Madre e figlia morte, autopsia e indagine sull’intossicazione

Madre e figlia morte, autopsia e indagine sull’intossicazione

Cade l’ipotesi veleno, padre grave, prelievi su farine e cibi

Madre e figlia, Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la quindicenne Sara Di Vita, morte dopo un sospetto quadro di intossicazione tra Natale e i giorni successivi, saranno sottoposte oggi alle autopsie all’ospedale Cardarelli di Campobasso, con l’obiettivo di chiarire le cause esatte del decesso e l’eventuale presenza di tossine alimentari o chimiche. L’orario dell’esame è fissato alle 9 e l’incarico è stato affidato alla medico legale Benedetta Pia De Luca, affiancata dal gastroenterologo Francesco Battista Laterza, consulenti nominati dalla Procura.

Secondo il quadro finora ricostruito, l’attenzione degli inquirenti si concentra soprattutto sui pasti consumati il 23 dicembre nella casa di Pietracatella, dove erano presenti il padre Gianni Di Vita, la moglie e la figlia minore, mentre la figlia maggiore Alice, 19 anni, non si trovava in abitazione. Resta sullo sfondo, ma non è esclusa, la cena della Vigilia di Natale, alla quale avevano partecipato più persone che non hanno manifestato sintomi compatibili con la tossinfezione e che sono comunque oggetto di verifiche.

Le ipotesi al vaglio restano plurime e nessuna, al momento, è stata confermata: si considerano possibili contaminazioni non batteriche legate a conserve, alimenti sott’olio o altre preparazioni domestiche, con l’ipotesi di epatite fulminante come quadro clinico iniziale più plausibile in base all’evoluzione rapidissima dei sintomi. L’eventuale presenza di tossine di origine non infettiva potrà essere dimostrata soltanto dagli esami tossicologici di secondo livello in corso in diversi laboratori italiani, per i quali si prevedono tempi più lunghi rispetto alle prime valutazioni autoptiche.

Nell’abitazione della famiglia, tuttora sotto sequestro, gli investigatori hanno prelevato un’ampia gamma di alimenti: conserve, sott’oli, farine, cereali e avanzi dei pasti natalizi, tutto materiale che sarà sottoposto ad analisi sistematiche per verificare eventuali fonti di contaminazione. È stata analizzata anche la farina proveniente da un mulino del paese, sottoposto a disinfestazione contro i roditori lo scorso giugno, per escludere un avvelenamento da topicida, ma al momento non sono emerse anomalie e la pista della farina con veleno viene considerata sempre meno probabile.

Sul fronte sanitario, l’Azienda sanitaria regionale ha definito i decessi «riconducibili a una tossinfezione la cui natura è ancora sconosciuta», precisando che il quadro potrebbe derivare da una intossicazione alimentare o chimica. Restano comunque centrali le verifiche sulle cure prestate nei giorni in cui la famiglia si era rivolta due volte al pronto soccorso del Cardarelli per forti disturbi compatibili con una grave intossicazione, prima del crollo definitivo delle condizioni di madre e figlia.

Nell’inchiesta aperta dalla Procura di Campobasso figurano al momento cinque medici iscritti nel registro degli indagati, tre del Pronto soccorso del Cardarelli e due della Guardia medica competente per Pietracatella, con ipotesi di reato che vanno dall’omicidio colposo plurimo alle lesioni colpose. Gli indagati erano in servizio nei turni durante i quali il nucleo familiare ha chiesto assistenza per i primi sintomi, circostanza che impone di ricostruire in dettaglio triage, dimissioni e decisioni terapeutiche adottate nelle ore precedenti al peggioramento irreversibile.

Il padre, Gianni Di Vita, è tuttora ricoverato allo Spallanzani di Roma in condizioni gravi ma vigili, mentre l’altra figlia, che non avrebbe partecipato al pasto sospetto, è ricoverata per precauzione nello stesso istituto e al momento non presenta segni clinici compatibili con la tossinfezione. La comunità di Pietracatella, sconvolta dalla tragedia, ha visto il sindaco disporre l’annullamento di tutti gli eventi natalizi, mentre in paese cresce la richiesta di verità sulle cause della morte di una madre di 50 anni e di una figlia di 15 anni in poche ore, nonostante i ripetuti accessi in ospedale.

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