La rivoluzione rossa
di Antonella Valoroso
Il 14 luglio doveva essere la festa della Francia. La data della Bastiglia, il giorno dell’orgoglio nazionale, delle celebrazioni, dei fuochi d’artificio. Ma a Dallas la storia ha cambiato copione. La Spagna, la Roja, vestita di chiaro, ha trasformato la festa francese in un silenzioso addio al Mondiale. Il colore della maglia non contava. A dominare era il colore del calcio spagnolo: quello del talento, del palleggio, dell’intelligenza tattica. Una rivoluzione tecnica che porta la squadra di Luis de la Fuente in finale dopo sedici anni. La Spagna è in finale.
E ci arriva con una prestazione che va oltre il risultato: una lezione di calcio, una dimostrazione di superiorità tecnica, mentale e tattica. Una squadra che ha giocato come un’orchestra, con undici artisti sul prato verde. No fueron solo once jugadores, fueron once artistas sobre el césped: una orquesta que convirtió la semifinal contra Francia en una obra maestra de fútbol. Non sono stati solo undici giocatori. Sono stati undici artisti. Una squadra capace di trasformare il palleggio in una forma d’arte, il possesso palla in una danza, il passaggio in una dichiarazione di dominio.
La Roja ha battuto la Francia 2-0 nella semifinale del Mondiale 2026 giocata a Dallas grazie alle reti di Oyarzabal su rigore al 22’ del primo tempo e di Pedro Porro al 13’ della ripresa. Domenica, a New York, la Spagna sfiderà per il titolo iridato la vincente di Inghilterra-Argentina. Dopo sedici anni la nazionale iberica torna in una finale mondiale. E lo fa nel modo più spettacolare possibile: con una partita perfetta, forse la migliore mai giocata sotto la guida di Luis de la Fuente. “È qualcosa di molto simile alla felicità”, ha detto il commissario tecnico spagnolo. Una frase semplice, ma capace di raccontare un gruppo che ha trovato equilibrio, talento e consapevolezza. Dall’altra parte una Francia irriconoscibile. Didier Deschamps cerca spiegazioni e punta il dito anche contro l’arbitraggio, ma il problema dei Bleus è apparso soprattutto interno: una squadra incapace di reagire, spenta, quasi intimorita davanti alla regalità del calcio spagnolo.
Come ha sottolineato Marco Tardelli: “La Francia non è riuscita neanche a reagire”. Ed è proprio questa la fotografia della partita. La Francia non è riuscita a costruire tre passaggi consecutivi. Dembélé e Olise sono rimasti fuori dal gioco. Mbappé è apparso solo a tratti, troppo isolato per cambiare il destino della sfida. Olise zero. Ma questa volta anche il portiere francese non ha potuto fare miracoli. La Spagna invece giocava con il sorriso.
I giocatori francesi sembravano smarriti davanti alla precisione dei rivali. Ogni movimento della Roja aveva un senso, ogni posizione era studiata, ogni scambio sembrava naturale. Lamine Yamal lo aveva detto: “Lo abbiamo già fatto e possiamo farlo ancora”. Il giovane talento spagnolo aveva promesso un’altra notte da protagonista. E la squadra lo ha seguito. Il primo gol arriva al 22’. Digne commette fallo su Yamal e regala il rigore. Oyarzabal non sbaglia: 1-0. La Francia prova a reagire, perde Saliba per infortunio e non trova mai davvero la strada per tornare in partita. Nella ripresa Deschamps cambia uomini e assetto, ma la musica non cambia.
Al 58’ arriva il raddoppio: spettacolare l’azione che porta Pedro Porro al gol dopo l’uno-due con Dani Olmo. Una rete che racconta tutto: velocità, tecnica, intelligenza. La Francia prova ad affidarsi alle invenzioni individuali, ma la Spagna controlla. Yamal sfiora anche il tris, annullato per fuorigioco. Nel finale arrivano i cambi, ma non cambia l’inerzia. La Roja domina. La Francia si arrende. No fue un partido, fue una corrida. Non è stata una partita, è stata una corrida.
La Spagna ha indossato l’abito del torero: non per il colore, ma per la precisione dei movimenti, per la capacità di aspettare il momento giusto e colpire con eleganza. Undici artisti spagnoli hanno trasformato la semifinale in un’opera calcistica. Una sinfonia di passaggi che ha smontato una Francia mai davvero entrata in partita. La Francia saluta il Mondiale nel giorno più amaro. La Spagna invece continua a sognare. Sugli spalti, a celebrare il trionfo, anche quattro simboli della storia calcistica iberica: Xavi, Puyol, Sergio Ramos e Casillas. Un passaggio di consegne ideale tra passato e futuro. La Roja è tornata.

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