Mitra rubato dal carcere, quattro arresti tra Catania e Roma

Mitra rubato dal carcere, quattro arresti tra Catania e Roma

Indagine su arma sottratta e droga, coinvolti quattro indagati

🚨 Mitra M12 rubato dal carcere di Catania, scattano quattro arresti. L’inchiesta della Procura ha portato all’esecuzione di misure cautelari tra Catania e Roma. Contestati, a vario titolo, peculato, detenzione di armi e spaccio di droga. Recuperata anche l’arma sottratta.


Una vasta operazione coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania ha portato, alle prime ore dell’alba di oggi, all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro persone, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di peculato, detenzione e porto abusivo di armi da guerra e comuni da sparo, oltre che di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. Il provvedimento, disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, è stato eseguito dagli agenti della Polizia di Stato di Catania e della Polizia Penitenziaria di Palermo, con interventi effettuati sia nella Capitale sia nel capoluogo etneo. Le accuse sono formulate nella fase delle indagini preliminari e valgono nel rispetto della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

Le indagini nate dalla scomparsa del mitra M12

L’inchiesta prende origine dalla sottrazione di una pistola mitragliatrice M12 con il relativo munizionamento, scomparsa dall’istituto penitenziario di Catania Bicocca nel luglio del 2024. Da quel momento gli investigatori della Squadra Mobile di Catania, coordinati dal Servizio Centrale Operativo e con il supporto del Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria, hanno sviluppato una complessa attività investigativa per ricostruire la destinazione dell’arma e individuare gli eventuali responsabili. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’attenzione si è concentrata fin dall’inizio su un agente della Polizia Penitenziaria, indicato come l’ultima persona ad avere avuto accesso al mitragliatore prima della sua scomparsa. Proprio questo soggetto figura tra i destinatari della misura cautelare eseguita oggi.

Il presunto depistaggio dopo il furto dell’arma

Le indagini avrebbero inoltre evidenziato una presunta attività di depistaggio. Dopo la scoperta della sottrazione dell’arma, infatti, l’agente avrebbe cercato di contribuire apparentemente al recupero del mitra, sostenendo di poter contare su conoscenze nell’ambiente criminale. Secondo gli elementi raccolti dalla Procura, questa iniziativa avrebbe indirizzato inizialmente gli accertamenti verso una donna con precedenti penali, indicata come possibile intermediaria per il recupero dell’arma. Gli approfondimenti investigativi successivi hanno però seguito una diversa direzione.

Intercettazioni e accertamenti hanno ricostruito il quadro

Attività tecniche, dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini e analisi dei tabulati telefonici hanno consentito agli investigatori di delineare, sul piano dei gravi indizi, il presunto ruolo dell’agente nella sottrazione della pistola mitragliatrice. Parallelamente gli accertamenti avrebbero fatto emergere anche un’attività di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti riconducibile alla donna precedentemente indicata e ai suoi figli. Secondo la ricostruzione investigativa, uno dei figli della donna, già sottoposto a fermo del pubblico ministero il 29 aprile 2025, sarebbe stato il destinatario finale dell’arma sottratta dal carcere. L’M12 sarebbe stata presa in custodia e successivamente nascosta nei pressi dell’abitazione della famiglia.

Il ritrovamento del mitra e gli sviluppi investigativi

L’arma è stata recuperata nel corso dell’esecuzione del provvedimento, nei pressi dell’abitazione familiare, confermando uno degli elementi centrali dell’attività investigativa sviluppata dagli inquirenti. Ulteriori riscontri sono arrivati anche dall’analisi degli account social riconducibili ad alcuni componenti del nucleo familiare coinvolto. Secondo quanto riferito dagli investigatori, sarebbero state individuate fotografie nelle quali due familiari comparivano mentre impugnavano armi comuni da sparo e la stessa pistola mitragliatrice M12 sottratta dall’istituto penitenziario.

Coinvolto anche un detenuto dell’istituto di Piazza Lanza

Le intercettazioni telefoniche e ambientali avrebbero inoltre consentito di individuare il presunto coinvolgimento di un ulteriore soggetto, che all’epoca dei fatti era detenuto presso l’istituto penitenziario di Piazza Lanza. Anche nei suoi confronti il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania ha disposto una misura cautelare nell’ambito della stessa inchiesta. L’operazione rappresenta l’esito di una lunga attività investigativa coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, sviluppata attraverso intercettazioni, accertamenti tecnici, analisi documentali e verifiche investigative che hanno consentito di ricostruire, secondo l’ipotesi accusatoria, i rapporti tra i soggetti coinvolti e la vicenda della sottrazione dell’arma da guerra dall’istituto penitenziario. Resta fermo che la posizione degli indagati dovrà essere valutata nel prosieguo del procedimento giudiziario, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza previsto dall’ordinamento italiano.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*