Il presidente americano attacca i partner europei a Roma

 Il presidente americano attacca i partner europei a Roma

Nato: Trump accusa gli alleati di codardia 

Il rapporto di fiducia tra Washington e i partner transatlantici ha raggiunto un punto di rottura senza precedenti. Venerdì 20 marzo 2026, il Presidente Donald Trump ha lanciato un attacco frontale alla Nato, definendo l’organizzazione una “tigre di carta” priva di consistenza senza il supporto degli Stati Uniti. Attraverso un durissimo post sulla piattaforma Truth Social, il leader americano ha etichettato come “codardi” i paesi membri dell’alleanza, rei di non aver sostenuto militarmente la coalizione internazionale incaricata di liberare lo Stretto di Hormuz. La via d’acqua, fondamentale per il transito globale del greggio, risulta bloccata dalle forze iraniane, causando un’impennata dei prezzi energetici che Trump attribuisce direttamente all’inerzia degli alleati europei e asiatici.

Tuttavia, le dure parole del tycoon si scontrano con alcune incongruenze cronologiche emerse nelle ultime ore. Sebbene Trump accusi i partner della Nato di mancata mobilitazione, lo stesso inquilino della Casa Bianca aveva ammesso giovedì che gli Stati Uniti non avevano informato alcun alleato dell’inizio delle operazioni belliche lo scorso 28 febbraio. La scelta del segreto militare era stata giustificata con la necessità di sfruttare l’effetto sorpresa. Nel frattempo, il Pentagono ha celebrato il successo dell’operazione “Epic Fury”, che avrebbe portato all’affondamento di 58 imbarcazioni iraniane in appena due giorni. Secondo il Presidente, la marina di Teheran è ormai quasi totalmente distrutta, dimostrando la superiorità tecnologica americana nonostante i leader dell’alleanza atlantica preferiscano ora lamentarsi del costo del petrolio anziché agire.

La tensione è aumentata sensibilmente dopo che sei nazioni, tra cui l’Italia, hanno espresso la volontà di varare un piano alternativo per la navigazione commerciale. Roma, insieme a Parigi, Berlino, Londra, L’Aia e Tokyo, ha sottoscritto un documento d’intenti che però pone una condizione invalicabile: qualsiasi intervento operativo deve avvenire esclusivamente sotto l’egida delle Nazioni Unite. Questa posizione legalista e multilaterale è stata interpretata da Trump come un atto di debolezza. Di conseguenza, il Presidente ha modificato la propria postura diplomatica affermando che gli Stati Uniti non hanno bisogno di nessuno per concludere la partita in Medio Oriente, ribadendo che l’America ricorderà bene chi si è tirato indietro nel momento di massima tensione.

Durante un evento celebrativo alla Casa Bianca, Trump ha tracciato un quadro apocalittico per il regime di Teheran. I raid mirati avrebbero decimato i vari livelli di comando iraniani, lasciando il Paese privo di una leadership con cui negoziare. “Non c’è nessuno con cui parlare, tutti i capi sono spariti e nessuno vuole più prendere quel posto”, ha dichiarato con toni perentori, sottolineando come l’uso della forza fosse l’unica opzione per impedire all’Iran di utilizzare armi nucleari per dominare la regione. Mentre la Russia osserva interessata l’evolversi della crisi energetica, il solco tra Washington e la Nato appare sempre più profondo, mettendo in discussione la tenuta dei futuri accordi di difesa collettiva se non accompagnati da un’immediata condivisione degli oneri bellici.

In ultima analisi, il Presidente americano continua a indicare l’apertura forzata di Hormuz come l’unica manovra capace di stabilizzare il mercato dei carburanti. Egli sostiene che l’operazione sarebbe semplice e priva di rischi reali per i paesi alleati, data la superiorità aerea e navale già dispiegata dagli USA. Nonostante ciò, il rifiuto dei partner di unirsi alla battaglia senza la cornice Onu ha spinto Trump verso un isolazionismo ancora più marcato. La definizione di “Paper Tiger” applicata all’alleanza atlantica segna il passaggio da una crisi diplomatica a una vera e propria rottura dottrinale, dove gli Stati Uniti rivendicano il diritto di agire unilateralmente ignorando le consultazioni con i vecchi amici europei.

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