A riportare la notizia sono sia media israeliani che iraniani
L’ex presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, è stato ucciso nei raid degli Stati Uniti e di Israele. A riportare la notizia sono sia media israeliani che iraniani. Ieri era stata diffusa la notizia che era stata bombardata la casa dell’ex presidente. Ahmadinejad sarebbe stato ucciso insieme a tre guardie del corpo.
Tra i protagonisti più controversi della politica iraniana recente, Mahmoud Ahmadinejad – ucciso nei raid sul quartiere Nermak di Teheran – ha segnato una fase di forte polarizzazione interna e di scontro con l’Occidente. Nato nel 1956 in una famiglia modesta, si forma come ingegnere civile. L’ingresso sulla scena politica nazionale avviene nei primi anni Duemila, quando diventa sindaco di Teheran, costruendo un profilo politico populista basato su retorica anti-élite, richiamo ai valori della rivoluzione islamica e attenzione ai ceti popolari.
Nel 2005 vince a sorpresa le elezioni presidenziali, superando candidati più radicati nell’establishment come Ali Akbar Rafsanjani e proponendosi come interprete di un ritorno all’ortodossia rivoluzionaria. Rieletto nel 2009, Ahmadinejad si trova al centro di una grave crisi politica. Le accuse di brogli avanzate dallo sfidante riformista Mir-Hossein Mousavi sfociano in proteste di massa guidate dal movimento Onda Verde. Le piazze si riempiono di manifestanti che chiedono trasparenza e riforme democratiche con lo slogan “Where is my vote?”.
La risposta delle autorità è durissima: migliaia di arresti, restrizioni e un vasto impiego delle forze di sicurezza segnano quella stagione, lasciando una frattura profonda nel tessuto politico e sociale del Paese.
All’inizio del mandato, Ahmadinejad appare in sintonia con la Guida Suprema, Ali Khamenei. Con il tempo emergono però tensioni, soprattutto quando il presidente tenta di rafforzare l’autonomia dell’esecutivo e valorizza figure come Esfandiar Rahim Mashaei, guardate con sospetto dall’apparato clericale tradizionale.
Sul piano internazionale, Ahmadinejad adotta toni duri nei confronti di Israele e degli Stati Uniti, attirando condanne e contribuendo ad accentuare l’isolamento diplomatico di Teheran. Le sue dichiarazioni contro Israele e le critiche all’ordine globale dominato dall’Occidente diventano un tratto distintivo della sua presidenza.
Nel 2008 partecipa a un vertice della Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura a Roma, visita accompagnata da proteste e forte attenzione mediatica.
Gli otto anni al potere coincidono con un periodo di difficoltà economiche, segnato dall’inasprimento delle sanzioni internazionali e da un’inflazione elevata. Le critiche alla gestione economica si intrecciano con le tensioni politiche interne.
Concluso il secondo mandato nel 2013, con l’elezione di Hassan Rohani, Ahmadinejad scompare dalla scena pubblica e torna alla sua professione originaria: riprende l’attività di docente universitario, tornando a insegnare ingegneria come prima dell’ingresso in politica. Negli anni successivi tenta di rientrare nel confronto elettorale, ma ogni sua candidatura viene bocciata dal Consiglio dei Guardiani.
(Rak/Adnkronos)

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