Meloni rilancia il modello Albania nella sfida europea migrazioni

Meloni rilancia il modello Albania nella sfida europea migrazioni

Scontro con Madrid, Roma punta sugli hub esterni per l’Unione

Crisi migratoria, tensione tra Italia e Spagna dopo Ceuta. Giorgia Meloni rilancia il modello Albania e chiede una strategia comune dell’Ue con hub nei Paesi terzi, Frontex più forte e frontiere esterne più sicure per tutti oggi.


La crisi di Ceuta riapre il confronto europeo

La crisi migratoria scoppiata a Ceuta continua ad alimentare il confronto politico tra Italia e Spagna e riporta al centro dell’agenda europea il tema della gestione delle frontiere esterne. Lo scontro diplomatico tra Roma e Madrid si è intensificato dopo la decisione italiana di sospendere per un mese l’applicazione del Trattato di Schengen, scelta che ha provocato una dura reazione del governo spagnolo.

Al centro del dibattito vi sono le differenti strategie adottate dai due Paesi per affrontare gli arrivi irregolari e la necessità, sostenuta dall’Italia, di individuare una risposta condivisa a livello europeo.

Le accuse della Spagna e la replica italiana

Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha criticato apertamente la gestione italiana del fenomeno migratorio, sostenendo che il nostro Paese continui a registrare il numero più elevato di ingressi irregolari in Europa senza riuscire a risolvere il problema.

Secondo Albares, la Spagna avrebbe invece dimostrato una maggiore efficacia attraverso il rapido rimpatrio della quasi totalità dei migranti entrati a Ceuta dal Marocco nel giro di poche ore. Il ministro ha inoltre richiamato il caso di Lampedusa come esempio delle difficoltà italiane nella gestione degli sbarchi.

Le dichiarazioni hanno suscitato immediate reazioni nella maggioranza italiana. La Lega ha definito le affermazioni del ministro spagnolo “attacchi folli”, mentre fonti del Ministero dell’Interno hanno evidenziato che, dall’insediamento del governo guidato da Giorgia Meloni, gli sbarchi risultano in diminuzione rispetto agli anni precedenti.

Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha respinto le critiche, sostenendo che la Spagna sarebbe isolata nella propria posizione e ribadendo come la gestione dei flussi migratori richieda una strategia condivisa da tutta l’Unione europea.

Meloni punta sul modello Albania

Nel frattempo il governo italiano continua a promuovere il cosiddetto modello Albania, cioè la possibilità di realizzare hub destinati alla gestione dei migranti in Paesi terzi.

Per Palazzo Chigi questa soluzione rappresenta uno degli strumenti principali per ridurre la pressione sulle frontiere europee e contrastare l’attività delle organizzazioni che favoriscono l’immigrazione irregolare.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la cui presenza in Parlamento è stata richiesta dalle opposizioni e da Futuro Nazionale dopo la sospensione di Schengen, continua quindi a sostenere questa impostazione anche nei confronti delle istituzioni europee.

La lettera firmata da ventidue governi

A rafforzare la posizione italiana è arrivata la sottoscrizione di una lettera indirizzata ai vertici dell’Unione europea.

Il documento, promosso da Giorgia Meloni insieme alla premier danese Mette Frederiksen, è stato firmato complessivamente da ventidue capi di governo europei.

Nel testo i leader esprimono forte preoccupazione per quanto avvenuto al confine esterno dell’Unione a Ceuta e sottolineano la volontà di impedire che le reti dei trafficanti possano compromettere la sicurezza delle frontiere comunitarie.

La lettera richiama inoltre la necessità di scoraggiare l’immigrazione clandestina attraverso un rafforzamento delle politiche comuni, il coordinamento tra gli Stati membri e l’eliminazione di quelle misure che potrebbero costituire fattori di attrazione per gli ingressi irregolari.

La richiesta di una risposta immediata dell’Unione europea

Secondo i ventidue governi firmatari, gli sviluppi registrati negli ultimi giorni richiedono una risposta europea immediata e coordinata.

Tra gli strumenti indicati figurano il rafforzamento delle attività di Frontex, una maggiore cooperazione tra gli Stati membri e nuove iniziative comuni per garantire la protezione delle frontiere esterne dell’Unione.

Nel documento viene inoltre ribadita la disponibilità degli Stati ad adottare tutte le misure previste dal diritto europeo e dal Codice delle frontiere Schengen per tutelare l’ordine pubblico e limitare i movimenti secondari dei migranti all’interno dell’area comunitaria.

Tra queste possibilità rientra anche il rafforzamento o la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne, misura già applicata dall’Italia attraverso verifiche mirate negli aeroporti di Milano Malpensa e Roma Fiumicino.

Il vertice dei ministri dell’Interno

La questione sarà al centro della riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione europea.

Nel corso dell’incontro la delegazione italiana ribadirà la necessità di sviluppare una strategia che comprenda anche gli hub nei Paesi terzi, soluzione che diversi governi europei hanno già manifestato interesse ad approfondire.

Per il governo italiano l’adozione di questo modello da parte dell’Unione rappresenterebbe un significativo riconoscimento della linea sostenuta fin dall’inizio della legislatura.

Una partita politica decisiva

La proposta degli hub esterni rappresenta però anche una sfida politica rilevante per l’esecutivo.

Un eventuale via libera da parte delle istituzioni europee rafforzerebbe la posizione del governo sul tema migratorio dopo le critiche ricevute dalle opposizioni.

Al contrario, un’eventuale bocciatura offrirebbe nuovi argomenti alle forze di minoranza, che continuano a mettere in discussione l’efficacia del modello Albania e la sua concreta applicabilità.

Parallelamente, il gruppo dei Conservatori al Parlamento europeo ha chiesto la convocazione straordinaria dell’assemblea per discutere con urgenza della crisi di Ceuta.

Il co-presidente Nicola Procaccini ha sostenuto che gli eventi verificatisi al confine tra Spagna e Marocco dimostrino la necessità di rafforzare la protezione delle frontiere esterne, incrementare il ruolo di Frontex e accelerare il rimpatrio degli immigrati irregolari, ritenendo indispensabile un intervento immediato delle istituzioni europee senza attendere la conclusione della pausa estiva.

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