Malaria a Francoforte, sei casi tra i lavoratori dello scalo

Malaria a Francoforte, sei casi tra i lavoratori dello scalo
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Esperti: rischio contenuto, vigilanza necessaria negli scali

📌 FLASH NEWS – Malaria all’aeroporto di Francoforte: un dipendente è morto e altri cinque sono positivi. Gli esperti: evento raro e rischio contenuto, ma servono monitoraggio, attenzione ai voli a rischio e vigilanza attenta negli scali Ue.


Sei casi tra il personale dell’aeroporto di Francoforte

Un dipendente morto e altri cinque lavoratori risultati positivi alla malaria hanno acceso l’attenzione sull’aeroporto di Francoforte, uno dei principali scali europei. Tutti i casi segnalati riguardano personale aeroportuale. La notizia è stata riportata dal quotidiano Bild, che ha interpellato un portavoce di Fraport, la società che gestisce l’aeroporto tedesco.

L’episodio riporta al centro dell’attenzione il fenomeno della cosiddetta malaria aeroportuale, una modalità di trasmissione rara ma già conosciuta dagli specialisti. Il possibile meccanismo è legato all’arrivo accidentale di zanzare Anopheles attraverso aerei, bagagli o materiali provenienti da Paesi nei quali la malattia è endemica.

Gli esperti italiani interpellati sull’accaduto concordano sulla necessità di mantenere elevata la sorveglianza, evitando però allarmismi. Il rischio, soprattutto in Italia, viene infatti considerato molto basso e circoscritto, pur non potendo essere escluso completamente.

Bassetti: attenzione ai voli provenienti dalle aree a rischio

Secondo Matteo Bassetti, infettivologo e professore di Malattie infettive all’Università di Genova, quanto avvenuto a Francoforte rappresenta un campanello d’allarme che richiama l’importanza dei controlli.

L’attenzione, secondo Bassetti, deve concentrarsi in particolare sui voli considerati a rischio e sulle persone che manifestano sintomi, comprese quelle provenienti da Paesi dove la malaria è endemica e coloro che hanno soltanto effettuato un transito in queste aree.

La malaria aeroportuale, spiega l’infettivologo, non costituisce un fenomeno sconosciuto. Una zanzara Anopheles può essere trasportata accidentalmente a bordo di un aereo o all’interno dei bagagli e raggiungere così un Paese nel quale la patologia non è normalmente presente.

Una volta arrivato nello scalo, l’insetto può sopravvivere per un determinato periodo e, se infetto, pungere una persona presente nell’area aeroportuale. In questo modo possono essere coinvolti sia lavoratori sia passeggeri, anche senza un loro precedente soggiorno in zone malariche.

La cosiddetta malaria da bagagli

Tra le eventualità prese in considerazione dagli specialisti rientra anche quella definita malaria da bagagli. In questo caso una zanzara infetta viene trasportata involontariamente all’interno di valigie o altri materiali provenienti da aree dove la malattia è diffusa.

Secondo Matteo Bassetti è difficile che una zanzara arrivata in questo modo riesca a riprodursi, ma l’insetto, in presenza di condizioni favorevoli, può comunque rimanere in vita abbastanza a lungo da pungere una persona.

È proprio questa particolare dinamica a rendere importante il monitoraggio degli aeroporti internazionali. Gli scali costituiscono infatti il primo punto di arrivo di persone, merci e bagagli provenienti da numerose aree geografiche, comprese quelle nelle quali la malaria continua a essere endemica.

L’episodio tedesco, quindi, non modifica la valutazione generale sulla diffusione della malattia in Europa, ma rafforza l’indicazione degli specialisti a mantenere efficienti le misure di sorveglianza.

Andreoni: in Italia il pericolo rimane limitato

Sulla situazione italiana è intervenuto Massimo Andreoni, professore emerito dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, membro del Collegio dei probiviri della Società italiana di malattie infettive e tropicali e del Consiglio superiore di sanità.

Andreoni definisce la malaria aeroportuale un rischio conosciuto da tempo, ma sottolinea come si tratti di un fenomeno raro. Nel corso degli anni sono stati segnalati episodi sporadici anche in Paesi nei quali la malaria non è endemica, compresa l’Italia.

Il caso registrato a Francoforte, secondo l’esperto, dimostra soprattutto la necessità di mantenere efficace il monitoraggio negli aeroporti. L’intensificazione dei collegamenti internazionali può infatti favorire il trasporto accidentale di zanzare infette a bordo degli aeromobili.

Una circostanza di questo tipo potrebbe provocare un singolo contagio o, in situazioni più rare, determinare un piccolo focolaio. Per l’Italia, tuttavia, Andreoni ribadisce che il pericolo resta limitato.

Le Anopheles presenti anche sul territorio italiano

Nel territorio italiano sono presenti alcune specie di zanzare Anopheles. Tra queste figura la Anopheles labranchiae, indicata da Andreoni come una specie in grado di trasmettere il Plasmodium, il parassita responsabile della malaria.

La presenza di questi insetti significa che la possibilità di una trasmissione locale non può essere esclusa in termini assoluti qualora arrivasse una zanzara infetta. Questo scenario, tuttavia, non equivale a un rischio generalizzato per la popolazione.

Secondo Andreoni, eventuali episodi tenderebbero infatti a rimanere circoscritti alle zone vicine ai grandi aeroporti o ai porti internazionali, cioè ai luoghi nei quali potrebbe materialmente verificarsi l’arrivo del vettore infetto.

Le Anopheles non sono generalmente capaci di percorrere autonomamente distanze molto elevate. Il loro raggio di spostamento può essere nell’ordine di alcune centinaia di metri. Questa caratteristica contribuisce a mantenere il rischio prevalentemente circoscritto all’area di arrivo.

Una diffusione a distanza potrebbe invece verificarsi nel caso in cui l’insetto venisse nuovamente trasportato, per esempio all’interno di bagagli, valigie o altri materiali.

Rezza: episodio raro, ma la vigilanza resta necessaria

Anche Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele, considera quanto segnalato a Francoforte un evento raro. La rarità del fenomeno, tuttavia, non elimina la necessità di mantenere attenzione e vigilanza.

Rezza spiega che la definizione di malaria aeroportuale deriva proprio dal meccanismo con il quale l’infezione può verificarsi: una o più zanzare provenienti da Paesi endemici vengono accidentalmente importate attraverso il traffico aereo e possono successivamente pungere persone che si trovano nello scalo.

Esiste poi una situazione ancora meno frequente, collegata alla fuoriuscita di una zanzara da una valigia. Questa eventualità può rientrare nei cosiddetti casi di malaria criptica, cioè infezioni diagnosticate in persone che vivono in territori non malarici e che non hanno effettuato viaggi nelle aree dove la patologia è endemica.

In Italia registrati casi criptici, ma nessun cluster aeroportuale

Gianni Rezza ricorda che in Italia, nel corso degli anni, sono stati individuati circa una decina di casi criptici. Nel Paese, tuttavia, non è mai stato registrato un cluster aeroportuale paragonabile a quello segnalato nello scalo di Francoforte.

Questo elemento contribuisce alla valutazione complessiva degli esperti, secondo i quali l’episodio tedesco deve essere seguito con attenzione senza essere interpretato come il segnale di una diffusione generalizzata della malaria negli aeroporti europei.

La sorveglianza assume comunque un ruolo centrale perché la mobilità internazionale permette a persone e vettori di attraversare rapidamente grandi distanze. Proprio il trasporto involontario delle zanzare rappresenta uno dei fattori che possono rendere possibili episodi in territori normalmente non interessati dalla trasmissione della malattia.

Globalizzazione e clima tra i fattori da osservare

Guardando al futuro, Rezza richiama l’attenzione anche su due elementi destinati a essere monitorati: i cambiamenti climatici e la globalizzazione degli spostamenti di persone e vettori.

Questi fattori potrebbero contribuire ad aumentare nel tempo il rischio di circolazione dei plasmodi malarici. Al momento, tuttavia, il quadro descritto dagli specialisti non indica una situazione di allarme generalizzato.

Il focolaio di Francoforte viene considerato da Rezza, sulla base degli elementi disponibili, un fenomeno isolato. Il punto condiviso dagli esperti resta quindi quello della prevenzione: controllare gli scali, prestare attenzione ai collegamenti provenienti dalle aree endemiche e mantenere efficaci i sistemi di sorveglianza.

Il caso tedesco riaccende l’attenzione sulla prevenzione

I sei casi che hanno coinvolto il personale dell’aeroporto di Francoforte mostrano come un’infezione tipicamente associata a determinate aree geografiche possa, in circostanze particolari, essere rilevata anche lontano dalle zone endemiche.

Il trasporto accidentale di una zanzara Anopheles infetta attraverso un aereo o un bagaglio costituisce una possibilità conosciuta dalla comunità scientifica. Proprio per la rarità di questi eventi, l’individuazione di più casi tra lavoratori dello stesso aeroporto richiama l’attenzione degli specialisti.

Matteo Bassetti, Massimo Andreoni e Gianni Rezza convergono sulla necessità di vigilare e mantenere efficienti i sistemi di monitoraggio, soprattutto negli scali caratterizzati da un intenso traffico internazionale.

Allo stesso tempo, le valutazioni degli esperti indicano che il rischio attuale rimane contenuto. Per l’Italia, in particolare, il pericolo viene giudicato basso e un’eventuale trasmissione sarebbe prevalentemente legata alle aree prossime ai punti di arrivo di una zanzara infetta. L’episodio di Francoforte rappresenta dunque un richiamo alla sorveglianza sanitaria negli aeroporti, mentre allo stato attuale viene descritto come raro e circoscritto.

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