Sequestrati reperti per 17 milioni, indagini fino in Germania
Alle prime ore del 12 dicembre 2025 è scattata l’operazione “Ghenos”, un’inchiesta di vasta portata che ha colpito al cuore le cosiddette archeomafie radicate tra Catania e Siracusa. Coordinati dalla Procura distrettuale etnea, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, con il supporto di reparti territoriali, elicotteri e lo Squadrone “Cacciatori Sicilia”, hanno eseguito 45 provvedimenti cautelari contro soggetti accusati di associazione per delinquere e reati legati al traffico illecito di beni archeologici.
Le misure hanno riguardato 9 custodie in carcere, 14 domiciliari, 17 obblighi di dimora, 4 obblighi di firma e la sospensione di un’impresa di aste. L’indagine, avviata nel 2021 dopo la denuncia del Parco Archeologico di Agrigento per scavi clandestini a Eraclea Minoa, ha portato al sequestro di circa 10 mila reperti, tra cui 7 mila monete antiche di eccezionale valore storico e culturale.
Gli investigatori hanno ricostruito una filiera criminale strutturata: dai tombaroli che devastavano siti archeologici con metal detector e macchine da scavo, ai ricettatori locali, fino ai trafficanti internazionali che piazzavano i reperti in case d’asta estere. Tra i beni sequestrati spiccano monete rare provenienti da zecche di Heraclea, Selinunte, Katane, Siracusa, Panormos e Gela, oltre a emissioni di Akragas e frazioni numismatiche di Morgantina ed Herbessos.
Le indagini hanno documentato anche l’esistenza di una zecca clandestina nell’area catanese, dove venivano prodotti falsi manufatti e monete contraffatte. Sono stati sequestrati strumenti di fusione, bilancini e stampi, insieme a circa 60 apparecchi per la ricerca di metalli preziosi. Il valore complessivo dei reperti recuperati è stato stimato in 17 milioni di euro.
Cinque riscontri investigativi hanno portato a sei arresti in flagranza: cinque tombaroli sorpresi nel 2022 durante scavi abusivi a Baucina e tre indagati bloccati mentre tentavano di esportare monete in Germania, con il supporto della polizia locale. L’inchiesta ha avuto ramificazioni fino al Regno Unito e ha permesso di tracciare il percorso dei reperti sottratti al patrimonio dello Stato, fino alla loro vendita all’estero.
La Procura di Catania e i Carabinieri TPC hanno così smantellato un sistema criminale che operava da anni, definito dagli inquirenti come una vera “archeomafia”, capace di distruggere siti di inestimabile valore e di alimentare un mercato nero internazionale. L’operazione segna un punto di svolta nella tutela del patrimonio culturale italiano, riportando alla luce la gravità di un fenomeno che unisce radici locali e interessi globali.

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