Mercati, governo Meloni: Piazza Affari corre, spread in calo

Mercati, governo Meloni: Piazza Affari corre, spread in calo

Ftse Mib sopra 52mila, differenziale Btp-Bund verso quota 81

📌 FLASH NEWS – Quattro anni di governo Meloni: Piazza Affari oltre 52mila punti, con un rialzo superiore al 140% dal 2022, mentre lo spread Btp-Bund scende verso 81 punti. Altomonte: la sfida è trasformare la fiducia in crescita e sviluppo.


A quasi quattro anni dall’insediamento del governo guidato da Giorgia Meloni, i principali indicatori finanziari italiani mostrano uno scenario profondamente cambiato rispetto all’ottobre del 2022. Il confronto riguarda soprattutto due parametri osservati con particolare attenzione dagli investitori: l’andamento di Piazza Affari e il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi.

Il Ftse Mib, principale indice della Borsa di Milano, ha superato quota 52mila punti, mentre lo spread tra Btp e Bund decennali si muove intorno agli 81-82 punti base. Due valori molto lontani da quelli registrati quando Giorgia Meloni arrivò a Palazzo Chigi il 22 ottobre 2022.

Il cambiamento non può essere attribuito a un solo fattore. Alla stabilità politica italiana si sono affiancati le decisioni della Banca centrale europea, il ciclo dei tassi di interesse, l’evoluzione dei mercati internazionali, il Piano nazionale di ripresa e resilienza e dinamiche settoriali che hanno sostenuto alcune delle principali società quotate a Milano.

Piazza Affari oltre quota 52mila punti

Al momento dell’insediamento dell’esecutivo Meloni, il Ftse Mib si trovava poco sopra i 21mila punti. A distanza di quasi quattro anni l’indice ha oltrepassato quota 52mila, mettendo a segno un incremento superiore al 140%.

Il percorso non è stato lineare, ma nel periodo considerato il listino milanese ha progressivamente recuperato terreno fino a raggiungere nuovi massimi. Il 7 agosto il Ftse Mib ha toccato quota 53.717 punti, uno dei livelli più elevati indicati nel bilancio dei quattro anni preso in esame.

Anche il 2026 ha fornito un contributo significativo alla crescita del mercato azionario italiano. Nel solo primo semestre dell’anno, secondo i dati riportati, Piazza Affari ha guadagnato circa il 15%, registrando una performance migliore rispetto a quella delle principali Borse europee.

Il dato complessivo, tuttavia, non elimina alcune criticità strutturali. Tra queste resta evidente la differenza tra il numero delle società che scelgono di quotarsi e quello delle imprese che, invece, abbandonano il listino. Il forte incremento degli indici, dunque, non coincide automaticamente con un ampliamento del mercato azionario italiano.

Lo spread passa da 233 a circa 81 punti base

Il secondo indicatore che fotografa il cambiamento avvenuto dal 2022 è lo spread Btp-Bund. Quando il governo Meloni entrò in carica, il differenziale tra i titoli decennali italiani e tedeschi si attestava intorno ai 233 punti base.

Oggi il valore oscilla tra 81 e 82 punti base. La distanza si è quindi ridotta di circa 150 punti, equivalente a quasi due terzi del livello registrato all’inizio dell’attuale esperienza di governo.

La diminuzione dello spread segnala una riduzione del premio aggiuntivo che gli investitori chiedono per detenere debito pubblico italiano rispetto a quello tedesco. Il dato deve però essere distinto dal costo assoluto sostenuto dall’Italia per finanziarsi sui mercati.

Il rendimento del Btp decennale rimane infatti superiore al 4% e si colloca intorno al 4,15%. La forte contrazione del differenziale con il Bund non significa quindi che il costo del debito italiano sia sceso nella stessa proporzione. A cambiare in misura significativa è stata soprattutto la distanza rispetto al titolo tedesco utilizzato come riferimento.

Bce e mercati internazionali incidono sul risultato

La dinamica dello spread non può essere ricondotta esclusivamente alle scelte compiute dal governo italiano. Nel periodo considerato hanno avuto un ruolo rilevante le decisioni della Banca centrale europea, l’andamento generale dei tassi e le variazioni dei rendimenti obbligazionari nell’area europea.

Una considerazione analoga riguarda Piazza Affari. Il listino milanese ha beneficiato di fattori interni, ma anche di tendenze internazionali che hanno interessato i mercati finanziari nel loro complesso.

Tra gli elementi che hanno sostenuto la Borsa italiana figurano il risiko bancario, l’aumento dei prezzi dell’energia e le grandi trasformazioni tecnologiche globali, compresa la crescita legata all’intelligenza artificiale.

Il risultato del Ftse Mib va quindi interpretato all’interno di uno scenario più ampio, nel quale condizioni nazionali e internazionali hanno agito contemporaneamente.

Tecnologia, energia e finanza trainano il listino

La crescita di Piazza Affari non è stata uniforme tra i diversi comparti. Alcuni settori hanno fornito un contributo decisamente superiore rispetto agli altri.

Su base annua, il settore tecnologico ha registrato un incremento di circa il 95%, mentre quello energetico ha superato il 50%. Le assicurazioni hanno guadagnato quasi il 40% e le banche circa il 33%.

Tra i singoli titoli indicati come maggiormente acquistati spicca STMicroelectronics, con un aumento del 99,40%. Seguono Saipem, con il 79,46%, e Mediobanca, con una crescita del 58%.

Sono numeri che descrivono la forza di alcuni dei comparti maggiormente rappresentati nel mercato italiano e contribuiscono a spiegare perché il Ftse Mib abbia ottenuto risultati particolarmente significativi.

La concentrazione dei rialzi in determinati settori suggerisce tuttavia di evitare una lettura indistinta della performance della Borsa. Il progresso dell’indice generale riflette in misura importante proprio il peso delle società finanziarie, energetiche e tecnologiche che hanno beneficiato delle condizioni maturate sui mercati.

Il ruolo della stabilità politica secondo Altomonte

A valutare il peso della stabilità politica è Carlo Altomonte, prorettore della Sda Bocconi di Milano e direttore del Pnrr Lab, intervenuto sul tema in un’intervista ad Adnkronos.

Secondo Altomonte, per gli investitori è fondamentale poter operare all’interno di un quadro giuridico e finanziario stabile, nel quale i rischi siano gestibili e quanto più possibile prevedibili. Allo stesso modo assumono rilievo il controllo dell’inflazione e quello della spesa pubblica.

In questa prospettiva, i quattro anni di continuità dell’esecutivo, l’agenda degli investimenti concordata con l’Europa attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza e il controllo dei conti pubblici esercitato dal Ministero dell’Economia vengono indicati come fattori che hanno contribuito positivamente alla valutazione dell’Italia da parte dei mercati.

La stabilità politica, nella lettura dell’economista, ha quindi rappresentato una componente importante del cambiamento della percezione finanziaria del Paese.

Pnrr e crisi internazionali nel calo del rischio Italia

La riduzione dello spread viene collegata anche alla disponibilità delle risorse del Pnrr e alla capacità di procedere con la loro attuazione. La continuità dell’azione politica avrebbe favorito questo processo, insieme al posizionamento mantenuto dall’Italia durante le principali crisi che hanno coinvolto l’Europa.

Carlo Altomonte richiama in particolare la guerra russo-ucraina, la crisi in Medio Oriente e la risposta alla crisi energetica. In passaggi di questa portata, la responsabilità e la coerenza dell’azione di governo incidono sulla percezione del rischio da parte degli investitori.

È l’insieme di questi elementi, e non una singola decisione, ad aver contribuito secondo l’analisi proposta a riportare lo spread su livelli particolarmente contenuti.

Il miglioramento del differenziale rappresenta così uno degli indicatori attraverso i quali è possibile osservare la diversa valutazione del rischio Italia rispetto a quella registrata nell’autunno del 2022.

Tassi di interesse e composizione di Piazza Affari

Per spiegare la crescita della Borsa italiana, Altomonte richiama anche la trasformazione della curva dei tassi di interesse. Dopo una fase caratterizzata da condizioni anomale, il mercato è tornato verso uno scenario nel quale i tassi a breve termine risultano inferiori a quelli a lungo termine.

Una curva nuovamente inclinata in senso positivo tende a favorire determinati comparti economici. Tra questi rientrano in particolare banche ed energia, due settori che hanno un peso rilevante nella composizione del mercato azionario italiano.

La performance di Piazza Affari deriva quindi dalla convergenza di più condizioni: il buon andamento dei mercati internazionali, la continuità politica dell’esecutivo e il ritorno verso una situazione monetaria considerata più normale.

La struttura stessa del listino milanese ha permesso di beneficiare in maniera significativa di questa combinazione.

Il nodo resta la crescita dell’economia reale

Il risultato dei mercati finanziari apre però una questione diversa: come trasformare la maggiore fiducia in crescita economica. Un andamento positivo della Borsa e una riduzione dello spread non producono necessariamente, in modo automatico, un’accelerazione del prodotto interno lordo.

Secondo Altomonte, il dato sulla crescita italiana deve comunque essere valutato alla luce delle numerose crisi attraversate negli ultimi anni.

L’economia ha dovuto confrontarsi con lo shock energetico, la guerra tra Russia e Ucraina, l’inflazione, la chiusura del mercato americano attraverso i dazi e una maggiore concorrenza proveniente dalla Cina.

In questo scenario, il fatto che l’Italia non sia entrata in recessione assume un peso specifico nella valutazione complessiva. Stabilità politica e finanziaria e politiche europee avrebbero contribuito a permettere al Paese di affrontare una successione di shock senza precipitare in una fase recessiva.

Altomonte ritiene inoltre possibile che nell’anno in corso l’Italia possa avviarsi verso una crescita superiore alle stime indicate.

Debito pubblico e disciplina dei conti restano centrali

Il miglioramento della percezione del rischio non cancella la questione rappresentata dall’elevato debito pubblico italiano. Una deviazione significativa sul fronte della politica di bilancio potrebbe incidere sul quadro costruito negli ultimi anni.

Per Altomonte sarà determinante mantenere coerenza nelle politiche economiche e continuare a tenere sotto stretto controllo i conti pubblici, soprattutto perché la crescita rimane fragile.

Il problema diventa particolarmente rilevante quando la crescita nominale, formata dalla crescita reale più l’inflazione, risulta inferiore al costo necessario per finanziare il debito. In presenza di uno stock di debito elevato, questa condizione rende più complessa la gestione della finanza pubblica.

Lo scenario futuro, inoltre, non sembra destinato a riportare i tassi di interesse sui livelli estremamente bassi osservati negli anni precedenti. Per questo la stabilità dei conti continuerà a rappresentare un elemento decisivo nella valutazione dell’Italia.

Fondi europei, digitale e transizione verde

La disciplina di bilancio dovrà procedere insieme alle politiche per sostenere lo sviluppo. Tra gli strumenti disponibili rimangono le risorse europee che l’Italia deve ancora utilizzare e gli investimenti necessari per accompagnare le grandi trasformazioni economiche.

Le due direttrici indicate sono quella digitale e quella verde. A queste si aggiunge la necessità di creare condizioni capaci di favorire un maggiore impiego dei capitali privati a sostegno della crescita italiana.

Il passaggio è particolarmente importante perché, una volta completata la fase caratterizzata dall’attuazione degli impegni concordati con Bruxelles attraverso il Pnrr, il Paese dovrà definire in maniera più autonoma le proprie direttrici di politica economica.

La credibilità conquistata sui mercati dovrà quindi essere accompagnata da una strategia riconoscibile per gli anni successivi.

Dopo il Pnrr serve una strategia per lo sviluppo

Per Carlo Altomonte la fase che si apre richiede un salto ulteriore. Finora l’Italia ha seguito un percorso largamente definito dagli accordi raggiunti con Bruxelles sul Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Successivamente sarà necessario individuare una propria strada verso una crescita più sostenuta, mantenendo contemporaneamente credibilità finanziaria e controllo dei conti.

La stabilità politica, da sola, non sarà sufficiente. Diventerà essenziale la capacità di costruire una politica economica coerente, credibile e comprensibile agli investitori, indicando con chiarezza le priorità sulle quali il Paese intende concentrare le proprie risorse.

È su questo terreno che si misurerà la possibilità di trasformare il miglioramento degli indicatori finanziari in effetti più ampi sull’economia reale.

La fiducia come principale dividendo della stabilità

Tra spread, andamento della Borsa, investimenti esteri e fiducia delle imprese, Altomonte individua proprio nella fiducia uno dei risultati più rilevanti raggiunti nella fase attuale.

La fiducia costituisce infatti una condizione necessaria per attivare gli investimenti, compresi quelli provenienti dall’estero. Ma il miglioramento del clima finanziario deve ancora essere accompagnato da una maggiore propensione delle imprese italiane a impiegare capitale nei progetti di sviluppo.

Secondo l’analisi dell’economista, le imprese stanno assumendo molto ma non stanno investendo abbastanza. È questo uno dei nodi che il sistema economico italiano deve affrontare per rendere più strutturale il miglioramento registrato sul versante finanziario.

Dai mercati agli investimenti la prossima prova

A quasi quattro anni dall’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, il quadro restituito dagli indicatori finanziari presenta dunque due variazioni particolarmente nette: Piazza Affari è passata da poco più di 21mila a oltre 52mila punti e lo spread Btp-Bund è sceso da circa 233 a 81-82 punti base.

Il risultato è maturato attraverso una combinazione di stabilità politica, disciplina dei conti, attuazione del Pnrr, politica monetaria, condizioni internazionali e dinamiche favorevoli ad alcuni dei settori più rappresentati nel listino milanese.

Rimane però la distinzione tra fiducia dei mercati e andamento dell’economia reale. Il rendimento del Btp decennale resta intorno al 4,15%, il debito pubblico rimane elevato e la crescita deve confrontarsi con un contesto internazionale segnato da numerosi shock.

La questione centrale dei prossimi anni sarà quindi verificare se il miglioramento della percezione del rischio Italia e la crescita del mercato azionario riusciranno a tradursi in nuovi investimenti, maggiore impiego dei capitali privati e sviluppo economico.

È su questo passaggio che, secondo Carlo Altomonte, si concentra la nuova sfida: dopo la fase della stabilità e della credibilità finanziaria, l’obiettivo diventa trasformare la fiducia conquistata sui mercati in investimenti e crescita.

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