Madre e figlia morte dopo sospetta tossinfezione, cinque medici indagati

Madre e figlia 15enne morte Ipotesi intossicazione, cinque medici indagati

Autopsie decisive: verifiche sulle cure e sul possibile veleno in casa

Cinque sanitari dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, tra cui due medici di origine venezuelana, sono stati iscritti nel registro degli indagati per la morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute a poche ore di distanza tra il 27 e il 28 dicembre dopo un rapido peggioramento del quadro clinico. Le ipotesi di reato contestate – come scrive Rita Bartolomei su La Nazione – sono omicidio colposo, lesioni personali colpose e responsabilità colposa in ambito sanitario, mentre il padre di Sara e marito di Antonella, Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, è ancora ricoverato in gravi condizioni allo Spallanzani di Roma, dove si trova anche la figlia maggiore Alice, al momento senza sintomi.

La procura di Campobasso, guidata dal procuratore Nicola D’Angelo, ha definito tre assi principali di indagine: la ricostruzione puntuale della catena delle cure prestate in ospedale, la verifica di eventuali negligenze nella valutazione dei sintomi e nell’applicazione dei protocolli diagnostici, e l’individuazione della fonte di innesco che ha determinato un decorso così fulminante. Al centro ci sono in particolare i precedenti accessi della quindicenne al pronto soccorso, perché la ragazza si sarebbe presentata in ospedale almeno due volte nei giorni precedenti al decesso, così come vengono esaminati gli interventi richiesti dalla madre prima dell’evento fatale.

Sul fronte clinico, i sanitari dell’Asrem descrivono i disturbi iniziali di madre e figlia come sintomi gastroenterici aspecifici, trattati con idratazione e con gli accertamenti previsti dai protocolli in presenza di un quadro non tipizzato. Secondo una prima ricostruzione tecnica, la morte della ragazza sarebbe riconducibile a una Coagulazione intravascolare disseminata (Cid), sindrome che determina un crollo delle piastrine e un successivo cedimento multiorgano, circostanza che ha spinto l’azienda sanitaria ad aprire anche un’inchiesta interna e a coinvolgere il Centro antiveleni del Cardarelli di Napoli.

Il direttore generale dell’Asrem, Giovanni Di Santo, in conferenza stampa ha parlato di tossinfezione, precisando di non voler parlare fin da subito di tossinfezione alimentare perché questo avrebbe significato indicare una pista specifica in assenza di prove definitive. In una nota diffusa in serata, l’azienda sanitaria non ha escluso l’eventualità di cause chimiche o ambientali, legate anche a possibile inalazione, sottolineando che allo stato attuale non esiste ancora una definizione certa della sostanza che ha provocato la catena di eventi fatali.

Parallelamente, la Squadra mobile sta approfondendo ogni possibile origine domestica dell’esposizione, dopo il sequestro dell’appartamento, del frigorifero e di numerosi alimenti consumati nei giorni precedenti dalla famiglia Di Vita. Tra i materiali acquisiti figurano funghi, pesce e diverse farine; gli investigatori valutano anche l’ipotesi che un’eventuale contaminazione accidentale di farina con veleno per topi possa aver avuto un ruolo, alla luce di una disinfestazione effettuata alcuni mesi fa in un mulino riconducibile a parenti dei Di Vita.

La procura insiste sulla necessità di individuare con “assoluta precisione” la natura dell’agente causale, non solo per definire la responsabilità penale, ma anche per tutelare la salute pubblica ed escludere che persista un rischio per la comunità di Pietracatella o per altri consumatori eventualmente esposti alla stessa fonte. Proprio per questo si attende molto dalle autopsie sui corpi di Antonella e Sara, fissate nelle prossime ore, che dovranno fornire risposte decisive sull’origine della patologia e sul tipo di tossina o di composto chimico che ha scatenato il quadro clinico devastante.

A chiarire la terminologia interviene il Centro nazionale di riferimento per il botulismo dell’Istituto superiore di sanità, che distingue tra tossinfezione e intossicazione. Nel primo caso si parla di microrganismi, in genere batteri, che colonizzano l’organismo e producono tossine responsabili della malattia; nel secondo, invece, il danno è provocato dall’ingestione di una sostanza tossica già presente nell’alimento, di natura chimica o biologica, con tossine batteriche preformate nel cibo.

La piccola comunità di Pietracatella, dove la famiglia Di Vita è conosciuta e radicata, è stata travolta da una tragedia che al momento non ha ancora un nome definitivo e che ha colpito una casa alla vigilia delle feste natalizie, dopo una cena del 23 dicembre cui la figlia maggiore non aveva partecipato. Mentre le indagini procedono e il papà lotta in terapia intensiva, l’obiettivo degli inquirenti è evitare che quel “qualcosa” che ha ucciso madre e figlia possa rappresentare ancora una minaccia, ricostruendo senza zone d’ombra ogni decisione clinica e ogni possibile contatto con sostanze pericolose.

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