indiziario, si sarebbe rifornita da fornitori di alto livello, anche stranieri, per poi distribuire cocaina, hashish e marijuana attraverso una fitta rete di intermediari.

Gli investigatori hanno documentato un flusso costante di sostanze, con cessioni che arrivavano anche a diversi chilogrammi per volta. Il gruppo avrebbe utilizzato un linguaggio in codice per evitare intercettazioni, ricorrendo a termini come “latte” o “bianca” per la cocaina, “piastrelle” per l’hashish e “verde” per la marijuana. Le comunicazioni avvenivano tramite utenze intestate a prestanome e applicazioni criptate, mentre per il trasporto venivano impiegati veicoli “staffetta”, incaricati di verificare la presenza di controlli lungo il percorso. La complessità dell’indagine ha richiesto un impiego massiccio di strumenti tecnici. Le intercettazioni telefoniche e telematiche hanno permesso di seguire i contatti tra gli indagati, mentre i servizi di osservazione e pedinamento hanno ricostruito gli spostamenti e le consegne. Le attività tecniche hanno rivelato un’organizzazione fluida, priva di una struttura rigida ma capace di coordinarsi rapidamente per gestire approvvigionamenti e distribuzione.

Un momento chiave è arrivato nel giugno 2025, quando i Carabinieri hanno fermato due soggetti di rientro da una trasferta nel Varesotto. L’operazione ha portato all’individuazione di una base logistica a Galliate, dove sono stati sequestrati oltre duecento grammi di cocaina, quasi cento grammi di hashish, materiale per il confezionamento e una somma in contanti vicina ai diecimila euro. Il custode dello stupefacente è stato arrestato in flagranza, confermando la solidità del quadro investigativo.

Accanto al traffico di droga, l’indagine ha fatto emergere episodi di estorsione legati ai debiti accumulati da alcuni acquirenti. Le somme non pagate avrebbero superato in più casi i centoventimila euro, arrivando fino a centosessantamila. Secondo gli elementi raccolti, uno dei principali fornitori avrebbe esercitato pressioni pesanti, con minacce di morte e intimidazioni rivolte anche ai familiari dei debitori. Le conversazioni intercettate mostrerebbero un clima di tensione costante, in cui il recupero del denaro diventava un obiettivo prioritario, perseguito con metodi violenti e determinati. Nel corso dell’inchiesta è emerso anche un tentativo di inquinamento probatorio. Per ottenere la scarcerazione di uno degli indagati, sarebbe stata prodotta documentazione falsa relativa alla disponibilità di un immobile nel Vercellese, ritenuto idoneo agli arresti domiciliari. Gli accertamenti dei Carabinieri hanno però smentito la veridicità degli atti, rivelando che l’abitazione non era disponibile e non rispettava i requisiti richiesti. Questo episodio ha rafforzato l’idea di una rete pronta a intervenire per proteggere i propri membri, anche attraverso la falsificazione di documenti destinati all’autorità giudiziaria.

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha emesso ventuno misure cautelari, suddivise tra custodia in carcere, arresti domiciliari e obblighi di dimora o presentazione alla polizia giudiziaria. Pur riconoscendo la gravità delle condotte, il GIP ha escluso la configurabilità del reato associativo, ritenendo che i rapporti tra gli indagati non fossero stabili né strutturati in modo permanente. Le attività contestate sono state inquadrate come una pluralità di episodi di concorso, legati da interessi contingenti e non da un vincolo organizzativo duraturo.

L’operazione “Back Door” rappresenta un tassello importante nel contrasto al narcotraffico in un’area che negli ultimi anni ha visto crescere la presenza di gruppi capaci di sfruttare le vie di collegamento tra Piemonte, Lombardia e Liguria, come riferisce il comunicato stampa dell’Ufficio Stampa del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.  L’intervento dei Carabinieri ha interrotto un flusso costante di stupefacenti e ha ridotto la capacità del gruppo di influenzare il mercato locale. La rete, pur priva di una struttura gerarchica rigida, aveva dimostrato una notevole capacità di adattamento, muovendosi tra province diverse e sfruttando contatti consolidati.

 

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